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Caso Ragusa, Daniele piange e papà lo abbraccia

Alla lettura del verdetto il figlio di Antonio Logli scoppia in lacrime. I due si fanno forza a vicenda dopo la condanna

FIRENZE. Ci avevano sperato. Quelle ore di attesa erano state interpretate come un ripensamento della sentenza di primo grado. Una camera di consiglio di quasi sette ore non avrebbe avuto senso se di fosse limitata a confermare quello che era già stato scritto nel primo verdetto, era il pensiero non rivelato, ma coltivato nel più profondo dell’animo.

Si sbagliavano Antonio Logli e il figlio Daniele che anche ieri era accanto al padre dopo l’udienza di marzo in cui il sostituto procuratore generale aveva chiesto il bis alla sentenza di condanna a 20 anni per suo padre.

Caso Ragusa, confermata la condanna a 20 anni per Logli: "Subito ricorso in cassazione" Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, è stato condannato in appello a Firenze per l'omicidio e l'occultamento del cadavere della moglie, scomparsa la notte fra il 12 e il 13 gennaio 2012. La sentenza ha confermato in pieno la sentenza di primo grado. "Una volta viste le motivazioni - ha detto il suo legale Roberto Cavani, nella ressa di giornalisti che affollava il tribunale di Firenze - e poi ricorreremo in cassazione". Logli, impassibile in aula come fuori, al momento lavora in comune a San Giuliano Terme, vicino Pisa. La condanna ne ha confermato l'obbligo di dimora in ambedue i comuni. video di ANDREA LATTANZI - L'ARTICOLO

LA SENTENZA E LE LACRIME

La Corte d’Assise d’Appello gli ha risparmiato l’arresto . Per il resto ha ribadito quanto deciso dal gup Elsa Iadaresta il 21 dicembre 2016. Chiuso in casa dalle 21 alle 6 e divieto di uscire dai comuni di Pisa e San Giuliano Terme. Non se l’aspettavano una condanna che ha spezzato la fragilità di un giovane che in pochi secondi sente pronunciare da un Tribunale due verità giudiziarie a cui non vuole arrendersi: la mamma è stata uccisa e l’autore è il papà.

Uno choc che fa scoppiare il lacrime Daniele. Piange per il papà che lo abbraccia, proteggendolo da un effetto collaterale di un caso che va oltre le cronache giudiziarie.

Daniele e la sorella minore da sei anni convivono con una vicenda tormentata per chi l’ha dovuta subire senza aver alcuna responsabilità. Credono nell’innocenza del padre anche quando dice che la mamma se ne è andata. Solo che due sentenze ribaltano la versione del papà e, anzi, lo dipingono come un assassino. Uno che ha ucciso la loro madre. In quell’abbraccio Logli rincuora il figlio, ma chi li ha visti uniti in quel modo spontaneo giura che anche Daniele voleva sostenere il padre con una fisicità che nel dolore ha rinsaldato ancora di più il loro rapporto.

Caso Ragusa, parla il figlio di Logli: "Mio padre è innocente" Daniele Logli, figlio di Antonio e di Roberta Ragusa, crede nell’innocenza del padre e scrive ai giudici della Corte d'Appello - L'ARTICOLO

LA GIORNATA IN TRIBUNALE

È stata una giornata difficile, carica di tensione e adrenalina. L’attesa che sembrava non finire mai. L’intervento del secondo avvocato di Logli, Saverio Sergiampietri, le repliche delle parti civili (presenti gli avvocati Enrico Maria Gallinaro, Roberto Ciniglio, Gaetano Turcio, Nicodemo Gentile) e del difensore storico del marito di Roberta Ragusa, l’avvocato Roberto Cavani. Poi la camera di consiglio della giuria.

Erano le 11,15. L’annuncio della sentenza non prima delle 15,30. Logli che non è mai uscito dall’aula per evitare la folla del caravanserraglio giornalistico. Si è portato un panino e lo ha mangiato tra i banchi del Tribunale.

È rimasto dentro fino alla lettura della sentenza che lo ha riconosciuto colpevole dell’omicidio della moglie. E all’uscita non ha potuto evitare la pressione di telecamere e taccuini.

In silenzio, protetto dai suoi legali, ha percorso la distanza che dall’aula porta all’esterno del Palagiustizia ed è salito su un taxi insieme al figlio. «C’è amarezza per una sentenza che non ci aspettavamo – spiega Cavani –. Vediamo come sarà motivata. Rilevo che da un lato viene condannato per omicidio e poi si nega il suo arresto immediato perché non ritenuto socialmente pericoloso».

Il Palagiustizia di Novoli a Firenze, abituato a ospitare processi mediaticii ha ospitato un caso giudiziario destinato a restare negli annali della cronaca nazionale. E per certi versi a uscire dal perimetro del “semplice” fattaccio di nera per diventare il paradigma dei misteri.

Una sparizione per la quale la Cassazione nell’annullare il prosciogliomento di Logli nel marzo di due anni fa escluse «possibili ipotesi alternative alla fine violenta della donna» accantonando in maniera evidente scenari di allontanamenti volontari dell’imprenditrice di Gello di cui non si hanno più notizie dal 13 gennaio 2012. Due sentenze nel merito dicono che sia stato il marito a ucciderla e far sparire il cadavere.
 

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