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Nuova cordata di imprenditori

Signori, si riparte. Un nuovo

Pisa dovrà essere costruito fin dalle fondamenta. Già oggi il sindaco Filippeschi si metterà in contatto con il presidente federale Abete per capire come poter mettere in pista una nuova realtà calcistica, dando seguito, nei limiti delle sue possibilità, all'impegno profuso nelle ultime settimane.
PISA. Signori, si riparte. Un nuovo Pisa dovrà essere costruito fin dalle fondamenta. Già oggi il sindaco Filippeschi si metterà in contatto con il presidente federale Abete per capire come poter mettere in pista una nuova realtà calcistica, dando seguito, nei limiti delle sue possibilità, all'impegno profuso nelle ultime settimane.

La norma. La ricostruzione si baserà sull'opportunità offerta dall'articolo 52 comma 9 delle noif (norme organizzative interne della Figc) che recita: «In caso di non ammissione al campionato di serie C1 e C2 e di esito infruttuoso delle procedure previste ai commi 6, 7 e 8, il Presidente Federale, d'intesa con il Presidente della Lnd, potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un Campionato della Lnd, anche in soprannumero, purchè la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo Comitato per l'iscrizione al Campionato».

Nuova cordata. Da giorni circolano i nomi dei possibili proprietari (o comproprietari). Accanto alla famiglia Gentili-Mian (benvoluta dalla tifoseria), alla Copra e a Piero Camilli (con la possibilità di soci minoritari locali ed anche di uno o due rappresentanti dei tifosi), spunta una nuova cordata, formata da imprenditori della provincia pisana e della Zona del cuoio. Un pool che oggi si presenterà alla città con programmi ambiziosi.

Nel 1994. Si torna nuovamente al punto di partenza, esattamente come dopo il primo agosto'94. Allora a porre i primi mattoni fu Franco Meciani, allenatore del Pisa nella salita in serie B realizzata a Pagani (1979) e talent-scout nerazzurro negli anni successivi. Nacque l'Associazione Calcio Pisa, con presidente Piero Vettori e come direttore sportivo lo stesso Meciani, che ci racconta le difficoltà di quell'esperienza: «Il Pisa Ac fece l'iscrizione. Avemmo l'autorizzazione perchè eravamo la società che doveva subentrare al Pisa Sporting Club. Avremmo dovuto cominciare dalla Terza Categoria, ma la Federazione ci diede la possibilità di partecipare al campionato d'Eccellenza. La nuova società corse parallelamente alla vecchia, in attesa che quest'ultima fallisse per rilevarne il titolo sportivo. Era già stata fissata la cifra. In realtà poi noi non ci presentammo all'asta perchè Vettori non aveva i soldi necessari, e fu il Pisa Calcio di Posarelli e Gerbi a subentrare. Ma, se noi non avessimo fatto l'iscrizione, la squadra non sarebbe ripartita immediatamente».

Da dove cominciaste per costruire il nuovo Pisa?
«Dal settore giovanile del Pisa Sporting Club. Il tribunale ci disse che potevamo disporre del vivaio, perchè non era un bene di interesse (con le norme di allora almeno i giovani non si erano svincolati dalla vecchia società, ndr). Rimasero con noi Balestri, Spinesi, Parola e molti altri».

Solo Oshadogan andò via...
«Facemmo un favore a Romeo. Oshadogan venne venduto al Foggia».

Come fu la gestione economica delle prime settimane?
«Non potevamo nè comprare, nè spendere, perchè il vecchio Pisa stava fallendo. Chi voleva venire con noi doveva arrivare gratis. Le spese delle trasferte erano a carico nostro. Io portai parecchi calciatori a vivere in via Battelli, dove poi costruimmo la nostra sede. Eravamo noi a pagare loro vitto e alloggio».

La nascita del nuovo Pisa sarà
totalmente svincolata dalla morte del vecchio sodalizio...
«Sarà più semplice. Allora la cifra fissata per subentrare fu di 270 milioni, ma chi comprava poteva disporre giocatori di valore, destinati alla serie A, e rientrare così della spesa».

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