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Dopo la caduta mortale l’abitudine non cambia: tutti seduti sulle spallette

Anche ieri centinaia di giovani a mangiare e bere a pochi centimetri dal precipizio Bocciata l’idea delle reti, non solo per l’estetica: «Vincoli della Soprintendenza»

PISA

La tragedia non cambia le abitudini. E a meno di 24 ore dalla morte di Sebastian Keane, il 25enne di Barga caduto dalle spallette fra lungarno Pacinotti e ponte Solferino nella notte fra mercoledì e giovedì, decine di giovani (e non) siedono ancora a pochi centimetri dal precipizio sul fiume. Magari per mangiare una pizza o bere una birra. E nessuno – almeno fra le 21 e le 22 di giovedì sera – è mai passato a controllare. «Siamo in pochi, nei prossimi giorni faremo il possibile», aveva comunque promesso a poche ore dal dramma il comandante della polizia municipale, Michele Stefanelli, annunciando nuovi e più frequenti controlli.

Resta comunque quasi impossibile, per i vigili urbani, far rispettare l’ordinanza che vieta ai cittadini di mettersi a sedere là sopra. A parte i numeri risicati fra le fila del personale e le tantissime questioni da seguire, nel tempo quelle “panchine” con vista sull’acqua sono diventate il punto di riferimento naturale della movida pisana. Al pari di piazza delle Vettovaglie o piazza dei Cavalieri. Far scendere tutti, in particolare il sabato sera, vorrebbe dire provocare una rivolta popolare. Anche perché, sui lungarni, alternative non ce ne sono. Ci si può solo sedere sui marciapiedi o in mezzo alla strada, fra l’altro trafficata.

Chiunque, a Pisa, si mette lì. Sulle spallette. Di giorno e di notte. Turisti e studenti. I più giovani per consumare le birre comprate nei minimarket, che sono proprio nella zona dello struscio, i più “anziani”, magari di giorno, per mangiarsi un gelato o fumarsi una sigaretta. Mentre nei mesi scorsi, fino a luglio, la zona dei lungarni vicino a vicolo delle Donzelle, e piazza Garibaldi, è stata al centro di ripetuti scontri fra le bande rivali dello spaccio, tutti pusher africani, molti dei quali la sera erano soli sedersi proprio sulle spallette, in attesa dei clienti, se non proprio lungo il vicolo delle Donzelle.

Resta in vigore, comunque, la vecchissima ordinanza comunale che prevede 100 euro di multa. Che riaffiora ogni volta che la città viene sconvolta da simili tragedia. Un provvedimento che la polizia municipale, in ogni caso, fatica a far rispettare. I divieti, che devono essere sempre esposti con la segnaletica stradale e ben visibili, negli ultimi mesi sono stati riposizionati alla base dei lampioni che illuminano le spallette, ma molti sono stati divelti. Anche quello fra lungarno Pacinotti e ponte Solferino, vicino a dove Sebastian Keane è caduto, morendo sulla banchina.

I vigili urbani – come ha ammesso Stefanelli – non possono notificare alcuna multa in assenza dei divieti. Subirebbero ondate di ricorsi, nonostante l’ordinanza venga infranta sistematicamente. Basti pensare al Giugno Pisano, con la Luminara e il Gioco del Ponte, e tutto il pubblico seduto sulle spallette. Se il Comune dovesse multare tutti, avrebbe il bilancio già fatto. «I cartelli? Li vandalizzano o li rubano», dice il responsabile della municipale. Così, nella migliore delle ipotesi, se qualcuno è seduto sul precipizio e vede passare i vigili a piedi, scende prima che questi ultimi gli dicano qualcosa. Mentre se a transitare è un’auto delle forze dell’ordine, o degli stessi agenti locali, se non si ferma non succede proprio nulla. Tutti rimangono seduti.

All’indomani della tragedia che ha spezzato la vita del 25enne di Barga, in molti si sono domandati se non possa essere intelligente e sensato posizionare delle reti a protezione delle persone. Idee che riaffiorano,

al pari dell’ordinanza comunale, ogni volta che nell’Arno cade qualcuno. A maggior ragione ora che a morire è stato un ragazzo giovanissimo. «È molto complicato, perché ci sono dei precisi vincoli della Soprintendenza», conclude il comandante della polizia municipale. —



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