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«Mi hanno presa al collo, erano ragazzi col cappuccio»

Quattro banditi tentano di rapinare una coppia di anziani a La Cella Uno prova a strappare la collana alla donna. «Ho gridato e sono fuggiti»  

PISA. «Che strano, mi son detta. Sembra che qualcosa abbia scostato la porta. Mi sono avvicinata, l’ho chiusa e poi dal cortiletto ho sentito arrivare un rumore, come un fruscio. Allora l’ho riaperta e mi son sentita prendere al collo. Ho urlato, oddio oddio, la collana». Giovanna Baglini, se ci ripensa, sente ancora un brivido sulla schiena. «Non mi avevan visto dài, sennò non si sarebbero azzardati, eran ragazzetti». In effetti può sembrare che Corrado Ragoni non sia proprio più il giaguaro di un tempo, ma ha ancora il carattere di quando di fronte a una banda di rapinatori avrebbe ruggito: «Mi sarebbe piaciuto riuscire a trattenerne uno, sa, per dargli una lezione, qualche patta non gliela avrebbe levata nessuno».

Invece Giovanna e Corrado non sono riusciti neppure a vederli bene in faccia i loro aggressori. Quattro giovanissimi sabato sera si sono intrufolati nella stradina che da via Emilia, a La Cella, conduce sul retro della loro casa. «Eravamo a cena, uno ha scavalcato e deve essere venuto traguardare dal vetro, gli altri aspettavano il segnale. Corrado era di spalle alla porta, coperto dal muro», dice Giovanna. «Devono aver pensato che in casa ci fosse solo lei. Chissà, magari pensavano di poterla immobilizzare e razziare casa», dice Corrado. Quando è uscito per rincorrerli ne ha visto uno a cavalcioni sulla ringhiera del muro e gli altri due nella stradina, avevano tutti delle felpe scure e il cappuccio in testa.

«Quando si è affacciato ha visto la collana – dice la donna – e ha provato ad afferrarla, ma ha agguantato anche il vestito, ha tirato ma non deve essersi accorto di averla in pugno, così quando ho gridato ha mollato la presa e il girocollo è caduto. Se n’è andato a mani vuote». Con lui sono fuggiti anche gli altri. Tutti e quattro a piedi. E i Ragoni hanno avvertito il figlio, che abita poco lontano, e poi il 113. La polizia è andata sul posto, raccolto la loro testimonianza e provato a fare qualche ricerca nel quartiere. Niente. Ma ora Ragoni minimizza. Appoggiato alla ringhiera di ferro battuto, allarga le braccia. «Non è neppure la prima volta; è già successo in due occasioni qualche anno, e ci ha sempre trovato in casa, pensi un po’. Questa volta è stata proprio una cosa da poco». «Io però mi son spaventata», interviene Giovanna.

«Sì certo – modera Corrado –. Ma non è stata ferita eh, le era rimasto solo un segno sul collo, un arrossamento causato dallo strappo, ma ora non c’è più niente». Quattro ragazzi. I due anziani sono convinti che i loro aggressori non fossero ancora maggiorenni. «Erano magrolini, non molto alti, ma nessuno di loro ha proferito parola, non sappiamo dire se fossero italiani o stranieri». Certo la zona non è nuova a casi di furti in abitazione o addirittura a rapine. In via Fiorentina c’è una tabaccheria che negli ultimi hanno è stata presa di mira dai banditi almeno tre volte. «Sa una cosa. Alla porta d’ingresso

abbiamo messo l’inferriata – dice Giovanna –. Ma l’ho sempre tenuta aperta. Nella casetta di legno ho la lavatrice accesa, ogni tanto la sera esco a vedere se è finita. Ma d’ora in poi mi sa che la tengo chiusa a chiave». Meglio va, ché Corrado non ha più lo scatto felino di un tempo.

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