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Camilli rimpiange Pisa: Dovevo comprare il 100%

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Camilli rimpiange Pisa: "Dovevo comprare il 100%"

Parla il patron della capolista, domenica ospite all’Arena: «Firmerei per un punto. Volli Semplici, lo avete fatto andare via. Indiani? Ecco perché lo licenziai»

PISA. Piero Camilli, oggi patron della Viterbese Castrense che ha preso in contropiede tutti gli avversari con 3 vittorie in 3 partite, ha fatto la storia del Grosseto ma anche quella più recente del Pisa, visto che dopo il fallimento di Pomponi acquistò il club nerazzurro (con Battini e inizialmente anche Aringhieri soci di minoranza) e lo riportò fra i professionisti, prima di andare via sbattendo la porta. Il vulcanico dirigente ha parlato della sua squadra e della sfida col Pisa ai microfoni di Alè Neroazzurri su Telecentro 2, la trasmissione condotta da Alessio Giovarruscio.

«Contento? Neanche più di tanto». È il solito Camilli, capace di spiazzare e sorprendere. «Ma quale sorpresa, sono solo tre partite, dopo tre domeniche non si può parlare di calcio. Ci vuole calma, tra dieci giornate chissà dove saremo. Il nostro allenatore è bravo, ha giocato molto ma allenato poco. E poi, le emozioni vanno comunque governate».

Camilli non sa se domenica sarà all’Arena: «A Pisa vengo molto volentieri: se non sono in fiera all’estero ci sarò di sicuro. Qui ho qualche amico, ma non mi aspetto nessuna accoglienza in particolare, se non quella di ospite».

Cosa vorrebbe dai suoi? «Veniamo a Pisa a giocarci la nostra partita, anche se per noi un pareggio all’Arena è oro. Firmerei sin da ora un punto fuori casa – ha spiegato il “Comandante” con modestia forse un po simulata, – un punto fuori è sempre buono, la media inglese lo spiega bene».

Camilli ricorda con rimpianto gli anni trascorsi a Pisa: «Eravate falliti, dovete ringraziare me e Battini che dai dilettanti, dalla serie D, siamo arrivati in C1. Pisa è una piazza eccezionale, io avevo il 60% della società, oggi posso dire che sbagliai a non prenderla tutta dall’altro socio. Pisa è una piazza che invidio: ripeto, all’epoca ho sbagliato a non comprarla tutta, ma due squadre non si possono tenere, io avevo il Grosseto in serie B e il Pisa in C e alla fine cedetti tutto a Battini. In realtà non ero d’accordo con il ripescaggio in C1 dopo la promozione dalla D, volevo che la squadra crescesse gradatamente, finimmo per fare due squadre, spendemmo tantissimo senza concludere nulla».

Fu lui a volere Leonardo Semplici, attuale tecnico della Spal in serie A, in sostituzione di Stefano Cuoghi nel 2011: «A Pisa avete fatto andare via Semplici, io l’ho portato e l’ho difeso, Pisa è una piazza che ha un grande entusiasmo che però in alcuni frangenti condiziona chi deve decidere. A Viterbo è l’opposto, pubblico freddo e di pensionati».

Per concludere Camilli ammette: «Sono molto legato a Pisa, vedo tutte le partite, ricordo l’anno della serie D. Mandai via Indiani a Carpi, dove fece giocare il quarantenne Bonuccelli
con 40 di febbre, chiamammo Cuoghi e stravincemmo il campionato con 15 punti di vantaggio. Auguro al Pisa di risalire, con questa categoria non c’entra nulla».

Conoscere la famiglia del presidente Corrado? No, ma non ha dubbi sul fatto «che è gente a posto».



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