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L’onta del tradimento

611 anni fa la caduta nelle mani delle truppe fiorentine. La fine non fu con la sconfitta della Meloria. Dopo quella battaglia Pisa seppe riprendersi combattere conquistare e mercanteggiare

PISA. Esattamente 611 anni fa, come fosse stamani, le truppe fiorentine capitanate da Gino Capponi malversavano per le vie della città di Pisa. Già la notte si era tinta di rosso. Sangue pisano era stato versato, granai incendiati e donne razziate. Dopo secoli di estenuante lotta Pisa era caduta in mano del nemico. Si badi bene, non per sconfitta militare, ma per mezzo e con l’onta del tradimento. Se una leggenda ormai assurta a verità narra che la fine di Pisa avvenne con la sconfitta della Meloria, è bene invece precisare che dopo quell’infausta battaglia Pisa seppe riprendersi e combattere, conquistare e mercanteggiare.

Prova ne è che il 29 agosto del 1315, oltre trenta anni dopo la Meloria, Pisa sconfisse Firenze e i suoi alleati Angioini nella gloriosa battaglia di Montecatini. Il cronista Giovanni Villani, ebbe allora a raccontare che “... tutte le famiglie fiorentine dovettero contare lutti in casa. Pisa era dunque rimasta potente e salda fino alla fine del XIV secolo, compatta agli occhi dei nemici”. Ma, come sappiamo, il potere lacera, distorce e muta gli animi anche degli uomini più miti e negli anni che seguirono alla vittoria di Montecatini, in Pisa si ebbero aspre lotte fra le fazioni cittadine. Raspanti e Bergolini, Appiani e Gambacorta, interessi diversi, visioni politiche diverse, diversi alleati. In un susseguirsi di colpi di scena politici o efferati crimini, il secolo si chiudeva all’insegna dell’incertezza e della debolezza delle istituzioni cittadine.

LE(G)GENDE PISANE: gli articoli

Nel 1399 Gherardo Appiani, signore di Pisa, pensò che fosse meglio lavarsene le mani e vendette la città al duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti. Ma la malasorte, privò il duca della vita nel 1402 e il di lui figlio, l’incapace Gabriele Maria, si trovò suo malgrado signore della nostra città e a Pisa prese dimora. Ma eravamo una città potente e ambita e il re di Francia, quello di Napoli e i sempre ostili fiorentini, concentrarono le pressioni politiche sul giovane duca, arrivando ad offrire per l’acquisto di Pisa 200.000 fiorini d’oro. Appena si seppe che il Visconti avrebbe accettato, scoppiò la rivolta e truppe partigiane alzarono barricate contro il duca traditore.

Il giovane Gabriele Maria fuggì da Pisa per non fare mai ritorno e la città, trovatasi senza guida e senza ordinamento, richiamò in patria l’esiliato Giovanni Gambacorta. Questi, era fuggito da Pisa nel 1392, quando lo zio Pietro era stato brutalmente assassinato e la città era passata in mano alla fazione nemica dei Gambacorta, gli Appiani appunto. E fu così in un gioco dove i traditi e traditori si avvicendavano al potere, che agli inizi di ottobre del 1405 Giovanni Gambacorta, precedentemente annoverato come nemico di Pisa, fu solennemente investito Cavaliere e Difensore del Popolo. In una situazione così fluida e con un governo poco autorevole, Firenze decise di tentare ancora una volta la conquista. Mai era riuscita per via militare, mai era riuscita con forza e con onore. Così, mentre in città il Gambacorta faceva piazza pulita esiliando le famiglie nemiche, confiscando i loro beni e le loro navi, Firenze conquistò Vicopisano il 17 luglio del 1406 e nell’ottobre si presentò alle porte della nostra città. Mai sarebbero entrati combattendo lealmente. Mai avrebbero potuto dimostrare di sopravanzarci in forza e coraggio, sia pur fossero numericamente più forti.

Dove non poterono le spade, arrivò il denaro. In gran segreto, l’arrogante e presunto Difensore del Popolo inviò il suo procuratore, tal Bindo di Bartolomeo delle Brache a patteggiare con Firenze la resa di Pisa. Nei Capitula dei Gambacurtis si può ancora leggere che al cavalier Giovanni furono concesse “... tre case in Firenze e l’onore della cittadinanza, 50.000 fiorini d’oro e la signoria di Bagno di Romagna”. Nella notte tra l’8 e il 9 di ottobre 1406, un prezzolato del Gambacorta aprì i battenti di Porta san Marco, permettendo ai mercenari svizzeri e tedeschi al soldo di Firenze, di sciamare e imputridire la nostra città.

Pisa era caduta. Seguirono incendi, stupri, deportazioni. Chi potè o fu precedentemente avvisato, scappò. Sicilia, Sardegna, Genova, Belgio, Provenza, Spagna, le potenti e nobili famiglie pisane si dispersero. Pisa fu dispersa. Oggi, 9 ottobre 2017, Pisa si avvia a scegliere il suo futuro governo. Si faccia memoria e tesoro di ciò che avvenne 611 anni fa.

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