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Ingegneri? «Sono pochi e inadeguati»

Per le imprese che vogliono assumere il 23% non ha formazione adeguata

PISA. Non c’è dubbio, i grandi numeri riguardano camerieri, commessi, baristi. Mancano e troppo spesso non si trovano. Ma l’ultimo dossier tracciato da Unioncamere su piani-assunzioni delle imprese italiane nel trimestre luglio-settembre 2017 per Pisa sembra decretare soprattutto una bocciatura per il sistema scolastico e universitario.

In uno degli spicchi di Toscana in cui dovrebbe dominare l’alta formazione nei settori strategici dell’innovazione industriale, le aziende che cercano ingegneri informatici, elettronici, specialisti di robotica o automazione fanno molta più fatica delle altre a scovare giovani con i profili adeguati alle loro esigenze. Spesso - dicono i numeri elaborati dal sistema informativo Excelsior generati in provincia grazie a 1.005 questionari inviati ad altrettante imprese - laureati o tecnici con un diploma specialistico sono pochi rispetto alle necessità o hanno una preparazione «inadeguata», scarsa esperienza e addirittura nessuna confidenza con il settore per cui hanno compiuto gli studi. Così, ad esempio, le imprese high tech pisane cercano 70 specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche ma fanno fatica a trovarne il 73,8%, nella metà dei casi per mancanza di candidati, ma anche perché il 23,1% di loro ha una formazione «inadeguata».

Quadro simile per chi dà la caccia a tecnici informatici e in campo ingegneristico: ne servirebbero 290 in provincia di Pisa ma se ne trovano meno della metà (il 43,5%), soprattutto perché il 23,5% dei candidati non corrisponde al profilo richiesto dalle aziende per scarse competenze, e il 45,6% per poca esperienza.

Consola poco così che il 16,1% delle imprese del territorio sia intenzionato ad assumere 6.260 persone, il 27,7% delle quali under 30 (ma la media nazionale è del 35%, quella toscana del 30%), e che ben 2.410 fossero previste a luglio. In Italia, secondo il report Unioncamere, la media delle imprese decise a reclutare forze nuove è del 16,9%, quella Toscana del 17,9%. E non è un caso che solo il 20% del totale riguardi contratti a tempo indeterminato.

La gran parte del reclutamento (70%) si concentra su lavoratori a termine, il 7% sull’apprendistato. In sostanza, sugli stagionali. Sono meno anche le assunzioni in rosa (34% contro il 36% nazionale), ma soprattutto le imprese hanno difficoltà a trovare più di un quarto dei profili (27,4%). I dati dello studio mostrano anche un mutamento del tessuto economico: addio manifattura e industria pensate, trionfano turismo e servizi, dove si concentrano due terzi delle assunzioni (4.220). I più richiesti sono camerieri e cuochi (880), addetti alle pulizie (520), conduttori di mezzi di trasporto (390), facchini e corrieri (200), commessi (580). Anche in questi settori, dove il livello di specializzazione è più basso, le imprese faticano a rintracciare profili idonei (camerieri e cuochi nel 29,8% dei casi a causa di una qualificazione inadeguata), ma il fenomeno sembra meno accentuato rispetto a quello che coinvolge professioni high skill, ad alte competenze, o comunque mansioni per cui sia necessario una formazione professionale specifica. A stare al dossier di Unioncamere, troppo spesso i giovani queste competenze non le hanno.

Un deficit che riguarda gli ingegneri ma anche i diplomati nei tecnici o nelle scuole professionali, altrimenti non si spiegherebbe come in provincia si cerchino 480 operai metalmeccanici o elettromeccanici, ma il 30% di loro non soddisfi le aspettative delle imprese. Non è un caso che Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio di Pisa sostenga che «se oltre un’impresa su quattro fatica a trovare il personale di cui ha bisogno possono esserci varie spiegazioni: una fa riferimento alla circolazione delle informazioni, un’altra al gap tra formazione e fabbisogni delle imprese». Università e scuola non si parlano (o lo fanno troppo poco) col mondo del lavoro. Insomma, un vecchio handicap che l’Italia non riesce ancora a superare. Una zavorra non da poco però in una delle terre toscane in cui l’industria high tech è cresciuta di più negli ultimi anni.

Secondo l’ultimo studio del Sant’Anna, in questo settore Pisa è la seconda “potenza” high tech della regione con 291 imprese, quasi

tutte micro o piccole aziende. Rappresentano il 19% del totale toscano, macinano il 6% del fatturato regionale (cioè 1,1 miliardi) e danno lavoro a 6.135 persone (13%). Ma il problema è proprio l’occupazione. Mentre Siena occupa di più (il 15%) con la metà degli stabilimenti, Pisa arranca.

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