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Terzini da inventare o terzini di ruolo? Il dilemma non è nuovo

PISA. Inventarsi un terzino pescando in una rosa profonda, ma povera di esterni bassi di ruolo. Un’impresa che Carmine Gautieri ha deciso di sobbarcarsi, iniziando ad investire (per la verità già...

PISA. Inventarsi un terzino pescando in una rosa profonda, ma povera di esterni bassi di ruolo. Un’impresa che Carmine Gautieri ha deciso di sobbarcarsi, iniziando ad investire (per la verità già dall’estate) sulla capacità di adattamento di Roberto Zammarini per offrire un’alternativa al promettente Birindelli senza scomodare sempre Mannini. Non è la prima volta che un allenatore nerazzurro è costretto a fare di necessità virtù, soprattutto sulle corsie laterali.

Senza voler tornare indietro di 27 anni a quando Mircea Lucescu lanciò nella mischia Paolo Cristallini da esterno basso, sono molti altri gli accorgimenti trovati in stagioni più recenti per completare il pacchetto difensivo. A cavallo fra due millenni e tra la C2 e la C1 Francesco D’Arrigo chiese più volte un sacrificio a Marco Moro, che di mestiere faceva l’ala destra. Nel 2003-04 l’infortunio capitato al terzino sinistro Capuano costrinse lo stopper Melucci ad arrangiarsi sull’esterno per quasi tutto il girone d’andata.

Anche Gabriel Raimondi, altro centrale difensivo, non esitò a percorrere su e giù la corsia mancina nel primo Pisa di Braglia (2006-07), che chiese gli straordinari anche a Dobrijevic, Chaib e D’Anna, elementi più offensivi che difensivi. Esempo successivi
furono Frediani, Napoli, Doveri, Ilari, Nocciolini; nel 2012-13 con Pane l’allora trentasettenne Antonio Buscè accettò, per scampoli di gara, la posizione di terzino in una difesa a 4, esattamente come faceva Mannini fino a domenica scorsa.

Massimo Berutto

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