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Aste pilotate per case e terreni: 7 arresti. Ci sono anche il giudice Bufo e Virgilio Luvisotti

Truffa delle vendite giudiziarie: coinvolti anche commercialisti e avvocati, alcuni di loro sono stati anche in politica

PISA. Aste pilotate. Vendita di case, immobili, terreni ad amici e conoscenti. Per queste accuse 7 persone, fra cui il direttore dell'Istituto ufficio vendite giudiziarie di Pisa Virgilio Luvisotti e il giudice del Tribunale di Pisa Roberto Bufo, sono state raggiunte da misura di custodia cautelare. L'inchiesta, infatti, riguarda una presunta turbata libertà degli incanti, coinvolgendo giudici, funzionari, avvocati, commercialisti di mezza toscana. Ipotizzata, per alcuni indagati, anche l'associazione a delinquere e il falso. L'inchiesta è condotta dai carabinieri di Massa ed è coordinata dalla procura di Genova, dal momento che sono coinvolti anche magistrati (quando sono coinvolti magistrati toscani la procura competente diventa quella ligure). Per un filone d'inchiesta indaga anche la procura di Massa. 

GLI ARRESTATI

Fra i quattro arrestati a Pisa, come detto, c'è anche Virgilio Luvisotti, direttore degli istituti ufficio vendite giudiziarie di Pisa, Lucca, Livorno e Grosseto. A lui, e ad altre persone residenti nella provincia pisana, nel dicembre del 2017 era stato consegnato il diploma di Onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana .

Luvisotti è anche presidente dell'Associazione nazionale Istituti vendite giudiziarie ed è stato consigliere regionale ed esponente di Alleanza nazionale poi passato al Gruppo Misto, mentre Bufo per un breve periodo è stato assessore alla sicurezza del Comune di Portoferraio. Per lui, nel 2010, anche l'esperienza di assessore in un'altra amministrazione toscana: il Comune di Vergemoli. Bufo, 56 anni, è residente a Carrara e in servizio al tribunale di Pisa , in precedenza era pubblico ministero a Massa.

In carcere anche un commercialista carrarese Roberto Ferrandi, 65 anni, incaricato delle vendite giudiziarie al tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili; sua figlia Francesca, avvocato trentenne, curatore delle eredità giacenti e tutore per le amministrazioni di sostegno con nomina specifica del tribunale di Pisa; Oberto Cecchetti, 72 anni, romano, giudice di pace in quiescenza e avvocato del foro di Pisa e curatore per le eredità giacenti con nomina del tribunale pisano.

Ai domiciliari, oltre a Luvisotti, sono finiti il suo braccio destro all'Ivg Giovanni Avino, anche lui di Pisa, 36 anni; Luca Paglianti, 53 anni di Pontedera, architetto e dipendente della Provincia di Pisa oltre che consulente tecnico d'ufficio del tribunale pisano.

LE ACCUSE

Secondo gli inquirenti Bufo, Roberto e Francesca Ferrandi, Paglianti e Cecchetti si sarebbero associati tra loro per commettere un numero indeterminato di delitti sia di corruzione in atti giudiziari sia di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti, peculato e falsi ideologici in atti pubblici. In ambienti investigativi si spiega che il magistrato e il commercialista carrarese avrebbero promosso condotte finalizzate all'appropriazione illecita "di somme di denaro destinate allo Stato giacenti all'interno di assi ereditari e amministrazioni di sostegno non riscosse da eredi o enti pubblici, inserendo la figlia di Ferrandi nel sodalizio" e affidandole "sistematicamente in violazione delle regole procedurali incarichi di amministrazioni di sostegno e curatele" per ottenere una gestione più compiacente delle pratiche. Paglianti, invece, secondo l'accusa effettuava "compiacenti valutazioni degli immobili" delle eredità mentre Cecchetti si sarebbe finto un "creditore fittizio dei compendi ereditari". I reati sarebbero stati commessi fra l'aprile del 2016 e il gennaio del 2018.

Luvisotti e Avino sono invece accusati di avere ceduto fittiziamente a Bufo una Mercedes Glk usata del valore di circa 12mila euro affinchè assegnasse loro incarichi di custodia e di vendita di un maxi yacht la cui base d'asta sfiorava i 4 milioni di euro e venduto poi a 4,8 milioni. L'operazione sarebbe stata gestita dall'istituto vendite giudiziare del tribunale di Pisa e si sarebbe formalizzata nel tribunale stesso.

Luvisotti e Avino sono anche accusati di avere ricevuto circa 300mila euro di provvigioni all'istituto di vendite giudiziarie per indennità di sosta del bene custodito e in seguito per avere "ritardato un atto del proprio ufficio e avere favorito la parte acquirente". I carabinieri di Massa che hanno eseguito gli arresti hanno anche perquisito le abitazioni e gli uffici degli indagati sequestrando "ingente documentazione probatoria" e acquisito "tutti gli hardware e software (computer e dispositivi elettronici vari) in uso agli arrestati". Posta sotto sequestro anche la Mercedes in uso a Bufo.

ASTE PILOTATE DAL 2016

Secondo quanto emerso dalle indagini le aste pilotate del tribunale di Pisa andavano avanti dal 2016. Gli investigatori hanno ricostruito che il giudice civile Roberto Bufo avrebbe conferito alla figlia di Roberto Ferrandi, delegato alle vendite giudiziarie, diversi incarichi di curatela delle eredità giacenti e di amministrazione di sostegno in modo da aggiudicarsi, tramite prestanome, immobili e terreni

venduti all'asta a Massa. Sempre secondo gli inquirenti genovesi, il magistrato sfruttando il proprio ufficio pubblico e coordinando l'attività di altri professionisti che gestivano i beni avrebbe favorito l'appropriazione di somme di denaro che avrebbero dovuto essere restituite all'erario.

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