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Grace, niente sconti all’omicida: confermata la condanna a 13 anni e 4 mesi

Respinto dalla Cassazione il ricorso per chiedere un’ulteriore riduzione di pena. Il marocchino (parziale incapacità di intendere) uccise una prostituta a coltellate

PISA. Il sostanzioso sconto ottenuto in appello è sufficiente. Non ci sono margini per ridurre ulteriormente una pena più che dimezzata. La Cassazione, come anticipato dal Tirreno il 26 luglio scorso, ha respinto il ricorso dell’avvocato Nicola Giribaldi contro la sentenza della Corte d’Appello che un anno fa aveva riformato il verdetto di primo grado a carico di Idrissi Rahalli: da 30 anni a 13 anni e 4 mesi per l’omicidio di una prostituta nigeriana avvenuto il pomeriggio del 31 marzo 2015 nella pineta della Bufalina a Vecchiano. La Suprema Corte ha detto no a una serie di motivazioni che, secondo la difesa del 31enne marocchino, avrebbero dovuto portare a un secondo sconto di pena concedendo le attenuanti generiche negate in appello. Questioni tecniche che non incidono sulla responsabilità del fatto.

In Corte d’Appello l’imputato, sottoposto a perizia psichiatrica, era stato riconosciuto parzialmente incapace di intendere e volere. Una condizione che, secondo la consulenza, provocherebbe l’incapacità di controllare i suoi impulsi criminali. La vittima Iriagbonse Eghianruwa, 46 anni, si faceva chiamare “Grace”. Faceva la prostituta, viveva a Empoli, veniva dalla Nigeria ed era stanca di quella vita. Voleva tornare a casa dai suoi figli a “fare la nonna” diceva. Prendeva il treno e poi il pullman per raggiungere la pineta della Bufalina. Attendeva i clienti su una sedia di plastica bianca, quelle da giardino, sistemata in una piazzola qualche metro all’interno della pineta ma visibile dalla strada.

Era sempre sorridente “Grace”, raccontarono in lacrime le colleghe di strada della nigeriana. Più che un movente preciso a innescare la rabbia omicida fu la reazione della donna a un rapporto sessuale non finito, non consumato, non pagato. Con sedici coltellate Rahalli punì il rifiuto della donna. Poi sparì, dandosi alla macchia per settimane. Fu arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo a Rosignano dove si era nascosto in una comunità di pastori marocchini. Lo avevano identificato per una sbadataggine. Sul luogo del delitto venne trovato uno scontrino lasciato dall’uomo.

Un dettaglio che indirizzò i militari verso un supermercato della zona, nella frazione di Torre del Lago dove il nordafricano aveva acquistato poco prima tre bottiglie di birra. Le immagini della videosorveglianza del punto vendite permisero di identificare l’immigrato che poi venne riconosciuto dalle amiche della vittima. Era uno che aveva precedenti per rapine (un processo è ancora in corso, ndr) e furti ai danni di trans e prostitute. Un balordo senza fissa dimora pronto a scatti di violenza per intimidire i suoi bersagli, scelti sempre tra i

più vulnerabili. Portato al Don Bosco, Idrissi era stato anche intercettato. Nella condivisione di sventure e confessioni che la vita carceraria stimola tra compagni di cella, aveva raccontato dell’omicidio della nigeriana. Parlava in arabo pensando che nessuno capisse o lo ascoltasse. 

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