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Caso Scieri, svolta nell'indagine sulla morte: arrestato ex caporale, incastrato dalle microspie - Video

La procura di Pisa ha riaperto l'inchiesta l'anno scorso, dopo che precedenti indagini erano state archiviate ipotizzando che il giovane si fosse tolto la vita. A escludere l'ipotesi del suicidio, oltre alla famiglia di Scieri, la commissione parlamentare d'inchiesta che ha concluso i suoi lavori a dicembre scorso, secondo la quale il 26enne fu aggredito

Pisa. Morte del parà Scieri, dopo 19 anni la clamorosa svolta Dopo 19 anni di indagini, dubbi, archiviazioni e desiderio di giustizia, le indagini della procura di Pisa hanno condotto al primo arresto per l'omicidio di Emanuele Scieri. Un commilitone è ai domiciliari, altri due sono indagati (video a cura di Camilla de Fazio)

VIDEO. Dalla morte all'arresto, la storia del caso Scieri

PISA. Un ex caporale della Folgore è stato arrestato. C'era il rischio che, consapevole delle indagini, fuggisse dall'Italia. Su di lui l'accusa gravissima della procura della Repubblica di Pisa di concorso in omicidio volontario per la morte di  Emanuele Scieri, il parà di leva siracusano trovato morto il 16 agosto di 19 anni fa nella caserma Gamerra di Pisa, sede del centro di addestramento della Folgore. L'arrestato è Alessandro Panella, caporale e capocamerata di Cerveteri (Roma) a cui era stato assegnato Scieri. Panella è anche cittadino americano. Venerdì 3 agosto stava per rientrare negli Stati Uniti con un biglietto di sola andata dopo aver saputo delle indagini che lo riguardavano. Di qui la necessità della Procura di procedere all'arresto per evitare la fuga. Altre due persone sono indagate. La dinamica che portò alla morte di Scieri è legata agli episodi di nonnismo che nei primi momenti furono ipotizzati. A dare una svolta alle indagini i risultati della commissione di inchiesta sul caso, ad incastrare l'ex caporale invece delle microspie.

Caso Scieri, la certezza del Procuratore Capo: "Emanuele poteva essere salvato" Picchiato e fatto spogliare dai commilitoni, una volta precipitato dalla torre di asciugatura della caserma Gamerra Emanuele Scieri ha attraversato un tempo di "permanenza in vita quantomeno sufficiente a prestare un immediato soccorso che potesse avere un effetto risolutivo rispetto alla avvenuta morte di Emanuele Scieri". Ad affermarlo è il procuratore Capo della Repubblica di Pisa Alessandro Crini. "Anche per questo motivo abbiamo potuto ragionare di omicidio volontario - ha spiegato Crini - inteso come deliberata scelta di lasciare il giovane a terra". Ulteriori elementi messi in atto dai suoi ex-commilitoni, dimostrerebbero che "l'intento è stato quello di non creare le condizioni per una scoperta immediata di quanto accaduto" LEGGI L'ARTICOLO video di ANDREA LATTANZI

LA PROCURA: "C'ERA IL TEMPO PER SALVARLO"

"Abbiamo ritenuto di accertare la permanenza in vita di Scieri e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele e per questo contestiamo l'omicidio volontario proprio perché il giovane è stato lasciato agonizzante a terra". Lo ha detto il procuratore di Pisa Alessandro Crini in merito all'arresto effettuato dalla Polizia per la morte del parà. "Questa dinamica - ha aggiunto - non è  una nostra congettura ma ricavata dai vecchi accertamenti attualizzata con quelli peritali effettuati dalla commissione parlamentare. Sulle modalità con cui si sarebbero svolti i fatti c'è stata sostanziale condivisione anche con le testimonianze che abbiamo raccolto e ci dimostra che la nostra ipotesi accusatoria non è campata in aria".  "Un po' prima che iniziasse la conferenza stampa  - ha aggiunto il procuratore - abbiamo ritenuto di avvisare la madre di Emanuele Scieri perché principalmente dobbiamo dare una risposta alla famiglia di questo sventurato ragazzo. È stato un colloquio breve durante il quale la signora si è commossa".

Caso Scieri, il procuratore alla madre di Emanuele: "Noi al lavoro per la verità" "Il nostro obiettivo primario è dare una risposta il più possibile certa alla famiglia di Emanuele Scieri, primariamente a sua madre". Così il procuratore Capo della Repubblica di Pisa, Alessandro Crini, nella conferenza stampa relativa all'applicazione degli arresti domiciliari per uno dei tre indagati sulla morte del parà, deceduto nel 1999 nella caserma Gamerra. Agli arresti domiciliari è finito Alessandro Panella, 39 anni, ex commilitone di Scieri. L'uomo - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - era pronto a fuggire negli Stati Uniti dopo aver appreso delle indagini a suo carico. "Vi era un reale pericolo di fuga - ha detto Crini - per il quale abbiamo dovuto accelerare su questo fronte. Se non fossimo intervenuti, l'uomo sarebbe scappato all'estero". LEGGI L'ARTICOLOvideo di ANDREA LATTANZI

DECISIVE LE MICROSPIE

Intercettazioni ambientali, con microscopie collocate sulle auto dei familiari, hanno incastrat l'ex caporal maggiore in ferma prolungata della Folgore arrestato. Tra queste, rilevante, secondo il gip Giulio Cesare Cipolletta, una conversazione captata tra Panella e il fratello nella quale, scrive il gip, "di fronte all'ottimismo del fratello sugli anni di carcere a cui potrà essere condannato, Panella risponde: 'Se stavolta riescono a incastrarmi, mi sa che ci muoio in carcere'".

