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Autismo, a Pisa la ricerca che studia la malattia attraverso gli occhi - Video

Inizia uno studio che durerà cinque anni, finanziato dal consiglio di ricerca europeo, che esplora il legame tra vista, personalità e metabolismo. L'obiettivo principale: trovare un nuovo strumento per diagnosticare l'autismo

“L'anima, fortunatamente, ha un interprete - spesso inconscio ma sempre fedele - negli occhi”. Parafrasando Charlotte Brontë, gli occhi sono lo specchio dell’anima.. Sarà vero? C’è un gruppo di ricerca all’università di Pisa che un pochino ci crede, e dà inizio ad un progetto quinquennale per scoprire qual è il legame tra la risposta degli occhi agli stimoli visivi e la personalità. Un campo nuovo e appassionante e una ricerca ambiziosa che ha ricevuto il sostegno del consiglio di ricerca europeo. Un finanziamento di un milione e mezzo assegnato al progetto “Pupiltraits” della ricercatrice Paola Binda nell’ambito del programma Erc-Starting Grant.

Il vaso di Rubin: sviluppato dallo...
Il vaso di Rubin: sviluppato dallo psicologo danese Edgar Rubin, l'immagine dà luogo a percezioni diverse, in base a chi la guarda. A destra Paola Binda

Un’immagine, un video, possono generare nelle persone percezioni diverse. Un esempio classico è il vaso di Rubin. Osservandolo alcuni distinguono il disegno di un vaso bianco, altri invece vedono il profilo nero di due volti. “Se riusciamo a studiare e a misurare queste differenze tra le persone, forse possiamo ottenere delle indicazioni su qualcosa di più profondo, anche la personalità”, racconta Binda. Serve qualcosa di misurabile, che vari da persona a persona alla vista di un’immagine che genera illusione ottica. Per i ricercatori dell’università di Pisa questo qualcosa è il diametro della pupilla. “Ci sono degli individui che si concentrano sui piccoli oggetti, succede ai bambini e alle personalità di tipo autistico. In loro la risposta della pupilla varia in modo misurabile, di qualche millimetro, rispetto ad altri soggetti”, spiega la ricercatrice 36enne.  Una volta accertate le differenze tra soggetti sani e persone che rientrano nello spettro dell’autismo, misurare le variazioni del diametro della pupilla potrebbe addirittura diventare uno strumento per diagnosticare la patologia. La ricerca va in questo senso. Per cinque anni saranno reclutati bambini, adolescenti e adulti che hanno una diagnosi di autismo. Il test a cui i soggetti saranno sottoposti è semplice e per niente invasivo. Essi dovranno osservare un’immagine, fissa o in movimento, che può dar luogo a illusione ottica, come tanti puntini che si muovono in direzioni diverse e danno l’illusione di un’immagine tridimensionale. Nel frattempo, una telecamera a raggi infrarossi monitorerà i movimenti involontari e automatici degli occhi.

Test di percezione: i puntini in movimento danno l'illusione di un'immagine tridimensionale Nel video dei puntini in movimento danno l'impressione di osservare un immagine tridimensionale. Viene usato come test nel progetto di ricerca "Pupiltraits" dell'Università di Pisa. Il modo di percepire l'illusione ottica dovrebbe variare tra soggetti sani e pazienti affetti da autismo.

“Presentiamo i nostri progetti alle scuole della provincia di Pisa, ma forse riusciremo a proporlo ad altre città della Toscana”, continua la ricercatrice. Si tratta di un grande filone di ricerca a livello internazionale, cercare di capire cosa gli occhi possono dire sul funzionamento del cervello. “Siamo interessati alla fonte delle nostre decisioni, cioè l’acquisizione di dati sensoriali, perché se cambiano quelle cambia tutto il nostro comportamento”, spiega Binda. 

Ma la ricerca non finisce qui. Parallelamente gli scienziati studieranno il rapporto tra metabolismo e cervello, sempre attraverso la visione.

In questo caso si osserverà l’attività cerebrale di adulti, sani, dopo aver ingerito una bevanda ricca di metaboliti, prodotti naturalmente dal corpo. Lo strumento migliore in questo tipo di ricerche è la risonanza magnetica, che offre una diretta esclusiva sul funzionamento del cervello. Proprio per questo Pisa è il luogo ideale dove effettuare questo tipo di ricerca. Farà parte del progetto il centro di eccellenza Imago7 di Calambrone, l’unico in Italia a disporre di uno strumento di risonanza magnetica a campo ultra alto. Anche in Europa di queste macchine ce ne sono pochissime, e permettono di ottenere delle immagini a ottima risoluzione in poco tempo.

Paola Binda, originaria di Varese, è approdata a Pisa nel 2013, dopo un’esperienza negli Stati Uniti. Nel tentativo di comprendere il funzionamento del cervello si concentra sul sistema visivo perché esistono molti strumenti per studiarlo, ma soprattutto “è una delle parti più estese del cervello, di cui quasi un terzo è dedicato alla visione”. E forse la comprensione “dell’anima” potrebbe passare proprio da qui.

 

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