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“Bigliettopoli” alla Ctt, atto finale scattano i primi licenziamenti

Almeno due casi di punizione estrema dopo le irregolarità riscontrate nel corso dell’inchiesta interna Una decina i provvedimenti disciplinari con la sospensione dal servizio per autisti e verificatori

PISA. L’inchiesta è conclusa. E ora si traduce in atti concreti per chi, secondo l’accusa, faceva la cresta sui biglietti di viaggio sui pullman della Ctt Nord.

Lucro per il dipendente, mancato guadagno per l’azienda. Tradotto in soldoni significa ricorrere ai licenziamenti.

Licenziamenti. Con l’eufemismo della burocrazia si chiamano destituzioni. Di fatto il lavoratore riceve una lettera con la quale gli si comunica che non fa più parte della società. Sarebbero almeno undici le posizioni più gravi con due casi di licenziamento.

Per gli altri sarebbero stati adottati provvedimenti severi in termini di sospensione dal servizio, ma non al punto da finire fuori dall’azienda. Le lettere sono partite nei giorni scorsi ed entro la fine della settimana gli interessati sapranno quali decisioni i vertici della società trasporti ha adottato nei loro confronti.

Il presidente. Spiega il presidente Andrea Zavanella: «Non entro nel merito dei provvedimenti che spettano all’amministratore delegato. Posso dire che dopo le verifiche interne rese pubbliche anche a mezzo stampa non si sono più verificati comportamenti irregolari. L’azienda conta 1.100 autisti e se alcune decine di soggetti fa cose sbagliate non per questo si deve generalizzare. Gli accertamenti avviati non hanno avuto l’obiettivo di criminalizzare la categoria. Anzi, i provvedimenti disciplinari arrivano proprio per distinguere e tutelare chi si comporta in modo corretto».

L’inchiesta interna. Le verifiche sono durate mesi. Con un quarantina tra autisti e verificatori raggiunti da richiami formali a cui dover rispondere. Poi c’è stata la trafila delle audizioni, da parte di chi doveva giustificarsi, con l’assistenza dei sindacati. Una sorta di audit interno, la cui sintesi si concretizza in questa settimana.

Le accuse. L’epicentro delle accuse è Pisa. Il contesto messo a fuoco dall’azienda è quello della vendita di biglietti delle tratte urbane su percorsi extraurbani (dalla Valdera al centro e viceversa) per ottenere una provvigione maggiore rispetto a quanto avrebbe fruttato la cessione di un ticket non cittadino. Un’indagine interna scattata alla fine dello scorso anno dopo le numerose segnalazioni degli utenti che avevano denunciato presunte irregolarità nella vendita a bordo dei titoli di viaggio.

I licenziati e i sospesi, con i distinguo su frequenza e introiti illeciti accumulati, avrebbero venduto titoli di viaggio non validi. Ma anche ceduto ticket delle tratte urbane su percorsi extraurbani per ottenere un ritorno economico più alto rispetto alla vendita dei biglietti adatti ai percorsi non cittadini.

Secondo la contrattazione interna, infatti, ai conducenti viene riconosciuta una provvigione per ogni singolo biglietto venduto a bordo dei bus, che varia a seconda delle tratte: più alta per quelle urbane, più basse per

i collegamenti extracittadini.

Alla fine i presunti autori del magheggio si sarebbero messi in tasca solo qualche centinaio di euro. Un extra per arrotondare a spese dell’azienda. Che ora rischiano di pagare con il licenziamento.

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