IL 31 AGOSTO AVREBBE COMPIUTO 45 ANNI

"Sto benissimo. Fin troppo bene.È una battaglia che conduciamo da 19 anni. Arriveremo ad avere la verità su quel giorno e a ridare dignità ad Emanuele ed alla famiglia". Così Carlo Garozzo, presidente dell'associazione 'Giustizia per Lele', sugli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Pisa sulla morte di Emanuele Scieri.     "Mi sento di dedicare questa giornata al papà di Emanuele, Corrado, che non c'è più - aggiunge commosso - ed  è stato un vero combattente per la verità".

Gli amici di Emanuele dopo solo un mese si costituirono in associazione per ricercare la verità su quanto accade nella caserma Gamerra di Pisa quel 13 agosto 1999.    "È una notizia che premia la società civile - sottolinea Garozzo - negli ultimi anni abbiamo chiesto e ottenuto la commissione parlamentare inchiesta che hanno svolto un lavoro eccezionale che ha consentito alla Procura di svolgere indagini mirate. E mi sento di ringraziare tutti i parlamentari siracusani presenti, dalla presidente Sofia Amoddio alla vice Stefania Prestigiacomo". Garozzo ripercorre gli ultimi 19 anni: "Abbiamo assistito a spiegazioni incredibili, ci siamo scontrati contro un muro di omertà, ma non ci siamo mai arresi e abbiamo sempre creduto che la verità sarebbe emersa. Siamo orgogliosi. La strada della giustizia  tracciata: Emanuele non si e suicidato e non è stato vittima di una fatalità ma  è stato ammazzato in quella caserma il 13 agosto". Quest'anno anno non sarà un anniversario come gli altri: "Ricordiamo Emanuele il 13 agosto e poi il 31 - ricorda - avrebbe compiuto 45 anni. L'hanno lasciato morire in quella caserma, qualcuno l'avrebbe potuto salvare".

Emanuele fu aggredito, non si tolse la vita Dopo 18 anni, la verità sulla morte del parà Emanuele Scieri secondo la commissione di inchiesta: a 27 anni fu trovato morto nella caserma Gamerra di Pisa. Era già avvocato e stava facendo il servizio di leva (Video di Lara Loreti, montaggio di Erika Fossi)

CHI ERA EMANUELE SCIERI

Scieri, 26 anni, una laurea in giurisprudenza e già praticante in uno studio legale, scomparve il 13 agosto 1999, lo stesso giorno del suo arrivo alla caserma Gamerra per il servizio militare di leva dopo aver svolto il Car a Firenze. Fu poi ritrovato morto tre giorni dopo, ai piedi di una torre dismessa per il prosciugamento dei paracadute.

LA SVOLTA CON LA COMMISSIONE DI INCHIESTA

La procura di Pisa ha riaperto l'inchiesta l'anno scorso, dopo che precedenti indagini erano state archiviate ipotizzando che il giovane si fosse tolto la vita. A escludere l'ipotesi del suicidio, oltre alla famiglia di Scieri, la commissione parlamentare d'inchiesta, istituita nel 2016 sulla morte del parà di leva e che ha concluso i suoi lavori a dicembre scorso, secondo la quale il 26enne fu aggredito. La morte di Emanuele Scieri nella caserma Gamerra di Pisa, causata da un'aggressione avvenuta in un ambiente dominato dal nonnismo, è  stata spacciata per suicidio e le vere responsabilità sono state coperte per anni dalla catena di comando della brigata Folgore. Questa la conclusione cui era giunta la Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso nella passata legislatura.  "Gli elementi da noi riscontrati dopo aver acquisito quasi seimila pagine di documenti e svolto 45 audizioni - le parole della presidente della Commissione, Sofia Amoddio (Pd) - consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele scalando la torretta, tesi che nel '99 la catena di comando della Folgore suggerì alla magistratura.

La consulenza cinematica di tecnici specializzati ha accertato che la presenza di una delle sue scarpe ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che Scieri è stato aggredito prima di salire sulla scaletta".

La commissione ha fatto dunque emergere "le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità'". Elementi che sono stati consegnati lo scorso anno alla procura di Pisa, che ha riaperto le indagini fino agli sviluppi di oggi.

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