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INCARICHI E CARTE BOLLATE

Conti in Tribunale col Consorzio di Bonifica: voleva essere assunto come direttore

Il contenzioso avviato prima della candidatura e proseguito anche durante la campagna elettorale. Al Tirreno dice: «Non parlo di cose mie personali»

PISA. Prima di diventare sindaco. Ma anche durante la campagna elettorale il carteggio non si è mai interrotto. Ora che è il primo inquilino di Palazzo Gambacorti chissà se Michele Conti insisterà, attraverso i suoi legali, nel ribadire le ragioni che a suo parere dovrebbero collocarlo nel ruolo di direttore generale del Consorzio di Bonifica del Basso Valdarno.

È un braccio di ferro legale che dura da quasi quattro anni quello che vede da una parte il neo sindaco leghista chiedere con citazioni e ricorsi al giudice del lavoro il posto dirigenziale e, dall’altro, il Consorzio pronto a rispondere picche. Nei tempi dilatati del contenzioso nel frattempo stato messo sotto contratto Giovanni Bracci.

E da gennaio, dopo il commissariamento disposto dalla Regione, il facente funzione è l’ingegner Sandro Borsacchi nell’attesa che la selezione chiusa nelle scorse settimane porti a un nome nuovo, la cui durata negli uffici di via San Martino sarà collegata a quella del commissario, l’architetto Fabio Zappalorti. E anche quando il Consorzio tornerà a una gestione collegiale dovrà essere bandita l’ennesima selezione pubblica.

Una girandola di nomi che finora ha escluso il dottor Conti, agronomo, dirigente dei Consorzi Agrari d’Italia distaccato alla sede di Pisa. Ha partecipato a due selezioni nell’autunno 2014 e nel dicembre 2017. Succede, dunque, che da manager privato e aspirante primo cittadino Conti voleva il posto da dirigente di un ente di cui come sindaco per Statuto è chiamato a dare un contributo di controllo e indirizzo nel ruolo di membro dell’assemblea consortile. È l’assise in cui siedono sindaci o loro delegati e per una quota minoritaria i proprietari agricoli.

Da anni Conti è in lite con il Consorzio. Lo accusa di non aver rispettato l’esito di una selezione, con la maggioranza dei consiglieri che si espresse a suo favore, che nel 2014 lo aveva visto vincitore. L’affondo principale è quello di vedersi negato un diritto, quello dell’assunzione, che fino a un secondo dalla firma del contratto era pacifico e stabilito tra le parti, assemblea compresa. Era stato convocato pure in sede in sede per firmare il contratto quando si accorse che la durata del rapporto era di due anni, fino al novembre 2016, e non di 5 come previsto nell’avviso. Niente da fare.

Nel bando, erano le sue ragioni, c’era scritto ben altro. Al no di Conti il Consorzio rispose nel giro di qualche giorno con la nomina di Bracci. A lui il contratto, però, scadeva il 28 febbraio 2019, anche se poi il commissariamento ha esaurito l’esperienza anzitempo. Di qui le “letteracce” dei legali del sindaco che si è affidato a uno studio di giuslavoristi lucchesi. Contesta la disparità di trattamento sul periodo contrattuale proposto in modo svantaggioso nei suoi confronti al contrario di quanto offerto al suo successore. E chiede per vie legali l’assunzione. Che non viene concessa. Minaccia una richiesta danni pari all’importo dei compensi che avrebbe percepito per gli anni in cui avrebbe dovuto fare il direttore. Altro niet.

L’ultima corrispondenza è dell’aprile scorso con la quale gli avvocati di Conti definiscono illegittima la preannunciata revoca della procedura di selezione (avviso del 27 novembre 2017) alla quale aveva preso parte per la seconda volta. «Non è stata evidenziata alcuna valida motivazione che possa giustificare detta revoca che risulta, quindi, ingiustificata – scrivono i legali al Consorzio di Bonifica – e che appare solo come un’illegittima reazione alla

richiesta del mio assistito di concludere l’iter selettivo legittimamente avviato». Contattato dal Tirreno, sull’eventualità di far decadere l’azione legale, il sindaco ha risposto «di non essere tenuto a parlare con voi di una cosa mia personale. C’è un avvocato, devo consultarmi con lui». —

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