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Sapienza, nuova vita e vecchi problemi

Sapienza, nuova vita e vecchi problemi

Il timore dei residenti della zona è che il palazzo sia preda dei vandali. Un possibile “antidoto”? Le vernici antigraffiti

PISA. Riaprirà oggi, per una anteprima in occasione delle celebrazioni per la battaglia di Curtatone e Montanara, il palazzo della Sapienza, chiuso esattamente sei anni fa. E con questa anteprima tornano a farsi sentire le voci dei cittadini che vivono e lavorano nel centro storico.

Il timore di tutti, cittadini e soprattutto residenti del centro storico, riguarda il che cosa accadrà non appena verrà smantellato il cantiere che racchiude la Sapienza come un gioiello in uno scrigno: diventerà preda immacolata, e per questo più ambita, di chi si diverte a tappezzare e imbrattare mura e palazzi storici con delle scritte che interessano davvero a pochi irrispettosi del bene pubblico come lui?

Fortunatamente, in questo lungo restauro che ha messo a dura prova non solo chi vi opera, ma anche e soprattutto residenti e cittadini, e che prosegue fra mille difficoltà pratiche e burocratiche ormai da più di due anni e mezzo, si è giustamente pensato di rendere loro difficile la vita. In pratica, se funzionano davvero, e funzionano, le speciali vernici antigraffiti di nuova generazione, sarà impossibile per gli ottusi forzati delle bombolette scrivere aforismi, proclami e appuntamenti sulle facciate della più antica sede dell’ateneo pisano. Grazie a delle sostanze repellenti, con cui saranno ricoperte le quattro facciate del palazzo fino ad un’altezza che supera i due metri, sarà impossibile che disegni e scritte attecchiscano sul monumento. Basterà un getto d’acqua potente per rendere vano il lavoro degli imbrattatori.

Le vernici, infatti, sarebbero composte da emulsioni acquose di cere polimeriche che colmano i pori della superficie muraria, creando una barriera repellente agli oli e all’acqua e impedendo, così, alle sostanze degli affreschi indesiderati di penetrare in profondità. A cancellarli, basterebbe un getto di acqua pressurizzata a ottanta gradi centigradi.

Fra l’altro, chi sente il bisogno di immortalare i propri pensieri sui muri vuole che restino scolpiti davanti agli occhi del mondo per il maggior tempo possibile: vedere, magari, che qualcosa talora costata tanta fatica verrà rimossa nel giro di poco, dovrebbe senza dubbio scoraggiare l’impresa.

Ne parliamo con la presidente dell’ordine degli architetti della provincia, Patrizia Bongiovanni. «Soluzione apprezzabile – ci dice – ma la cosa più importante sarebbe l’educazione al rispetto del patrimonio architettonico. Il vandalismo grafico, purtroppo, è fenomeno sempre più presente nei centri urbani, che produce conseguenze importanti sul nostro patrimonio storico architettonico. Le superfici interessate dai graffiti spesso sono in materiale lapideo, in laterizio o intonacate, e hanno come caratteristica dominante la ricettività e l’assorbenza, ovvero consentono alle vernici imbrattanti, veicolate da solventi, la possibilità di penetrare rendendo difficoltosa la loro rimozione senza creare nuovi danni. Ad oggi gli interventi di pulitura non sempre hanno dato risultati soddisfacenti, perché la pur leggera azione abrasiva o l’utilizzo di solventi, quest’ultimo non consigliato, rischiano comunque di rovinare i supporti esistenti. Il ministero per i Beni culturali - prosegue l’architetto Bongiovanni – nella circolare 92 del 2003, pone l’accento sul problema della rimozione dei graffiti e sulle metodologie d’intervento ammesse. L’evoluzione tecnologica e la ricerca hanno permesso di mettere a punto nuove soluzioni. L’utilizzo di protettivi superficiali antigraffiti non permanenti, e quindi reversibili, a conclusione di un intervento di restauro o di manutenzione ci consente di prevenire o almeno attenuare i danni arrecati alle superfici dal vandalismo grafico. Si tratta quindi di creare una barriera protettiva, a base di differenti principi attivi che, una volta applicati, facilitano la rimozione dei graffiti. Ma l’applicazione dei protettivi superficiali non è un intervento completamente invisibile e spesso modifica leggermente l’aspetto cromatico, scurendo le superfici oggetto di applicazione. A Pisa si è già avviata da qualche anno una fase di sperimentazione su diversi edifici monumentali, non ultimo appunto l’edificio della Sapienza. La pulitura dei graffiti non è comunque un’operazione fai da te, ma ha una metodologia di intervento che è una vera e propria operazione di restauro, con varie tecnologie combinate, tra cui anche il laser. Direi che le vernici antigraffiti non sono la panacea che risolve tutto, anche se sono di grande aiuto a prevenire il degrado grato dal vandalismo. Come architetti ci occupiamo di restauro, ma prima ancora vorremmo parlare di salvaguardia

dei beni culturali, e promuoveremo un’azione culturale, sia con il congresso nazionale di luglio, che con altri eventi legati al territorio, che educhino alla consapevolezza del valore del nostro patrimonio storico artistico e alla sua tutela».



 

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