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Truffa all’Ifc, indagato anche un commercialista

In settimana i primi interrogatori di chi ha lavorato all’istituto di fisiologia clinica. La Procura vuole capire dove sono finiti 1,8 milioni spariti senza lasciare traccia

PISA. Se i presunti controlli interni, all’epoca dei fatti, hanno consentito che un custode con laurea falsa potesse disporre e maneggiare milioni di euro, la sparizione dei soldi contestata dalla Procura non sarebbe stata possibile senza un’attività esterna alimentata da operazioni attraverso società schermo inattive o di facciata. E per fare questo tipo di manovre finanziarie c’era bisogno di un professionista abile con i numeri. Soprattutto quando si trattava di fa svanire le somme uscite dalle casse pubbliche del Cnr nazionale. C’è anche un commercialista, con studio a San Giuliano Terme, tra gli otto indagati nell’inchiesta per truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e false fatturazioni. Un’indagine avviata nel dicembre 2014, sulla base della denuncia del nuovo direttore dell’Istituto di fisiologia clinica, Giorgio Iervasi e delegata dal sostituto procuratore Flavia Alemi alla Compagnia della Guardia di Finanza. Il primo passaggio formale è il sequestro preventivo disposto dal gip Giulio Cesare Cipolletta su richiesta della Procura: 17 immobili, di cui tre case, tre garage, un ufficio, disponibilità finanziarie per 750mila euro e due auto per un totale di un milione e 792mila euro. Soldi che per l’accusa sono finiti in un buco nero senza alcun riscontro.

Sono, invece, 3 i milioni per i quali l’origine è sempre quella del Cnr nazionale, mentre la destinazione resta opaca o, comunque, non rispondente ai progetti per cui erano state chieste le anticipazioni poi perse in rivoli non sempre limpidi. Il ruolo del commercialista non è secondario. È amico da tempo di Marco Borbotti, il 58enne ex responsabile dell’ufficio entrate dell’Ifc che chiedeva gli anticipi di cassa al Cnr di Roma presentando progetti finanziati solo sulla carta e a loro insaputa da aziende private. Difeso dall’avvocato Giulio Venturi, Borbotti, residente a Molina di Quosa, da tempo è in cura in una comunità e domani non si presenterà all’interrogatorio davanti al magistrato. «Una sentenza della Corte d’Appello del 1998 e una del 2016 del Tribunale di Pisa lo dichiarano incapace di intendere e di volere» spiega il legale. Dal suo punto di vista il procedimento penale nei confronti di Borbotti, oltre due anni fa licenziato dall’Ifc dopo la scoperta della sua falsa laurea in Economia e commercio, è destinato a finire su un binario morto.

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L’altro indagato del fronte pubblico, il professor Eugenio Picano, direttore Ifc fino all’aprile 2014, ha sempre contestato le accuse sostenendo che le firme ai progetti fossero state falsificate. «Valuteremo se andare all’interrogatorio di martedì – dichiara l’avvocato Anna Francini che con il professor Tullio Padovani assiste Picano –. Si invita un indagato a comparire per avere la sua versione dei fatti e mi meraviglia che prima di averlo sentito gli si sequestrano i beni. Oltretutto a distanza di oltre due anni dall’avvio dell’inchiesta». Difeso dall’avvocato Stefano Del Corso, nei prossimi giorni verrà sentito anche l’allora collaboratore di Borbotti, Daniele Ferri, licenziato nell’aprile 2015 per irregolarità sulla parte contrattuale che regola gli incarichi extra istituzionali. Sono sette i progetti ritenuti farlocchi nei contenuti, ma redditizi per chi ci ha lucrato alle spalle del Cnr. Il sistema partiva da Borbotti agevolato da scarse verifiche interne poi corrette e trovava nella distribuzione degli incarichi a società esterne la sua piena realizzazione. La base era quella di chiedere all’amministrazione centrale del Cnr i fondi necessari a finanziare progetti di ricerca in assenza di reali contratti di sponsorizzazione capaci di coprire quelle spese. Uno dei progetti si chiama Gestsix e sulla carta avrebbe dovuto finanziarlo la Fondazione Mps per 400mila euro. Solo che da Siena non ne sapevano niente. Però, i soldi, dal Cnr arrivarono lo stesso fidandosi delle carte preparate da Borbotti. Da Gestsix prendono vita due studi Riqual e MetapeSer, che richiedono «competenze di natura informatica e statistica molto complesse mediante l’utilizzo di software e personale altamente qualificato». Ecco giustificato il trasferimento di 38mila euro in favore di A-SIA Studi Impatti Ambientali. La stessa associazione compare anche tra i beneficiari di una serie di appalti relativi al progetto Gestsix 2, “Gestione al supporto statistico, gestionale ed informatico per 5 progetti complessi”. In questo i finanziamenti venivano garantiti, all’insaputa del mecenate di turno, per 267mila euro da GE Healthcare. Anche qui torna in ballo la A-SIA Studi Impatti Ambientali cui vanno 16mila euro. E sempre perr Gestsix 2, l’Ifc assegna lavori esterni anche a BcAntares (50mila euro l’importo della commessa) e Epidemiology & NLP (60mila euro). Due associazioni, con sede rispettivamente a Cascina e San Giuliano Terme.

Infine, tra i beneficiari degli appalti c’è anche la Aristocratica Domus srl, amministrata da una persona residente a San Giuliano Terme e inattiva dal novembre 2012. Lo stesso professionista risulta essere amministratore unico di Fides Re Mida, una società offshore con sede alle Isole Vergini britanniche. Un dedalo di società a cui arrivavano, sotto forma di incarichi e consulenze, i fondi chiesti e ottenuti da Borbotti al Cnr nazionale. Per la Procura millantava l’esistenza di sponsor inesistenti per convenzioni utili solo a incrementare la sparizione di soldi anziché produrre ricerche scientifiche e sanitarie.

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