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Derby Pisa-Livorno? Semmai Pisa-ex porto pisano...

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Derby Pisa-Livorno? Semmai Pisa-ex porto pisano...

LE(G)GENDE PISANE. Lo certifica la storia: fu infatti Triturrita il nucleo abitativo che dette origine a Livorno

PISA. È di pochi giorni fa la notizia che a Livorno, in Comune, hanno festeggiato il compleanno della città, che, secondo una pergamena rinvenuta all’Archivio di Stato di Pisa, esisteva già intorno all’anno 1000.
Burlescamente mi verrebbe da dire che hanno “scoperto il buo alla conca”. Però, prendo il buono della cosa, ovvero che i livornesi ambiscono a ricercare e consolidare le proprie origini e ciò fa solo piacere.
Però, nell’accampare un po’ di spazio nel grande mosaico del tempo, i livornesi non debbono dimenticare la loro vera origine, mentre noi, i pisani, dovremmo prendere esempio dall’iniziativa e consolidare e riaffermare la nostra identità. L’esistenza della cattedrale e della torre più famose del mondo, riprova di illustri fasti, non ci possono esimere dal ricercare e dal conoscere.

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Livornesi e pisani, buttiamo insieme un occhio al Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, redatto da Emanuele Repetti (Carrara, 1776 - Firenze, 1852). La sua ponderosa opera, pubblicata a fascicoli dal 1833 al 1846, fa tesoro di ogni documento fino ad allora scoperto e Repetti, da mille tessere spaiate, ricompone un quadro di insieme.

Si cita Cicerone, contemporaneo di Gesù, che scrive una missiva al fratello Quincio, avvisandolo che un comune amico, per recarsi in Sardegna: “... prende imbarco da Labrone, in quello di Pisa, qui out Labrone aut Pisis conscenderet…”. Repetti poi cita l’opera del gallo Claudio Rutilio Namaziano, praefecto urbi a Roma nel 414 d.C.. Claudio Rutilio, costretto da vicende storiche a tornare a casa, compie un viaggio in nave da Roma a Tolosa e fa sosta nei vari porti, descrivendone caratteristiche pregi e difetti. L’opera che ci è giunta, “De reditu suo”, ovvero, “Del proprio ritorno”, è un vero e proprio atlante geografico. Avendo parlato di navi pisane, due settimane fa, ricordo come il porto fluviale, culla di molti relitti, sia stato in funzione verosimilmente dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C. e che, per insabbiamento della laguna, i pisani avessero già strutturato nel IV secolo un approdo al mare, in zona protetta e ovviamente in territorio di proprietà. Fu così che Claudio Rutilio, viaggiando da Roma, decise di far sosta a Pisa, e di quella Pisa ci lascia la seguente descrizione.

“... Finalmente salvi dal mare burrascoso e irato potemmo navigare fino all’altezza del porto pisano, da dove fu bello giungere a Triturrita; questo è il nome del castello, che, isolato, si staglia su una sporgente muraglia... Ammirai moltissimo l’illustre porto… oramai da ogni popolo conosciuto per le ricchezze e per le sue potenzialità: l’emporio di Pisa che si protende nel mare aperto ammirabile per l’aspetto e la potenza. Pisa… distava allora la città cinque miglia dalla costa, ma il mare la lambiva quasi, grazie alla foce dell'Arno e ad un'ampia insenatura lagunare (il porto alla stazione di San Rossore, ndr). A Pisa si giungeva dal mare e poi per terra, da Triturrita, un borgo posto all'imboccatura del suo porto… Il porto era magnifico e molto frequentato per le merci che vi si potevano vendere e acquistare: luogo di bellezza incantevole. Pisa era situata su una striscia di terra a forma di cuneo, stretta tra l'Arno e il Serchio che proprio in quel punto confluivano in un unico letto. Aveva forma, grosso modo, quadrata e là dove le vie principali, il cardo e il decumano, si incrociavano, era il foro, adorno di statue di magistrati e di cittadini benemeriti illustrate da epigrafi elogiative. Intorno poi, e in altri luoghi della città, erano l'Augusteo, in onore di Cesare Ottaviano Augusto, templi, terme e il teatro e nelle immediate vicinanze della città, lungo le vie consolari, ville suburbane, sepolture e poi boschi e campi coltivati e larghi specchi d'acqua…” (Claudio Rutilio Namaziano, De reditu suo, Itinerarium, V secolo d.C.).

Emanuele Repetti, compendia nel suo dizionario le notizie di Claudio Rutilio con altri documenti, e addirittura riferisce le quote della profondità di ingresso al porto. Ci ricorda poi come la Marchesa Matilde di Toscana attribuisse all’Opera della Primaziale il suo Castello in Livorno, affinché la rendita servisse alla costruzione della cattedrale.  Pergamena del 1103. Quindi è Triturrita, il nucleo abitativo che originerà Livorno e la storia la consacra territorio e possedimento pisano. Anzi, Pisa stessa! Repetti, traccia la storia, la conformazione geologica, idrologica, citando anche quei fossi divenuti tristemente noti per l’alluvione di settembre. Per concludere, basta aprire i libri, per capire che Livorno è sempre stato di fatto Porto Pisano, terra pisana, oggi identificabile con la foce dello Scolmatore e deposito della raffineria Stanic, dove una volta c’era il mare e oggi c’è il petrolio. Livornesi e pisani sono un unico popolo che parla la glossa della costa e sarebbe il caso che festeggiassero insieme le ricorrenze delle origini, retrodatando tutto a tre millenni orsono.

Per chiudere, potere della toponomastica, il mio plauso a chi decise in un recente passato di unire indissolubilmente i due personaggi storici citati e collocarli per l’eternità esattamente a metà strada fra Pisa e Livorno. Via Claudio Namaziano e via Emanuele Repetti sono parallele e si trovano a San Piero a Grado. PisOrno dunque non è utopia e se anche politicamente fossero afferrate le analogie e le risorse di questa fascia costiera, ci potremmo anche scrollare di dosso la pesante ombra fiorentina.
La storia, insegna sempre, e per il derby, vinca il migliore, tanto siamo tutti pisani.

 

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