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L’assessore Buscemi ricorre in Cassazione: non vuole risarcire la ex

Pisa: il verdetto della Corte d’Appello impugnato anche per chiedere un’assoluzione nel merito. Querelata la sua accusatrice

PISA. La battaglia di Andrea Buscemi nelle aule giudiziarie si sposta in Cassazione. L’assessore della giunta Conti, prima ancora di candidarsi e ottenere un posto a Palazzo Gambacorti, ha impugnato davanti alla Suprema Corte la sentenza del maggio 2017 della Corte d’Appello di Firenze.

Un verdetto che a livello penale evita all’amministratore ogni sanzione, ma che nei fatti accerta i comportamenti persecutori dell’imputato nei confronti dell’ex alla quale spetta un risarcimento da stabilire in sede civile. Due gli obiettivi che l’attore e regista vuole raggiungere affidandosi al professor Enrico Marzaduri, autore del ricorso per il quale ancora non è stata fissata l’udienza. Primo, viene chiesta l’assoluzione piena nel merito rimuovendo l’ombra della prescrizione dei reati dal febbraio al dicembre 2009. Prima del 25 febbraio 2009 non esisteva il reato di stalking e nulla viene chiesto sul punto ai giudici.

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Il secondo aspetto ha a che fare con il fronte civilistico, l’affermazione del principio secondo il quale l’ex Patrizia Pagliarone ha subìto un danno che deve essere risarcito. In che misura dovrà stabilirlo il Tribunale civile. Durante il processo di primo grado Pagliarone aveva presentato una richiesta danni di 505mila euro per un danno biologico da disturbo post traumatico da stress. Un danno riferibile al comportamento da stalker di Buscemi, secondo le motivazioni della corte fiorentina che aveva riformato il verdetto di assoluzione di primo grado del gennaio 2016. Il Tribunale pisano aveva assolto l’attore con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Più che allo stalking si faceva riferimento a un rapporto tormentato, fatto di alti e bassi con litigi e riappacificazioni frequenti.

Un altalena di sentimenti e atteggiamenti che per il giudice non provavano i reati contestati all’imputato. «Una relazione malata e tormentata da entrambe le parti» è il passaggio delle motivazioni di primo grado. Lasciarsi e poi tornare insieme, insomma avrebbe disinnescato lo stalking come ipotesi vessatoria sulla vittima. Opposta la lettura della Corte d’Appello che in un passaggio scrive: «Nessuna norma sembra imporre alla vittima di reato di essere così brava e determinata da riuscire a troncare immediatamente ogni relazione con il compagno che ha iniziato ad assumere atteggiamenti molesti e minacciosi, anche perché vi può essere non solo la convinzione o la speranza che la condotta possa migliorare, ma anche che l’autore delle condotte non interrompendo il dialogo possa venire per così dire rabbonito e che invece l’interruzione di qualsiasi dialogo possa addirittura peggiorare la situazione».

Il ricorso di Buscemi in Cassazione contro la sentenza del maggio 2017 sospende l’azione civilistica per il risarcimento del danno a favore dell’ex Pagliarone. Attraverso il suo legale Rubina Colombini l’assessore fa sapere di aver «querelato per il reato di calunnia, diffamazione e falsa testimonianza la sua accusatrice. E a fronte delle notizie inesatte nonché diffamatorie apprese in questi giorni dalla stampa e dai social, si riserva di agire presso le sedi competenti per la tutela dei propri diritti, a difesa della propria immagine ed onorabilità».

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