Ac Pisa, la sfida di Battini Petto in fuori e testa alta

Il presidente nerazzurro: ora finalmente posso decidere e non soltanto pagare Gradualmente porterò la società dove merita di stare, di certo non la faccio fallire

    di Massimo Berutto

    PISA. Rush finale del mercato estivo all’imbocco verso il campionato. Battagliero e determinato, Carlo Battini si presenta al primo svincolo della stagione, forte della convinzione di aver svolto un buon lavoro, chiamando a raccolta la tifoseria.

    Presidente, è la sua prima estate da plenipotenziario sul mercato: come la vive?

    «Io, nel mio piccolo, sono sempre abituato ad avere vicino a me persone valide, che abbiano la massima conoscenza del mercato. Con Lucchesi abbiamo fatto tutto all’unisono, ponderando bene ogni azione. Adesso penso che la squadra sia molto equilibrata in tutti i reparti. Ora dobbiamo solo piazzare qualche giocatore che deve andare a fare esperienza e qualcuno più anziano che non può far parte del progetto».

    In questa calda estate c’è un aspetto che l’ha resa particolarmente felice?

    «Stiamo rimettendo in piedi in maniera egregia un vivaio, che a Pisa non c’era da qualche anno o forse da qualche lustro. Ci siamo avvalsi di persone che conoscono il settore giovanile, come Aringhieri e Sbrana. Donati ci ha dato una mano. Sui giovani io investo volentieri. Remiamo tutti nella stessa direzione, nell’interesse dei ragazzi e delle loro famiglie. Abbiamo intenzione di far allenare la Berretti molto vicino alla prima squadra, per osservare costantemente i nostri giocatori».

    Il mercato dei grandi finora si è svolto secondo i programmi?

    «Ci siamo messi al lavoro e dopo una settimana dalla fine del campionato avevamo la disponibilità di nuovi giocatori, oltre alla necessità di sistemare chi era con noi già lo scorso anno. Ho un unico rammarico…».

    Quale?

    «Avremmo voluto avere con noi Sbraga dal 4 luglio e invece abbiamo dovuto attendere un mese e qualche giorno. Per il resto siamo intervenuti con il proposito di migliorarci. Sapevamo del valore di Tulli e lo ha dimostrato anche al 60-65% della condizione. Qualcuno diceva che Gatto graffiasse, invece secondo me morde, avendo già fatto vedere cose buone. Strizzolo invece non è ancora uscito del tutto, ma con l’Empoli nell’ultimo scorcio di gara ha messo in campo tutta la cattiveria che gli chiediamo. Perez è indiscutibile: addirittura l’arbitro di Padova-Pisa mi ha chiesto chi fosse il nostro centravanti, perché secondo lui in C non ci sono punte di questo livello, che facciano reparto da sole in 10 uomini».

    Abbiamo parlato dell’attacco. E il centrocampo?

    «Abbiamo ingaggiato Buscè, che ancora non è al 100%. Gli altri del reparto lotteranno per il posto, perché secondo me uno vale l’altro».

    La difesa la soddisfa?

    «Lì abbiamo davvero alcuni giganti, da Sabato a Suagher, da Colombini a Sbraga e tutti gli altri, perché non voglio dimenticare nessuno. Con l’ultimo arrivo di Bianchi siamo una buona squadra. Sono tutti ragazzi che faranno parlare di sé, ben allenati, non solo da un mister che sa il fatto suo, ma anche dal suo secondo Grieco, che è molto bravo e preparato. Abbiamo un ottimo preparatore atletico come Ferrini. Grazie al suo lavoro nessun giocatore ha avuto i problemi fisici della scorsa estate».

    Insomma è soddisfatto?

    «Sono soddisfatto e secondo me lo devono essere tutti gli sportivi. Fino ad oggi il Pisa non ha incontrato problemi a livello di correttezza. Sto rimediando agli errori a cui aveva contribuito anche chi era definito bravo. Il Pisa per i pisani ora è un fiore all’occhiello. Non ho mai fatto voli pindarici o proclami in 73 anni e non li farò ora, ma con correttezza, sacrificio, simpatia e organizzazione sto rivitalizzando il contesto. A maggio si pensava che a Pisa non ci fosse società e dentro di me dicevo che qualcuno avrebbe dovuto ricredersi».

    Nutre il rammarico di non aver potuto acquisire prima il pieno potere d’azione?

    «Quando ero in minoranza ho pagato quello che dovevo, ma avevo le mani legate. L’ho fatto per Pisa, perché ci abito da 16 anni. Io non scappo, resto qui. Dovunque vada tutti mi salutano e io saluto tutti. Non ho mai lasciato scheletri negli armadi, mentre li ho trovati. Io mi spendo in prima persona, non ho direttori che mi facciano da paravento. Sono presidente e amministratore unico. Ho una famiglia che mi aiuta e che, come me, sente molto la passione per la squadra. Mi definisco un presidente-tifoso. Infatti quando vedo un’ingiustizia arbitrale corro nell’intervallo a farla notare, ma purtroppo non cambia mai nulla».

    La collocazione nel girone B complica i vostri piani?

    «Non siamo stati fortunati. Siamo in un girone a 16 squadre, che significa un mese in meno di lavoro. L’Associazione Calciatori però non ci fa sconti. Speriamo di andare avanti in Coppa. Mi auguro di arrivare a 2700-3000 abbonati. Chi è al timone e si impegna con tutta la buona volontà, come faccio io, ha bisogno di una mano dalla città. Andando a braccetto saremo più forti. Io posso assicurare chiarezza, serietà e puntualità, per tutelare l’immagine che Pisa ha nel mondo. Non sono un avventuriero. Tengo i piedi per terra, il petto in fuori e la testa alta. Spero che chi vuol bene al Pisa possa riaffacciarsi allo stadio. Io di certo non faccio fallire la società, ma gradualmente voglio portarla dove merita di stare».

    Non teme le corazzate del Sud?

    «Lo scorso anno chi ha speso un sacco di soldi è andato ai playoff e ha perso. In B sono andati Lanciano e Pro Vercelli, che come noi avevano puntato sui giovani di buone speranze inserendo alcuni over importanti».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 agosto 2012

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