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Aste pilotate, Luvisotti: dalla nomina di cavaliere agli arresti

CHI SONO GLI ARRESTATI. Finito ai domiciliari, l’ex consigliere regionale con il vitalizio da 1.600 euro era stato appena insignito dell’onorificenza

PISA. Il 18 dicembre è stato decorato Cavaliere al merito della Repubblica italiana. Eppure da ieri è agli arresti domiciliari. Una discesa tutta in picchiata per un politico navigato come lui, con un lungo passato da consigliere comunale e regionale fra le fila della destra. Virgilio Luvisotti – pisano di Rigoli, una frazione di San Giuliano Terme lungo la vecchia via Lucchese – è perfino titolare di un vitalizio: poco più di 1.600 euro al mese secondo i documenti del 2014 firmati dal Consiglio regionale della Toscana.

Aste pilotate: i 7 arrestati e le accuse della Procura Immobili al centro di aste pilotate, fatti comprare da prestanome. Intorno a questa accusa gira l'inchiesta che ha portato a 7 arresti "eccellenti". Tra questi il giudice Roberto Bufo e Virgilio Luvisotti, direttore dell'Igv (ovvero Istututo vendite giudiziarie) di Pisa, Livorno, Grosseto e Lucca - L'ARTICOLO E LE INTERCETTAZIONI


Ma nonostante gli 84 anni da festeggiare il 28 febbraio, nell’ultimo giorno normale del mese più breve dell’anno, Luvisotti di smettere di lavorare proprio non ne vuole sapere. Con il suo impegno che prosegue senza sosta, forte anche di quell’onorificenza conferitagli con un decreto dello scorso 2 giugno e consegnata durante una cerimonia, a fine 2017, nell’auditorium della prefettura di Pisa per «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione». Sembra uno stakanovista della politica e delle aste giudiziarie, Luvisotti, a dispetto dell’età avanzata: era (ed è ancora) il presidente dell’Associazione nazionale degli Istituti di vendite giudiziarie, nonché il direttore di quello per le province di Pisa, Livorno, Lucca e Grosseto. Dove c’era anche il suo braccio destro: il pisano Giovanni Avino, 36 anni, vicedirettore e anch’egli agli arresti domiciliari.

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«Ragioniere, perito e consulente», recita la sua biografia sul vecchio sito della Regione. Un uomo con la politica nel sangue, con un curriculum non solo da contabile. E una visione di destra, più che di centrodestra. A 18 anni – era il 1952 – aderisce al Movimento sociale italiano di Giorgio Almirante, quando il segretario era Junio Valerio Borghese, il principe nero che ha frequentato anche all’Accademia navale di Livorno e che, dopo un passato da comandante della Decima Mas, nel Settanta tentò perfino un colpo di Stato, poi annullato. Nel Msi, Luvisotti ricopre molteplici incarichi, seguiti da otto mandati come consigliere di minoranza nella rossa San Giuliano Terme e la prima esperienza nel ’95 nella Sala del Pegaso, a Firenze, quando si candida nella lista di Alleanza nazionale della circoscrizione di Pisa e il 23 aprile del ’95 viene eletto fra le fila dell’opposizione. Al governo c’era il pistoiese Vannino Chiti, esponente di primo piano dei Democratici di sinistra.

Giovanni Avino
Giovanni Avino


In quella tornata l’ex missino pisano aveva preso 5.887 voti, saliti a 6.977 alle consultazioni del 2000, quando al timone sale Claudio Martini (sempre democratico di sinistra) e lui viene rieletto, con An, diventando segretario dell’Ufficio di presidenza del Consiglio e membro della quarta commissione sanità. Nel “parlamentino regionale” Luvisotti c’è stato 15 anni, fino al 2010. Anche se negli ultimi anni aveva lasciato il suo partito – quello guidato da Gianfranco Fini – per traslocare nel Gruppo Misto. Poi è stato fra i promotori di Alleanza federalista, il gruppo regionale che si è costituito il 10 maggio del 2007 e che dal 29 aprile del 2009 cambia nome in Alleanza Federalista-Pdl. Formazione di destra per la quale Luvisotti è stato vicepresidente, ma anche tesoriere. Mentre a San Giuliano Terme, dove vive, l’ex missino ha smesso solo nel 2014 di fare il consigliere comunale, impegnandosi però dal 2011 in poi ne “La Destra” di Francesco Storace.

Poi, qualche anno più tardi– nel febbraio del 2016 – la proposta di onorificenza come Cavaliere al merito della Repubblica italiana, avanzata dall’allora prefetto di Pisa, Attilio Visconti, sulla scorta di dettagliate informative richieste non solo sul suo conto, ma per tutti i quattordici decorati della provincia, prima ai carabinieri, poi all’Agenzia delle entrate. Infine il via libera, dal Quirinale, nel luglio del 2017. Preludio dell’onorificenza consegnata il 18 dicembre, meno di un mese prima del suo arresto.

 

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