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Nuova Arena, gli architetti frenano: «Serve un dibattito». La replica di Corrado

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"Nuova Arena", gli architetti frenano: «Serve un dibattito». La replica di Corrado

Il presidente del Pisa: «Se è un avvertimento per prendere tempo non abbiamo nessuna intenzione di perderlo. Andremo avanti» - DITE LA VOSTRA NEI COMMENTI

PISA. Un nuovo giallo “diplomatico” nella vicenda del restyling dell’Arena. Prima che il comitato tecnico (del quale fa parte anche un delegato dell’Ordine degli Architetti) decretasse il successo del progetto Iotti-Pavarani per la valorizzazione dello stadio di Pisa, lo stesso consiglio dell’Ordine aveva presentato un documento che è stato reso noto solo ieri, dato che lo stesso Pisa Sporting Club riteneva inizialmente che fosse un atto riservato.

Un documento in cui si parla molto bene dei progetti esaminati («si prende atto dell’indubbia qualità intrinseca di ciascuna scelta progettuale») e viene posto in evidenza il rispetto dei criteri richiesti: «Come architetti, ma soprattutto come membri di questa collettività, pensiamo che le trasformazioni urbanistiche proposte per l’area dello stadio affrontino con competenza e qualità le questioni connesse alla riqualificazione e rigenerazione di una struttura fuori scala. Lo fanno più ancora quando si mantengono sotto il limite di gronda dei fabbricati esistenti e quando la loro forma tenta di essere discreta, di rispettare la vita e lo spazio circostante, dimostrando una personalità propria, non evocativa dei monumenti di Piazza del Duomo, unicum architettonico a livello mondiale».

IL DOCUMENTO DELL'ORDINE

Ma... c’è un ma. Perché lo stesso documento ripropone tutti i dubbi espressi nel recente passato vista la «delicatezza» del sito. «Le valutazioni sulla localizzazione, contenute in ciascun progetto – si legge – ne esaltano talvolta la posizione “strategica” prossima alla Piazza del Duomo ma, proprio per questa peculiarità, la localizzazione viene definita anche “delicata” a causa della prossimità al nucleo storico, alle mura e alla stessa zona monumentale del Duomo. Ciò in relazione all’uso intensivo proposto, al disagio indotto agli abitanti del quartiere, alle esigenze di sicurezza e al conseguente incremento dei flussi di traffico e di accesso che, già ora, mostrano forti criticità in occasione degli eventi calcistici».

Anche perché «i progetti visionati prevedono che un’ampia porzione di città, già sottoposta a fruizione fuori scala, subisca trasformazioni e modifiche del carico urbanistico tali da condizionare fortemente ogni prospettiva di qualità residenziale e urbana. Un intervento così rilevante per le tematiche di fruizione sportiva, monumentale e di vita di questa città, merita un dibattito aperto di tipo urbanistico su prospettive di valorizzazione a lungo termine».

Il punto focale è questo: gli architetti ritengono che il mantenimento «di un oggetto fuori scala in un sito evidentemente non più idoneo alle istanze di moderna fruizione, non sia coerente con l’atteso miglioramento della qualità urbana e dei servizi».

Conclude il consiglio dell’Ordine degli Architetti: «Una scelta di riqualificazione urbana dell’Arena Garibaldi con funzioni a carattere sociale, e contestuale localizzazione in spazi idonei di impianti sportivi di grandi dimensioni con le moderne caratteristiche di fruizione commerciale, sarebbe una scelta amministrativa lungimirante a favore delle generazioni future».

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LA REPLICA DI CORRADO

Il presidente del Pisa Giuseppe Corrado non è contento del documento ma non si scompone: «Abbiamo concordato i criteri di scelta, il delegato del presidente dell’Ordine ha partecipato al comitato tecnico: la prendo come un’osservazione che non aggiunge niente a quanto già dichiarato. Lo stadio di Pisa è già lì, il progetto non riguarda la ristrutturazione di uno stadio ma la rivalutazione di una zona della città di cui questo stadio fa parte. E nella scelta finale abbiamo deciso di privilegiare chi offre più spazi alla città e respiro a una zona oggi compressa, per cui ci sarà un miglioramento urbanistico».

Corrado non ha dubbi: «Abbiamo la certezza di aver lavorato bene: andremo avanti con tutti i passi necessari e i confronti con la città. Lo stadio non servirà solo per il calcio: ospiterà altri eventi, sarà un polo di aggregazione, potrebbe dare la sede anche ad un Museo della Torre di Pisa».

Nessun inciampo quindi? «Personalmente questo documento ci tocca poco. Se è un warning a perdere tempo, noi il tempo non lo perderemo e vogliamo arrivare al più presto a porre la prima pietra. Il prorettore Gesi, il secondo membro esterno del comitato, ha detto che questo è un progetto che come pisano ha sempre sognato e ci ha ringraziato dicendo che non dobbiamo perdere l’occasione per accelerare».

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