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Mafia, via alle regole per riassegnare i beni confiscati

Dopo il caso Salustri, il consiglio approva norme speciali  per affidare a giovani gli immobili sottratti alle cosche

SAN GIULIANO TERME. No, qui la mafia non ha mai messo radici. Solo il Salustri tre anni fa è finito nel mirino della Guardia di Finanza. Le fiamme gialle scoprirono che con il ristorante i suoi gestori facevano da paravento a un giro di riciclaggio della camorra e lo misero sotto sequestro.

Ma, appunto, nel mirino ci finirono i gestori, non i proprietari. Tant’è che oggi il locale è una delle tappe fisse per le cene della legalità promosse da Libera, rinato e con una direzione assolutamente estranea a quella vicenda. Ma negli ultimi anni in provincia di Pisa si sono contati almeno 10 immobili sottratti alle organizzazioni criminali (8 a Cascina, 1 a Santa Maria a Monte, 4 a Vicopisano). Segno che il territorio può essere infiltrato ovunque. Per questo il Consiglio comunale di San Giuliano ha da poco approvato all’unanimità un regolamento per la gestione dei beni confiscati alle mafie. Il pacchetto norme, promosso con una proposta di delibera dalla consigliera dei Cinque stelle Silvana Minucci, è concepito come un deterrente e fissa le regole con cui le eventuali proprietà strappate ai clan potrebbero venir assegnate ad associazioni di volontariato o enti sul territorio. «Il regolamento - dice Minucci - intende realizzare un deterrente sul territorio, attraverso un attacco alle ricchezze mafiose che potrebbero essere sequestrate o confiscate sul territorio del comune di San Giuliano Terme. Hanno raccontato i collaboratori di giustizia siciliani, ma il discorso vale per tutti i mafiosi, che si diventa mafiosi per due ragioni: l’esercizio del potere e il desiderio di ricchezza. Se la volontà di arricchirsi è uno dei fattori che inducono a divenire mafiosi, l’impoverimento della mafia, attraverso l’aggressione processuale ai patrimoni mafiosi, è una scelta razionale dello Stato nella sua azione di contrasto strutturale alle mafie».

Con il regolamento, «i beni mafiosi potranno così essere destinati effettivamente a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali, nonché alle associazioni di protezione, attraverso regole chiare e condivise da tutte le forze politiche presenti in Consiglio». Il regolamento, infatti, disciplina come va destinato un bene, a quali soggetti, la durata della convenzione, l'uso del bene, le modalità di controllo sulla sua utilizzazione e «stabilisce i principi e disciplina le modalità, i criteri e le condizioni per la concessione in uso a terzi dei beni immobili confiscati alle mafie, garantendo sul territorio di San Giuliano Terme un deterrente e una corretta destinazione chiara e trasparente del bene eventualmente confiscato o sequestrato a qualsiasi organizzazione criminale». Con il voto all’unanimità, «la nostra proposta - dice Minucci -
ha determinato un percorso condiviso da maggioranza e minoranze anche in Commissione, nel segno dell’alto interesse verso la legalità, contro qualsiasi tipo di mafie e per realizzare un effettivo utilizzo sociale degli immobili sequestrati o confiscati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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