Quotidiani locali

«Portavo i soldi a Romei nel suo ufficio»

Peculato a Cascina, una delle imputate: «Non mi domandavo perché mi chiedeva di fare i prelievi»

PISA. «Mi veniva chiesto da Romei di fare dei prelievi e di consegnargli i soldi in contanti. Succedeva sempre nel suo ufficio. Non mi facevo domande. Era un funzionario pubblico stimato. Perché avrei dovuto avere dei sospetti?»

Chiara Novi, 41 anni, di Pisa, è una delle due imputate nel processo parallelo a quello in cui è coinvolto Alberto Romei, il 52enne dipendente del Comune di Cascina a giudizio per peculato. Ha chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Gli viene addebitata la sparizione di almeno mezzo milione di euro.

Novi, difesa dall’avvocato Bruno Pucci, ha raccontato ieri la sua verità davanti al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). È accusato di peculato in concorso con il funzionario.

Nella scorsa udienza era stata sentita l’altra coimputata Carla Morescalchi, 57 anni, assistita dall’avvocato Rolando Rossi, originaria di Viareggio e residente a Cascina, di legale rappresentante dell’associazione cascinese “Telefono Tata” a cui viene contestata la truffa e il peculato in concorso sempre con Romei.

«Gli importi per la nostra attività di gestione di un nido privato accreditato mi venivano liquidati in più tranches – ha spiegato Novi, all’epoca responsabile dell’associazione “Trilly” di Cascina –. Mi veniva detto da Romei che l'importo non dovevo tenerlo tutto. Una parte dovevo restituirla a lui per quello che chiamava riequilibrio. Era questo il sistema e devo dire che sono ancora in credito con il Comune». L’imputata ha ricordato che lei riceveva i pagamenti che le spettavano in forza della convenzione in cui venivano disciplinati i rapporti tra la cooperativa e l’ente di Corso Matteotti.

«I contanti glieli portavo in ufficio – ha aggiunto –. C’erano anche altre persone. Romei mi diceva che doveva sostenere spese urgenti di cancelleria o di acquisto di sedie e tavoli per i nidi. Non ho mai fatto domande. Ho chiesto un riscontro documentale per quei contanti, ma non l’ho mai avuto».

Nell’ipotesi dell’accusa Novi si sarebbe prestata a prelevare soldi ricevuti attraverso bonifici per poi restituirli a Romei. E ha parlato di un sistema che andava avanti da anni senza che lei ne sospettasse la natura illecita. È stato l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, parte civile per conto del Comune, a sottolineare certe dichiarazioni dell’imputata che in due occasioni agli inquirenti riferì di quei contanti come somme extra-convenzione. Una sorta di nero alimentato da Romei a spese del municipio. «Il termine è sbagliato – ha risposto –. Un errore dovuto all’estrema confusione in cui mi trovavo». Ancora il legale del Comune: «Perché non si è mai posta il problema di un funzionario che prima le accredita dei soldi pubblici e poi le chiede di fare dei prelievi per lui? E ancora. Ha anche ricevuto somme per servizi mai svolti, perché?». Risposta: «Erano soldi che mi spettavano, lo prevedeva la convenzione». È stato poi il turno del pm Giovanni Porpora che ha rimarcato l’anomalia di ricevere soldi dal Comune per poi stornarne una parte a favore di un funzionario senza mai domandarsi il motivo.

«Lei ha ricevuto soldi anche da altre associazioni, in pratica ha fatto da collettore – ha chiarito il pm –. Riceveva somme da altri asili e poi li versava in contanti a Romei che le anticipava l’arrivo del bonifico». Nel corso dell’udienza sono stati sentiti il commercialista della Novi e alcuni dipendenti

comunali. A novembre toccherà all’assessore Dario Rollo, i cui dubbi sulla gestione disinvolta del settore da parte di Romei vennero trasmessi alla Guardia di finanza e si tradussero nell’inchiesta ora approdata in Tribunale. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

TrovaRistorante

a Pisa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro