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Bimbi maltrattati, maestra licenziata perde il ricorso

Il giudice ha riconosciuto come legittimo l’atto del Comune. Ori condannata a pagare le spese legali a Palazzo Gambacorti

PISA. Aveva fatto ricorso per chiedere al giudice di annullare il licenziamento. Non solo il Tribunale ha respinto la richiesta, ma l’ha anche condannata a pagare le spese legali alla controparte. Non si dà per vinta Sonia Ori, 60 anni, originaria di Sillano e residente a Pisa, una delle tre maestre coinvolte nell’inchiesta sui maltrattamenti in un asilo nido comunale. L’unica che fu arrestata il 4 febbraio dello scorso anno. Licenziata nel maggio 2016 dal Comune per le accuse che l’hanno portata sotto processo, l’ex educatrice nel frattempo andata in pensione, aveva impugnato il provvedimento di Palazzo Gambacorti. Lo stesso atto adottato dal Comune per l’altra coindagata, Marcella Ricci, 60enne di Agnano, anche lei in quiescenza e uscita dal processo con un patteggiamento a 22 mesi. Ricci non ha ritenuto di fare ricorso. Ori, assistita dall’avvocato Michele Mariani, aveva ritenuto spropositato il licenziamento rispetto ai fatti contestati che ancora non hanno un giudizio di primo grado. Ci sono le prove tradotte in accuse dall’inchiesta dei carabinieri, i video con gli schiaffi e i bimbi scossi durante i pasti.

L’ex maestra fu licenziata senza preavviso, la forma più grave dell’azione disciplinare che entra in vigore al momento della notifica dell'atto. «Il provvedimento è motivato dal fatto che dall’istruttoria penale in corso emergono già elementi sufficienti a giungere a tale conclusione» spiegarono da Palazzo Gambacorti. Una considerazione contestata da Ori che si è rivolta al Tribunale per chiederne l’annullamento. È in pensione e non intende rientrare a scuola. L’eventuale vittoria le consentirebbe di recuperare diverse mensilità non versate per effetto della cessazione del rapporto di lavoro. Il giudice Marco Viani nella sua ordinanza ha respinto il ricorso dell’imputata per maltrattamenti ai danni dei bimbi accoglienza la tesi dell’ufficio legale del Comune per il quale il licenziamento, anche in una fase iniziale del procedimento penale, era legittimo. Di qui la condanna a pagare le spese legali per un conto di 3.559 euro da versare a Palazzo Gambacorti. Ma per Ori la battaglia prosegue. Attraverso il suo legale ha presentato reclamo al giudice del lavoro, Vincenzo Turco per chiedere ancora una volta di sentenziare l’illegittimità del suo licenziamento.

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