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Si sottopone alla Tac e muore durante l’esame

Pisa: per Michele Felline, pensionato di 69 anni si trattava di un controllo di routine. La famiglia presenta un esposto. Necessaria l’autopsia per verificare le cause

PISA. Un esame di routine che inizia con la speranza di sentirsi dire dal medico che va tutto bene. L’esito è un altro: il paziente all’obitorio. Un ribaltamento di aspettative sul quale i familiari della vittima chiedono alla Procura di accertare cause ed eventuali responsabilità. A scorrere la letteratura scientifica l’indice di mortalità in occasione di Tac con liquido di contrasto è di un decesso su 55mila esami. Michele Felline, 69 anni, di Arena Metato, nel pomeriggio di martedì 3 ottobre è diventato quello 0,002 per cento di chi non ce la fa.

Una morte così repentina da lasciare senza parole gli stessi medici che, prima ancora della decisione dei familiari di presentare un esposto, avevano chiesto un riscontro diagnostico sul cadavere. Non si sanno spiegare cosa possa essere successo a provocare lo shock anafilattico dall’effetto fatale. Non era la prima volta che Felline, dipendente Telecom in pensione, si sottoponeva alla Tac con liquido

di contrasto. Circa un anno fa aveva avuto un problema renale con l’asportazione di un organo. Dopo l’intervento le condizioni erano migliorate. La vita era ripresa regolare, aiutato dall’affetto della famiglia che anche martedì pomeriggio era al suo fianco all’ospedale Santa Chiara. 

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