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Ingerisce 77 ovuli di eroina: condannato corriere della droga

Pisa: sei anni di reclusione per un cinquantenne arrivato dal Pakistan con lo stomaco pieno di stupefacenti. Fu beccato al Galilei nel settembre del 2017

PISA. È stato condannato a sei anni e 5.000 euro di multa, nonché all’espulsione dallo Stato italiano. Questa la pena inflitta mercoledì 11 aprile in rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Donato D’Auria, al cinquantenne pachistano Ahmed Saghir. L’uomo – difeso dall’avvocata livornese Barbara Luceri, ieri sostituita dalla collega Silvia Martelli – nel settembre scorso aveva ingerito ben 77 ovuli di eroina, rischiando seriamente di morire se solo uno di questi si fosse aperto nel suo stomaco.

La polizia aerea, che evidentemente stava seguendo da tempo i movimenti del cinquantenne, lo ha fermato appena atterrato all’aeroporto Galileo Galilei, dove era arrivato con un volo di linea in coincidenza dal Pakistan. Dopo essere stato segnalato sul velivolo con destinazione Pisa, infatti, i poliziotti si sono mossi bloccando il cittadino asiatico prima che raggiungesse l’esterno dell’aerostazione, quando ancora si trovava nella sala dove si ritirano i bagagli spediti in stiva alla partenza. Dopo gli accertamenti diagnostici, la scoperta delle tantissime dosi di eroina chiuse nello stomaco.

Saghir è stato condannato per traffico internazionale di stupefacenti, nonostante la difesa abbia cercato di dimostrare che lui fosse solo l’addetto al trasporto della droga, il cosiddetto corriere, con il compito di portare l’eroina in Italia per poi essere ricompensato dagli spacciatori locali, per altro con cifre irrisorie che certo non possono giustificare il rischio per la vita.

Il giudice per l’udienza preliminare – Donato D’Auria – ha accolto la richiesta di sei anni di reclusione presentata dal pubblico ministero, contrariamente agli avvocati difensori che invece puntavano a una condanna più mite, in relazione a quello che loro ritenevano solo un ruolo di corriere da parte di Saghir, con una pena che avrebbe oscillato fra i sei mesi e i quattro anni di reclusione.

L’uomo – che era già detenuto nel carcere Don Bosco di Pisa – rimarrà all’interno del penitenziario,

almeno fino al rimpatrio in Pakistan, se avverrà entro la fine della pena. La difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, dove vivono alcuni parenti del cinquantenne pachistano. Ma il giudice per l’udienza preliminare si è opposto alla richiesta.

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