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Caso Ragusa, l'opinionista tv: «Logli andava assolto e vi spiego perché»

Pisa: l’opinionista tv Abbate non mette la mano sul fuoco sull’innocenza di Antonio: «Ma non lo condannerei»

PISA. «Se mia moglie sparisse ed entro 48 ore non venisse fuori cosa è successo io scapperei dall’Italia. Questo è un Paese in cui alla fine vengono a cercare te anziché fare indagini serie».

Carmelo Abbate, giornalista di Panorama e opinionista della trasmissione “Quarto Grado” di Rete 4, da sempre è schierato sul fronte dei dubbiosi nel caso Ragusa. Non innocentista tout court. «Non metterei la mano sul fuoco sull’innocenza di Antonio Logli, ma nel dubbio e in questa storia ce ne sono tanti, si deve assolvere» chiosa Abbate.

Dopo la lettura della sentenza che conferma i 20 anni Logli, Abbate ha scritto sulla bacheca del suo profilo Facebook un post fuori dal coro: «Ha vinto la folla assetata di sangue, ha perso la giustizia. E se non fosse stato lui? Provate a pensarci, per un solo secondo, questa sera, prima di chiudere gli occhi e apprestarvi a dormire. Buonanotte Italia. Sotto a chi tocca».

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Abbate perché non regge l’accusa contro Logli?

«Semplicemente perché non ci sono prove. Non siamo in presenza del principio di un Paese civile in cui si raggiunge la prova certa oltre ogni ragionevole dubbio. C’è, invece, una mostruosità giuridica».

In attesa delle motivazioni l’ipotesi è che i due testi, Loris Gozi e Silvana Piampiani, siano stati ritenuti credibili.

«Si sta portando in galera una persona colpevole di dire bugie e di adulterio. La Piampiani è una persona con un deficit intellettivo rilevante. Non ci sono riscontri sugli acquisti in farmacia quella notte che dice di essere passata in via Gigli in scooter. Vede due persone litigare e riconosce Logli e non Roberta. Dice: «Ho visto un uomo con un cagnolino”. Secondo l’accusa sarebbe Gozi. Quindi una conferma a quello che sostiene Loris. Peccato che Gozi non dica di aver visto una donna in scooter. Insomma, smentisce la Piampiani. Sono due testi inattendibili».

Gli indizi contro Logli non mancano. I cellulari fatti buttare all’amante Sara la mattina del 14 a poche ora dalla scoperta che Roberta non ha dormito in casa, la simulazione in via Gigli dell’avvistamento, i graffi sulla fronte di cui dà due versioni diverse alla domestica e ai carabinieri.

«L’irrazionalità dei comportamenti ci può stare. I telefonini? Preso atto che la moglie era sparita e che gli sarebbero andati addosso può aver cercato di limitare i danni. Se mia moglie sparisse ed entro 48 ore non venisse fuori cosa è successo io scapperei dall’Italia».

Caso Ragusa, Logli condannato anche in Appello: tensione all'uscita dal tribunale Momenti di tensione all'esterno del tribunale di Firenze tra l'avvocato di Antonio Logli e i cronisti (video Pietro Barghigiani) - L'ARTICOLO


Per i parenti parlare di allontanamento volontario è quasi offensivo per la memoria di Roberta. E anche la Cassazione nell’ordinanza che annulla il proscioglimento del marzo 2015 scrive che non possono esserci ipotesi alternative alla morte violenta.

«Chi ce lo dice che Roberta non sia uscita dopo aver litigato con il marito e, una volta in strada, e sia stata presa da qualcuno? È un’ipotesi che non si può escludere. Dove è la prova inoppugnabile che non possa essere successo? Tutto viene interpretato contro Logli.

Caso Ragusa, confermata la condanna a 20 anni per Logli: "Subito ricorso in cassazione" Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, è stato condannato in appello a Firenze per l'omicidio e l'occultamento del cadavere della moglie, scomparsa la notte fra il 12 e il 13 gennaio 2012. La sentenza ha confermato in pieno la sentenza di primo grado. "Una volta viste le motivazioni - ha detto il suo legale Roberto Cavani, nella ressa di giornalisti che affollava il tribunale di Firenze - e poi ricorreremo in cassazione". Logli, impassibile in aula come fuori, al momento lavora in comune a San Giuliano Terme, vicino Pisa. La condanna ne ha confermato l'obbligo di dimora in ambedue i comuni. video di ANDREA LATTANZI - L'ARTICOLO


L’imputato non si è posto in modo collaborativo e tanti comportamenti non lo hanno aiutato nell’immagine di marito che vuole davvero sapere che fine abbia fatto la moglie. Uno su tutti: aver portato Sara in casa.

«Sono d’accordo. Probabilmente ha pagato questo suo modo di essere. Il 90 per cento degli italiani lo vuole sulla forca. Leggo commenti da brividi. La mancanza di umanità è disarmante».

Sul caso è uno dei pochi innocentisti.

«Attenzione. Se mi chiedono “ti senti di escludere che sia stato lui?” rispondo di no. Ma non lo condannerei mai. Non metterei la mano sul fuoco sulla sua innocenza perché i dubbi ci sono. E nel dubbio si assolve. E poi una condanna a 20 anni per un omicidio? Siamo alla poca prova, poca pena. Un principio fuori dallo Stato di diritto».(p.b.)

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