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Stabilimenti devastati dalla furia del vento

Decine di cabine scoperchiate, danneggiati tetti e verande

TIRRENIA. «Siamo qui dal 1962 e non abbiamo mai visto una cosa del genere». Rossana Onofri sia aggira tra quello che resta dello stabilimento Venere con lo sguardo di chi si muove in una zona in cui sembra sia appena passato un uragano. Fatte le giuste proporzioni sul litorale è successo qualcosa di simile. La signora gestisce con la famiglia del marito, i Barboni, la struttura balneare, una delle più colpite dal nubifragio di sabato sera. Il Venere conta danni seri. Lo seguono altri toccati o lambiti dalla malasorte. Acqua e vento hanno picchiato forte sul litorale. Diversi gli stabilimenti che dovranno affrontare preventivi per le riparazioni da decine di migliaia di euro. Nelle stesse ore in cui i titolari a occhio stimano i danni si diffonde la notizia della tragedia di Livorno con il carico di morti. E allora quell’ammasso di cabine e legno sfigurato diventa una sventura “accettabile” di fronte a una serie di lutti che sgomenta. Al Venere la copertura di almeno una cinquantina di cabine che danno sul fronte spiaggia è saltata. Sventrata dalla forza del vento che l’ha spedita a decine di metri di distanza. Fino al parcheggio. Un rimbalzo a traiettoria sbilenca che ha travolto tutto quello che ha incontrato nel suo percorso fuori controllo. Fino a fermarsi, in parte, sul tetto dello chalet in cui vivono i gestori del bagno.

«Ero a cena con mio marito quando è iniziato il temporale, diciamo poco dopo le 21 – spiega Rossana Onofri –. Sentivamo il vento, i tuoni e qualche colpo all’esterno. All’inizio non abbiamo dato peso, poi quando sul tavolo è iniziata a cadere dell’acqua abbiamo alzato la testa e ci siamo resi conto che la copertura era stata danneggiata». A sfondare il tetto erano state le sommità delle cabine divelte dalla furia di Eolo mista alla pioggia intensa. «Sì, siamo assicurati, ma si sa come funzionano certe cose – prosegue la signora –. Di sicuro ci rimboccheremo le maniche e ripartiremo». Tra i bagni che hanno subìto gli effetti più consistenti del nubifragio anche il Lido, il Cosmopolitan, il Tirrenia, il Lomi, il Paradiso, il bagno degli Americani. E poi il Roma dove ancora la copertura di alcune cabine è volata fino al bagno Imperiale che già di danni ne aveva di suo. Sulla “strada” i tetti sbrindellati con tanto di pali hanno trovato il ristorante “Da Manuel”.

Nel rotolare verso l’Imperiale prima hanno travolto una balaustra, completamente sventrata, e poi i tetti delle cabine si sono scontrati con le finestre del ristorante. All’esterno sembra che qualcuno abbia sparato contro i vetri con un bazooka. Quei buchi, invece, li hanno provocati i pali di sostegno del Roma sradicati da quella bufera paralizzante e trasformati dal vento in missili. «Meno male che il ristorante era chiuso perché avevamo un matrimonio di un parente – spiega il titolare Manuel Picchi –. Altrimenti se lo immagina un palo che entra dalla finestra con un tavolo di clienti a pochi centimetri? Sul tetto il temporale ci ha sbarbato il condizionatore e le cappe per i fumi».

Marzio Gabrielli del Bagno Corallo sistema con i suoi collaboratori ombrelloni e lettini. I danni non mancano. «Cinque, sei cabine da ricostruire – dice – e qualche tegola saltata con relative infiltrazioni». C’è chi sta peggio. Sabato sera un cliente del ristorante è stato colpito alla testa da una vetrata e portato a Cisanello. E una cliente, una commerciante di San Giuliano Terme, è rimasta ferita alla schiena per una tettoia caduta nello stabilimento “La Perla”. È ricoverata a Cisanello e dovrà

essere operata. All’interno del Golf Club Tirrenia pini e pioppi sono venuti giù come sacchi vuoti. Qualcuno anche nel campo di gara. Fanno sapere: «Tutto il complesso ha subìto danni, ma siamo già a lavoro per rendere il prima possibile la struttura agibile ai nostri soci e agli ospiti».

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