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Comunali a Pisa: ecco le emozioni su cui hanno fatto leva i candidati

Due laboratori dell’Università di Pisa hanno analizzato le parole usate dai candidati sindaci sui social in campagna elettorale. Grazie a tecniche di intelligenza artificiale, hanno elaborato un “termometro delle emozioni” su cui hanno fatto più leva i politici. Conti leader di populismo; Amore, Zippel e Latrofa campioni di gioia, Serfogli ha puntato sulla sorpresa

PISA. Il candidato senza gioia, più populista dei leader populisti, perfino di Matteo Salvini, Giorgia Meloni o Luigi Di Maio. Tutto rabbia e disgusto, un legastellato di piazza. Chi l’avrebbe mai detto, a guardarlo così, alto, magro, la voce flebile e i toni sempre bassi. E pensare che Susanna Ceccardi, diventata sua ombra e indefessa spin doctor, gli rimprovera l’eccessiva cautela. La leonessa di Cascina lo vorrebbe più grintoso, il candidato del centrodestra pisano. Eppure, dietro quell’aria dimessa, Michele Conti nasconderebbe una natura “carnivora”, “ferina”. Al confronto con i dem e la vecchia ditta giaguara, perfino accanto a quella dei Cinquestelle, la sua campagna elettorale social è stato il ruggito di una tigre. O almeno, così lo ritraggono i suoi post e i suoi tweet, quelli analizzati dal Coling Lab e il Medialab dell’Università di Pisa.

LA GRAFICA DELLE EMOZIONI: QUI IL LINK PER INGRANDIRLO

Il laboratorio di linguistica computazionale di Lettere specializzato in big data e il team di ricercatori di Scienze politiche esperti di comunicazione e social hanno misurato in esclusiva per il Tirreno le parole, gli slogan, le frasi utilizzate dai candidati sindaci sotto la Torre nell’ultimo mese di campagna elettorale (dall'11 maggio al 4 giugno) condotta su Facebook e Twitter. Singoli vocaboli, termini composti, frasi sono stati studiati con tecniche di intelligenza artificiale per misurare il loro contenuto emotivo, i sentimenti su cui i politici hanno fatto leva per parlare ai loro elettori, la carica emotiva suscitata dal loro discorso pubblico.  Sembra quasi un gioco, in realtà è un progetto serio quello del gruppo coordinato dalla professoressa Roberta Bracciale che racconta molto – anche ex post – della natura del voto di domenica, e di una spaccatura fra i due mondi andati alle urne, di un tessuto sociale che da una parte, seppur spaventato, è stato attratto anche da messaggi pieni di aspettativa e speranza, dall’altro vede nero, è scontento, si sente escluso, ai margini, periferia dell’agenda politica.

«Ci sono diverse classificazioni di emozioni – dice Alessandro Lenci, responsabile del Coling Lab di cui fanno parte anche Lucia Passaro, Alessandro Bondielli e Giulia Giorgi  – ma una delle più note è quella proposta dallo psicologo americano Robert Plutchik che contiene 8 emozioni di base: rabbia, disgusto, paura, tristezza, sorpresa, attese, fiducia, e gioia». Per ogni candidato il grafico mostra una sorta di “termometro delle emozioni” associate alle parole usate nei post. Così, ad esempio, la sicurezza è un tema forte di Andrea Serfogli, ma lo sono anche i «quartieri», il «progetto», l’«impegno», le «riqualificazioni», il «lavoro», la «partecipazione» e un contesto verbale che fa leva su emozioni positive come fiducia (18%), attesa (13%), gioia (17%), e che nel 23% dei casi ha provato a suscitare sorpresa.

In questo stupiscono anche candidati come Gabriele Amore. Il pentastellato non ha quasi mai fatto leva sul mix di emozioni tipiche del «risentimento» che avrebbe trainato a livello nazionale il Movimento. Insomma, a giudicare dalla sua campagna social si direbbe un grillino atipico, anche se è possibile un paragone con qualcuno dei leader nazionali, il cui discorso pubblico in rete è stato analizzato dai ricercatori pisani durante la corsa per le politiche, ha un profilo simile a quello di Di Maio. Anche in Amore dominano i sentimenti positivi, non c’è disgusto, quasi per niente rabbia o tristezza. Così anche la civica Maria Chiara Zippel. Campione di paura Raffaele Latrofa, che la controbilancia però provando ad agire su meraviglia, aspettativa, soddisfazione.

Dallo studio sono esclusi Ciccio Auletta e Paolo Casole, il candidato della sinistra-sinistra e quello del Partito comunista. «Il motivo è semplice – dice Antonio Martella, dottorando del Medialab -, non hanno pagine pubbliche su Facebook né utilizzano Twitter. Ricavare le parole dai loro profili privati non ci è stato possibile per le limitazioni sulla privacy, dalle pagine delle liste invece sarebbe stato un errore metodologico, che avrebbe falsato i risultati».

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Ma è appunto Conti a stupire: per quel 37% di disgusto, il 42% di rabbia e l’11% di paura. Zero gioia, pochissima tristezza, ma niente attesa, sorpresa, gioia. Insomma, nessuna leva sulla speranza, piuttosto sulla voglia di respingere e azzerare il “mondo presente”. Non sono infatti tanto le parole a determinare la cifra delle emozioni, ma «il contesto che generano e in cui agiscono», dice Lenci. E aggiunge: «Sarebbe un errore credere che da sole le parole più frequenti suscitino un’emozione». Così, ad esempio, neppure Salvini aveva azionato in modo così massiccio disgusto, rabbia e paura (tutte al 9%).

Oltre a "città", "problema", "lavoratore", "sicurezza" e "decoro urbano", fra le parole più frequenti nei post dei politici, spariscono le donne. Racchiuse in otto wordcloud, nuvole di parole, misurano i temi “caldi” della campagna. «Ma non basta contare le parole semplici - spiegano i ricercatori -I temi sono infatti anche espressi da combinazioni complesse come case popolari. Questi vengono individuati attraverso tecniche di Intelligenza Artificiale e di analisi computazionale dei testi che tengono conto non solo di quante volte un politico ha usato un certo termine, ma anche se e in che misura quel termine è stato utilizzato solo da lui ed è dunque più caratteristico del suo messaggio politico».

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