Quotidiani locali

SOCIAL E MINORI

Ragazzine adescate in chat per fare sesso

Operaio sotto processo chiede il rito abbreviato. Una gli svelò la vera età. E lui: «Per me va bene lo stesso se hai 11 anni»

PISA. Un processo rapido per una sentenza veloce. Lo ha chiesto un operaio di un’azienda di Pontedera accusato di aver adescato minorenni in chat per poi fissare incontri a sfondo sessuale. Reati che lo avevano portato in carcere nel novembre 2016. Fu arrestato dai carabinieri di Marina di Pisa dopo essere stato trovato in una piazzola del litorale in auto in attesa di incontrare una ragazzina di 11 anni con cui aveva un appuntamento concordato in chat. Il fascicolo è arrivato a Pisa dalla Direzione distrettuale antimafia che si era mossa per la competenza iniziale dei reati. L’imputato, 45 anni, residente a Stagno e originario della Valdera, attraverso il suo legale, Riccardo Ghilli, ha chiesto ieri l’ammissione al rito abbreviato concessa dal collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). Accompagnata dal papà venerdì mattina in aula è stata sentita la ragazzina, residente sul Litorale, che ora ha 13 anni. Ha risposto alle domande del pm Giovanni Porpora e del collegio. Risposte non facili che hanno rimandato la ragazzina a quell’incontro favorito dai social e alimentato dalla curiosità di un’adolescente curiosa della vita. Abbracciata al padre, la 13enne è entrata in aula. Seduta dietro a un separè si è sottoposta alle domande delle parti. Non solo Tribunale e pm, ma anche avvocato difensore e legale di gran parte delle 8 parti civili, l’avvocato Marco Massara. La ragazzina ha confermato l’adescamento da parte dell’imputato e anche l’appuntamento nei pressi della pineta. All’inizio aveva dichiarato nello scambio di chat di avere 20 anni.

Poi, alla fine, aveva svelato la sua età. La risposta contestata all’imputato era stata: «Per me va bene lo stesso se hai 11 anni». Quell’incontro si doveva concludere con un bacio. L’appuntamento era in una piazzola a ridosso della pineta di Marina di Pisa. Solo che all’arrivo dell’allora undicenne, l’imputato trovò anche il padre, che aveva scoperto la liason sul computer della figlia, e i carabinieri. «Volevo solo darle consigli perché era in crisi» si era difeso. Inutilmente. Il controllo sul tablet e i due smartphone dell’operaio aprirono un mondo agli investigatori che trovarono almeno duemila video porno di cui una quarantina contenenti immagini con teenager usate come attrici dell'hard. Stando alle indagini svolte anche con l’aiuto di un ingegnere informatico sono almeno 20 le parti offese, ragazzine rintracciate attraverso foto e chat che da Torino a Caltanissetta sono entrate in contatto con l’imputato. Nessun rapporto fisico completo. Scambio di foto con bimbe nude, quello sì, in cambio di ricariche telefoniche. E tentativi di palpeggiamento. L’operaio è accusato di adescamento di minorenni, detenzione di materiale pedopornografico, tentata violenza sessuale con l’aggravante della minore età dei 14 anni delle vittime, corruzione di minorenne e sostituzione di persona. Dall’altra parte del telefono con WhatsApp o dello schermo attraverso il tablet per l’accusa l’operaio a volte fingeva di essere un coetaneo delle sue prede. Poi gli incontri, sempre a

Pisa, con le adolescenti che si trovavano all'improvviso davanti a un uomo anche di trent'anni più grande di loro. Uno choc che era l'antipasto di quello che sarebbe successo poco dopo con approcci sessuali anche verso alunne delle medie. L’udienza è stata rinviata a novembre per la sentenza.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Pisa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista