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Ruba dall’auto anni di studi svolti sui bambini autistici

L’appello del medico: «Sono i dati di una vita, portameli e offro una ricompensa» Computer e hard disk con le ricerche scientifiche sottratti fuori dalla Stella Maris

CALAMBRONE. Su quel computer e in quei due hard disk portatili c’è il lavoro di una vita. Relazioni e ricerche scientifiche che un medico della Fondazione Stella Maris – che al Tirreno chiede l’anonimato – ha svolto nell’arco di 30 anni per migliorare la vita dei bambini affetti da autismo.

È un furto che rischia di creare danni ingenti alla sanità quello messo a segno dai ladri alle 16.30 di martedì scorso. Siamo sul viale del Tirreno, a Calambrone, proprio davanti all’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Il medico – una dottoressa che lavora lì da 30 anni – parcheggia l’auto fuori, come ha sempre fatto. I vetri posteriori sono oscurati e proprio sui sedili c’è una cartella di pelle, color bordeaux, con all’interno un vecchio computer portatile, due hard disk esterni e quattro o cinque penne Usb. Un malvivente non fa scrupoli e pur non vedendo nulla spacca uno dei finestrini anteriori, quello lato del passeggero, e ruba la cartella. «Il valore economico è di poche centinaia di euro – sostiene la dottoressa – ma dal punto di vista scientifico, invece, è altissimo. I dati sono naturalmente anonimi e protetti da password, quindi non potranno mai essere decifrati, ma se andranno persi va in fumo tutta la mia trentennale ricerca scientifica».

Qualcosa, in realtà, il medico punta a recuperare grazie a quanto salvato sul suo computer fisso. Ma la maggior parte dei dati rischiano di andare persi. «Offro una ricompensa al ladro – propone la dottoressa – visto che quel lavoro mi serve: è necessario. Chiedo a chi ha rubato gli hard disk di mettersi una mano sul cuore e ridarmeli. Può lasciarli dove vuole, alla redazione del Tirreno o alla Fondazione Stella Maris. L’importante per me è riaverli».

La donna ha immediatamente sporto denuncia alla stazione dei carabinieri di Tirrenia e si è spinta fino a una pineta, sempre a Calambrone, nel disperato tentativo di cercarli fra la vegetazione, in un punto del litorale dove in passato è stata già rinvenuta merce rubata. «Ho scritto al Comune, all’Ufficio oggetti smarriti – spiega – e un agente scelto mi ha subito risposto spiegando che terranno conto della mia mail. Io mi sentivo sicura nel lasciare la macchina là fuori, perché è un posto trafficato. Se l’avessi parcheggiata in centro a Pisa sicuramente avrei infilato tutto nel bagagliaio».

La dottoressa

– che in passato ha già ricevuto le visite dei ladri, ma in casa – ha preso contatto con i pazienti per cercare di recuperare i primi dati, comunque illeggibili negli hard disk rubati. «In strada nessuno ha visto nulla – conclude – nonostante là davanti ci sia la fermata del bus».

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