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Terzo furto da Anconetani: «Basta, pronto a vendere»

È il secondo colpo in cinque giorni. L’imprenditore: «Dormirò nel locale». Il titolare di Romeo invoca «una risposta forte di tutti per difendere la città»

PISA. «Il locale è in vendita. Chi fosse interessato mi contatti. Non voglio più vivere in una città ridotta così». Per capire lo sfogo di Matteo Anconetani, imprenditore della ristorazione con Pescepane in piazza della Berlina e Romeo Pizza & Bistrot sul lungarno Mediceo, si deve fare un passo indietro e restare ancorati alla cronaca. Quella che racconta ogni giorno di proprietà violate dai ladri. In due mesi il locale sul lungarno è stato visitato tre volte. L’ultima nella notte tra ieri e venerdì. La penultima domenica 8 aprile: due colpi in cinque giorni. Una frequenza che fa saltare i nervi al ristoratore al punto da annunciare la messa in vendita del Romeo Pizza & Bistrot. «Intanto, da stasera (ieri, ndr) inizio a dormire nel ristorante – anticipa Anconetani –. Se dovessero rientrare li voglio vedere in faccia».

L’incursione è avvenuta tra l’una e le 10 circa di ieri mattina. Non c’è un sistema d’allarme. E fino all’una Anconetani è rimasto nel ristorante. Quello che è successo dopo lo raccontano i segni del passaggio del ladro. È entrato forzando la porta che dà su vicolo del Roncioni. Era ancora da riparare dopo il raid della scorsa domenica. Si è trovato in cucina e, senza danneggiare alcunché, si è portato alla cassa dove ha prelevato circa 20 euro. Il pezzo forte, però, era un altro. Una tv Samsung 40 pollici, nera, attaccata alla parete al centro della sala. È stata sradicata. «Magari non sono riusciti a prenderla domenica e sono tornati per finire il lavoro – sbotta l’imprenditore, nipote dell’indimenticato Romeo e figlio di Adolfo, altro personaggio legato all’epopea nerazzurra –. I fili strappati sono stati abbandonati nel vicolo verso il lungarno. A parte l’attacco del televisore non è stato rotto nient’altro. A questo punto non saprei cosa potrebbero rubare. Tanto vale tenere le porte aperte, almeno non le spaccano».

Sul posto è arrivata una volante della polizia per un primo sopralluogo. Intorno non ci sono telecamere vicine. A poche decine di metri, in piazza Mazzini, c’è la prefettura con i suoi sistemi di videosorveglianza. Anconetani è attraversato dalla rabbia di chi è costretto solo a subire. E intorno a sé non vede reazioni. Quando la notizia si è diffusa lo hanno chiamato a decine. «Già è difficile lavorare – si infervora – e trovare ogni giorno stimoli per andare avanti. Se poi diventiamo bersagli di ladri impuniti è davvero la fine. Dobbiamo difendere la nostra città. È un impegno che deve riguardare tutti, dalla stampa alle categorie, dalla politica alle forze dell’ordine. Altrimenti davvero non vale la pena fare questa vita. Verrebbe voglia di andare via, subito. Non si può continuare a vivere in un posto in cui a chi delinque è garantita l’impunità e chi lavora deve subire raid e vandalismi. Chi parla

di reati e furti in calo non so in quale città viva». Aggiunge il padre, Adolfo: «Ormai siamo al degrado più completo e le autorità non fanno abbastanza per tutelare chi lavora. Possibile che dopo tutti questi furti non si riesca a prendere i ladri? Alla fine dovremo farci giustizia da soli».

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