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APPROPRIAZIONE INDEBITA

Mai versati i soldi delle tasse dei clienti: commercialista a processo

I titolari di una pasticceria denunciano assegni consegnati al professionista e non girati all’erario sul fronte imposte e contributi per circa 120mila euro

PISA. «Quando ci presentammo nel suo studio con una cartella esattoriale di tasse non pagate per 7mila euro ci disse di stare tranquilli. “È una cartella pazza, non vi preoccupate” ci rispose». Alla fine Equitalia non aveva fatte pazzie. E i destinatari dell’intimazione si erano davvero trovati nella condizione di debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. Quella cartella non fu un episodio isolato. Ma il segnale di un sistema capace di demolire la fiducia verso il professionista e creare guai seri alle finanze di un’attività commerciale. È accusato di appropriazione indebita il commercialista Sergio Bini, 58 anni, residenza e studio a Marina di Pisa. Difeso dall’avvocato Mario De Giorgio, il professionista è stato rinviato a giudizio dopo la querela dei suoi clienti, titolari di una nota pasticceria marinese. Nell’udienza di ieri davanti al giudice Elsa Iadaresta (pm onorario Vincenzo Molinaro) la commerciante ha descritto la genesi di un rapporto per anni improntato alla familiarità di paese e poi interrotto con una denuncia. «Non ci ha restituito un euro e non lo abbiamo più visto per fortuna – ha riferito la parte civile –. Un incontro ci avrebbe dato davvero fastidio». La contestazione di tasse e contributi non pagati si aggira sui 120mila euro. Soldi che attraverso assegni i titolari della pasticceria consegnavano a Bini che poi, secondo l’accusa, non venivano girati all’erario.

«Era il nostro punto di riferimento per la contabilità – ha spiegato la commerciante –. Avevamo un rapporto fiduciario, senza ombre. La prima volta ci arrivò una cartella esattoriale di 7mila euro. Gliela portammo e lui rispose che era tutto a posto e che si sarebbe adoperato per sistemare la faccenda». Le rassicurazioni come le bugie rivelarono gambe cortissime. «Dopo qualche tempo quella cartella tornò di nuovo – ha proseguito la teste –. E lui sempre tranquillo, quasi disarmante. Dopo ne arrivarono altre». Dal 2008 al 2012 sarebbe periodo di assegni firmati dai commercianti e non versati allo Stato dal commercialista. Le matrici sono state prodotte dall’avvocato della parte civile. A quei documenti è stata allegata anche una perizia di uno studio commerciale. «Quando iniziarono ad arrivare altre cartelle cominciammo a non fidarci più – ha proseguito la titolare della pasticceria –. Allora andammo nel suo studio e gli chiedemmo se, come contribuenti, andando all’Agenzia delle entrate avremmo potuto conoscere la situazione. Lui ci rispose che potevamo farlo. E una volta davanti all’impiegato scoprimmo la verità. Dal computer venne fuori tutto. Non risultavano diversi

pagamenti che noi sapevamo di aver coperto con gli assegni. Bini? Abbiamo chiesto di fare incontri, ma all’inizio diceva che era in ospedale. Poi non si è fatto più sentire e non ha risposto al nostro consulente. Non ci ha ridato neanche un euro e per fortuna non lo abbiamo più incontrato».

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