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Stazione, il questore: «I controlli serali prolungati fino alle 21»

Dopo gli accoltellamenti Francini vuole estendere il lavoro delle pattuglie. «Ma la zona non è insicura»

PISA. «L’ultima rapina risale a due anni e mezzo fa. E non ci sono mai stati casi di aggressioni o di violenza sessuale. La zona della stazione è ben sorvegliata, comprendo il malessere dei cittadini per l’immagine di degrado, ma non possiamo far assurgere piccolo spaccio e borseggi a un’emergenza sicurezza». Non lo nega Alberto Francini, proprio quei due fenomeni di criminalità stanno incrinando la tenuta “nervosa” di un pezzo di città, soprattutto rischiano di innescare un cortocircuito mediatico e politico. Poco dopo la pubblicazione della notizia di una lite fra spacciatori tre giorni fa, i profili social degli utenti pisani si sono riempiti di ironia. «Tranquilli, è solo insicurezza percepita». Con il Pd e la maggioranza di Marco Filippeschi sotto tiro.

Il questore sa che c’è un’unica ricetta per poter convincere i pusher tunisini o senegalesi che gravitano fra piazza Vittorio e viale Gramsci ad andarsene: «Serve una presenza massiccia delle forze dell’ordine, una nostra presenza», dice Francini al Tirreno, «ma lo dico con molta chiarezza: con gli organici siamo alla frutta. Nel senso che da due anni ormai stiamo utilizzando per i servizi straordinari di controllo del territorio, e non solo sulla stazione, personale degli uffici, a volte compromettendo la celerità di pratiche e denunce. Più di così è davvero impossibile fare. Ma ci proveremo».

Il questore adesso vuole ampliare la fascia di copertura della vigilanza sulla zona della stazione. Ad oggi il piano di pattugliamento concentra il grosso delle unità dalle 14 alle 20. Almeno quindici uomini e sei pattuglie (una volante della polizia, una gazzella dei carabinieri, poi due dei vigili e due dell’esercito). «Vorremmo arrivare con questo assetto almeno fino alle 21», dice Francini.

Un’ora in più. Può sembrare poco, ma gli ultimi episodi, quelli almeno che hanno costretto agenti delle volanti e militari al doppio lavoro, sono avvenuti proprio in quei sessanta minuti. Così la lite finita a bottigliate fra due senegalesi giovedì sera e così pure la presunta aggressione subita da un giovane russo residente a Livorno. Certo contro i pusher poliziotti e carabinieri hanno le armi spuntati. Spesso i loro interventi non fanno che alimentare fra le forze dell’ordine la frustrazione per una fatica vanificata solo poche ore dopo un controllo, un blitz o una arresto. «Lo dico sommessamente - dice Francini - Ma ogni volta che arrestiamo uno spacciatore dopo 24 ore siamo costretti a rimetterlo in libertà». Non per arbitrio di un magistrato o di un giudice, precisa il questore, ma «a causa del fatto che lo stabilisce una normativa che credo sia ormai troppo vecchia e inadeguata. Risale al 1975, un’epoca in cui il fenomeno dello spaccio era completamente diverso».

Cambiare la legge che regola le misure cautelari sui casi

di detenzione di droga, insomma, sarebbe un punto di partenza. E potrebbe esserlo anche il trasferimento della questura da via Lalli a piazza Vittorio, nell’ex sede della Provincia. Un’operazione a cui Francini si è sempre dichiarato favorevole, e che adesso potrebbe subire un’accelerazione.

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