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Politico a processo per ricettazione e porto abusivo d’armi

Dopo aver pulito da volontario un monumento storico si era dimenticato in auto un machete e due pietre rotte

PISA. Come fare del bene, da cittadino esemplare, e ritrovarsi sotto processo. Se esistesse un manuale delle beffe, il politico che da volontario-spazzino si è ritrovato a giudizio per ricettazione e porto abusivo di arma avrebbe diritto a un capitolo. Forse il primo, quello esemplare, per dare l’idea che, a volte, la realtà non è come ci appare. Partiamo dalla fine. L’imputato, un 56enne di Pisa, viene denunciato dai carabinieri perché in un controllo nella zona di Volterra, dove si era recato per alcune commissioni, gli trovano in auto un machete e due pietre. Lui si qualifica. È incensurato, ha occupato incarichi pubblici e fa ancora politica attiva. Non è, insomma, uno che va in giro con un’arma del genere per chissà quale fine. Spiega perché ha quegli oggetti in macchina. Non basta. La denuncia dei militari arriva in Procura che, con una citazione diretta a giudizio, spedisce il politico davanti al giudice Beatrice Dani. La sua colpa può essere quella di una leggerezza. Al massimo una disattenzione, è la tesi dell’avvocato Tiziano Checcoli che ha prodotto gli articoli di stampa che spiegano l’origine delle pietre e del machete. Una versione che ora dovrà essere ripetuta in aula. Nella speranza di essere creduto. Era il 15 giugno 2016 quando l’imputato, con altri amici e volontari, promosse la ripulitura del monumento mediceo, detto delle Bocchette, porta della città a Putignano. Dopo il restyling, in occasione di San Ranieri, il monumento recuperato era stato addobbato con i lumini. E proprio il 56enne aveva lanciato l’idea su Facebook, felicemente accolta da diversi volontari. Entusiasta si presenta alle Bocchette. Per togliere le erbacce servono strumenti idonei. Lui ha un machete. Dopo ore di lavoro, il monumento viene liberato da quegli orpelli sgradevoli tra cartacce e vegetazioni che offuscavano un gioiello di ingegneria idraulica del 1558. Poi succede che il volontario trova due pietre cadute dal monumento e le mette in auto pensando di portarle alla Soprintendenza. Nel bagagliaio ripone il machete.

Si dimentica di riportarlo a casa e quando viene fermato dai carabinieri non può evitare la denuncia. E ora il politico-volontario si ritrova sotto processo per una leggerezza dopo aver contribuito a tirare a lucido un monumento dimenticato. Senso civico “annullato” da una dimenticanza.

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