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Risse a Pisa, sfigurato un imprenditore: "Mi hanno distrutto il naso"

Parla Dario De Nigris, il titolare del Bazeel picchiato e operato d’urgenza a chirurgia plastica: "Ricordo tutto, ho preso una bottigliata in faccia"

PISA. L’ultimo messaggio al Tirreno arriva a mezzanotte e 36 minuti. «Sono due giorni che stiamo subendo continue risse tra tunisini e senegalesi per il controllo del territorio adibito a spaccio. La situazione sta diventando insostenibile e noi commercianti non sappiamo più cosa fare». Mezz’ora dopo il titolare del disco-pub Bazeel di piazza Garibaldi, il 52enne Dario De Nigris, viene aggredito in vicolo delle Donzelle da quattro nordafricani, che gli rompono il naso con una bottiglia di vetro prima di riempirlo di pugni, calci e altre bottigliate. Insultandolo a più non posso, distruggendo e rubando il suo cellulare.

Siamo nella notte fra lunedì 18 e martedì 19 giugno. A poche ore dal brutale pestaggio De Nigris – dopo una notte insonne trascorsa al pronto soccorso di Cisanello, dove gli hanno ricomposto le ossa nasali e dove per due volte i carabinieri gli hanno chiesto di ricostruire l’accaduto – è ricoverato nella camera numero uno del reparto di chirurgia plastica del Santa Chiara, in attesa di essere operato in anestesia locale per ridurre la profonda ferita al naso da cui spunta addirittura l’osso. Poi, dopo quattro ore, ha deciso di tornare a casa. Un intervento riuscito grazie all’équipe del professor Emanuele Cigna.

Il messaggio inviato da De Nigris al...
Il messaggio inviato da De Nigris al Tirreno prima del pestaggio


De Nigris, ci racconti che cosa è successo?

«Era mezzanotte e c’è stata una prima rissa vicino alle spallette del lungarno Pacinotti. È lì che ora si è spostato lo spaccio. Hanno partecipato una ventina di persone e uno di loro si è fatto male. Si sono affrontati due diversi gruppi di spacciatori: tunisini contro senegalesi e nigeriani. In questi giorni si stanno contendendo le zone dello spaccio del centro».

Quand’è che l’hanno aggredita?

«Poco dopo l’una, perché nel frattempo c’è stata una seconda rissa, con meno persone, in piazza delle Vettovaglie. Si stavano cercando per pestarsi. Io mi trovavo vicino all’uscita d’emergenza del mio locale, il Bazeel, in vicolo delle Donzelle. Avevo il cellulare in mano e vedendolo mi hanno riempito di botte e bottigliate. Non ho proferito parola. Ho perso tantissimo sangue».

In quanti erano?

«Quelli che mi hanno picchiato erano quattro tunisini. Persone che io ho già visto. Ma non so come si chiamino».

Ci racconti di più.

La maglietta insanguinata di De Nigris
La maglietta insanguinata di De Nigris


«Stavo guardando il cellulare, quando mi hanno accerchiato. Avranno avuto fra i 18 e i 25 anni. Sono i soliti spacciatori che bazzicano la zona: li saprei riconoscere tranquillamente. Senza dire nulla mi hanno spaccato una bottiglia di vetro in faccia e per difendermi mi sono riparato e buttato per terra. A quel punto ho ricevuto pugni, calci e bottigliate in faccia. Sono pieno di bernoccoli. Alla fine mi hanno distrutto e rubato il cellulare per paura che potessi chiamare la polizia».

L’ha chiamata la polizia?

«Sì, l’avevo già chiamata. Ho contattato pure il comandante della polizia municipale perché sul lungarno Pacinotti, proprio dove passavano le macchine, sulla carreggiata c’era un tappeto di vetri. Purtroppo è anche colpa dei minimarket che vendono le bottiglie fuori orario».

Poi come è riuscito a chiedere aiuto?

«Non è stato facile. Perdevo tantissimo sangue e mi hanno lasciato agonizzante. Per fortuna riuscivo a camminare, quindi mi sono trascinato fino all’ingresso del Bazeel. Poi i miei dipendenti hanno chiamato un’ambulanza e all’una e mezza sono arrivato al pronto soccorso. Ci sono rimasto tutta la notte».

Pensa di chiudere l’attività?

«No. Vorrei spostarmi, ma non ho alternative. Solo impegni e contratti da rispettare. Stasera (ieri sera per chi legge ndr) il locale aprirà col mio socio Gioacchino La Vecchia».

Nel frattempo nella stanza del reparto di chirurgia plastica entra un amico di Dario. Si chiama Simone Gini. È lui che attorno alle 11.30 gli darà modo di avvertire la sorella e i genitori (che vivono a Campobasso, in Molise) per tranquillizzarli su quanto accaduto qualche ora prima. «So che avete letto la notizia su Internet. State calmi, me la cavo. Sto bene e non ho bisogno di nulla», dice al telefono.

Sono sempre preoccupati da quando succedono queste cose, vero?

«Sì. Negli ultimi 3-4 anni a Pisa c’è stata un’escalation. Mi trovo a disagio nel consigliare ai ragazzi di frequentare la mia zona, perché è vero che è pericolosa, ma è anche vero che io qui ho un’attività, ci lavoro. Ho 12 dipendenti. Ciò che mi è accaduto deve essere lo spunto per aprire una seria riflessione sul degrado di un centro storico bellissimo. Io vivo qui dal 1985 e ho aperto il Bazeel nel 2002. Stiamo andando alla deriva. Ci sono famiglie che mi contattano per organizzare le feste di laurea o di compleanno, ma appena sanno che sono in piazza Garibaldi buttano giù il telefono. È l’ora di dire basta».
 

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