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Tredici ore sotto i ferri: a 16 anni torna a sorridere con un intervento innovativo

Per salvare la vita ad una studentessa di Pistoia e toglierle il tumore i medici hanno dovuto rimuovere la coscia. Col trapianto di un muscolo dalla schiena scongiurata l’amputazione della gamba

"Così abbiamo salvato la vita a una sedicenne" Lo straordinario intervento chirurgico, durato 13 ore, compiuto all'ospedale Cisanello di Pisa da tre equipe di medici per evitare a una studentessa pistoiese l'amputazione di una gamba colpita da un tumore. Ricostruita la coscia con la microchirugia. La ragazza potrà tornare a camminare e correre.L'ARTICOLO

PISA. A soli 16 anni quel maledetto tumore le aveva mangiato quasi tutta la coscia. Il quadricipite, gli adduttori e i flessori del ginocchio. Con l’arteria femorale assediata dal male. Laura – è un nome di fantasia scelto per tutelare la privacy di una minore – nella migliore delle ipotesi avrebbe rischiato l’amputazione. Ma a Cisanello ha riacquistato la speranza di vivere: la possibilità di correre e utilizzare le gambe come una qualsiasi ragazzina.

La studentessa vive a Pistoia ed è stata operata lunedì scorso con una tecnica innovativa che vede la nostra sanità eccellenza mondiale. A ridarle il sorriso tre professori universitari dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, con le loro équipe: Emanuele Cigna (specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica), Rodolfo Capanna (direttore del reparto di ortopedia oncologica e ricostruttiva) e Mauro Ferrari, primario dell’unità di chirurgia vascolare.

I medici hanno iniziato la settimana confrontandosi con uno dei casi più complessi che li abbia mai visti lavorare insieme. È stata una maratona quella che si è corsa nella sala operatoria di Cisanello: dalle 9.30 fino alle 22.30. Tredici ore durante le quali le équipe hanno prelevato la vena safena controlaterale per effettuare il bypass della vena femorale del lato colpito dal cancro, subito asportato dal professor Capanna. Dopodiché un chirurgo vascolare dell’équipe di Ferrari ha ricostruito anche l’arteria femorale grazie a un trapianto da donatore. A questo punto è subentrato il professor Cigna, con il prelievo del grande dorsale dal dorso (con arteria, vena e nervo) e il trapianto con tecnica microchirurgica sulla coscia, in modo da ricostruire la funzione del muscolo rimosso.

L’intervento è stato un successo, grazie alla collaborazione dei professionisti dell’Aoup. «La paziente era candidata all’amputazione di tutto l’arto – commenta Capanna, che da due anni ha lasciato Careggi per la cattedra all’Università di Pisa – visto che il tumore continuava a crescere e aveva raggiunto dimensioni enormi. Abbiamo rimosso i muscoli colpiti dal cancro in maniera conservativa, con un buon margine a livello oncologico. Poi i chirurghi vascolari hanno fatto un bypass di vena e arteria e con il professor Cigna abbiamo trapiantato il grande dorsale sul femore per ricostruire il quadricipite».

Soddisfatto anche il professor Emanuele Cigna, a Pisa da poco più di un anno. «La chirurgia plastica moderna ormai riesce a ricostruire forma e funzione del corpo, seppur entro certi limiti – dice – tanto che al giorno d’oggi con le tecniche microchirurgiche possiamo ripristinare funzioni un tempo impossibili anche solo da immaginare, come l’utilizzo di un arto come il quadricipite, ma anche la mano e ossa come femore, tibia e mandibola». Molte le ricostruzioni di questo tipo effettuate dal docente di Roma. «Pisa è all’avanguardia – spiega il professore – e gli avanzamenti in campo ricostruttivo fanno anche sì che i chirurghi oncologici ora possano cimentarsi in interventi ancora più demolitivi, perché sanno che poi ci siamo noi che ricostruiamo e ripristiniamo la qualità della vita andata perduta. Un tempo questa ragazzina avrebbe perso la gamba, oppure non sarebbe stata operata, morendo. Oggi la microchirurgia le permette di avere una vita normale».

Le collaborazioni fra i tre docenti sono solo all’inizio. Il direttore del reparto di ortopedia oncologica e ricostruttiva, ad esempio, è pioniere nel trapianto massivo con perone vascolarizzato. L’osso – che negli Stati Uniti viene denominato con un termine che significa “parte che puoi asportare” – viene utilizzato da Capanna per ricostruirne altri più importanti, come ad esempio la tibia o il femore, evitando che al paziente venga impiantata una protesi. «È la soluzione migliore quando operiamo i bimbi – conclude l’ortopedico – e possiamo farlo perché ora la microchirurgia ci apre grandi possibilità. Fra Pisa e Firenze avrò fatto 300 interventi. In Toscana ne facciamo tantissimi e a Cisanello siamo all’avanguardia».
 

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