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Sequestra, picchia e sposta i denti all'ex compagna

Sequestra, picchia e "sposta" i denti all'ex compagna

Pisa: la donna, badante, riuscì a scappare di casa mezza nuda. Dopo la denuncia fu trasferita in una struttura protetta: l'ex fidanzato condannato a due anni

PISA. Per scappare dal compagno violento, al culmine di una serata d’inferno, è uscita di casa mezza nuda per rifugiarsi in pizzeria. Lasciando dentro perfino il suo cane. È stato condannato a due anni e due mesi di reclusione un 48enne livornese imputato al Tribunale di Pisa per maltrattamenti contro conviventi, lesioni personali aggravate e sequestro di persona.

Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Vincenzo Molinaro e dalle legali della vittima, Beatrice Vestri e Livia Bongiorno, i fatti contestati sono accaduti nel 2011, a Pisa. L’uomo – di cui Il Tirreno non rende note le generalità per preservare l’anonimato dell’ex compagna, vittima delle percosse – avrebbe ripetutamente picchiato la fidanzata, una badante di 45 anni originaria della Repubblica Ceca, al punto che in un’occasione è dovuta andare in pronto soccorso. Sempre quella sera, dopo la denuncia ai carabinieri, la donna è stata trasferita in una casa famiglia, lontano dall’ormai ex convivente. Agli atti del processo, infatti, c’è anche il referto dei medici dell’ospedale di Cisanello.

Nelle udienze che si sono susseguite sono emerse le nottate di botte e di sofferenze. In un caso, addirittura, per sfuggire al convivente – spesso alternato da mix di alcol e farmaci, secondo quanto emerso in aula – l’ex compagna fu costretta a rinchiudersi in bagno, visto che le chiavi della porta d’ingresso erano state sequestrate e, quindi, non poteva fuggire. Nel racconto anche danni ai denti, come gli incisivi spostati «di mezzo centimetro». «Non si trattava di scontri fisici in cui una persona può difendersi – ha concluso il pm onorario Molinaro – ma di continue umiliazioni. C’era un comportamento reiterato e giornaliero teso a maltrattarla».

«L’imputato – ha poi aggiunto l’avvocata Bongiorno davanti al giudice Piero Murano – non ha mai negato di aver avuto momenti di ira e li attribuisce al fatto che lei fosse disordinata e non sistemasse casa». La difesa, pur riconoscendo gli scatti d’ira da parte dell’imputato,

per lui aveva invece chiesto l’assoluzione, puntando sul fatto che l’unico referto medico certificasse solo delle lievi lesioni e che le altre violenze fossero emerse solo dal racconto della vittima. Ma il giudice Murano ha confermato le richieste del pm e della parte civile.
 

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