Quotidiani locali

venerdì 28 (ore 10)

Al bar imprigionato dalla Sapienza un "Caffè Tirreno" della solidarietà

Vi aspettiamo al "Pick a Flower" dove gli incassi sono a picco a causa del cantiere del palazzo

PISA. Murati vivi. Il bar “Pick a Flower” ha petali di polvere, una polvere che da cinque anni arriva dal cantiere della Sapienza. Daniele Martinelli e la moglie Leda Imolesi, entrambi di 72 anni, titolari del bar, non sanno più a chi appellarsi dopo aver investito 350mila euro in quell’esercizio. Il fatturato è a precipizio. «Siamo passati da incassare 2mila euro al giorno a 2, ripeto 2, euro al giorno. Cioè due caffè», dice Martinelli mentre ci mostra il magrissimo registro degli incassi giornalieri. In compenso, ha pagato 4mila euro di rifiuti («dove li faccio 4mila euro di spazzatura?») ed è stato multato dal Comune per occupazione di suolo pubblico. «Ma se c’è un cantiere grande come il quartiere? Dove sono i tavoli?», continua Martinelli. La sua attività è “murata” da un cantiere infinito che gli ha chiuso due dei tre accessi al locale. L’unico ingresso rimasto è in via Serafini. Nella sala del bar il gestore ci mostra un pezzo di marmo. «Questo è venuto giù staccato dalle vibrazioni dei camion. Ho interessato la Sovrintendenza, ma nulla. E pensare che questo locale è ricavato in una chiesa medievale».

E’ un esempio, questo del “Pick a Flower”, delle difficoltà che il cantiere della Sapienza, lunghissimo nel tempo, ha causato alle attività commerciali della zona. Il grido dei commercianti si è levato alto anche nel corso del recente incontro di “Caffè Tirreno” dedicato alla zona di piazza Dante. «L’unico nostro incasso negli ultimi due anni - spiega Martinelli - derivava dai pranzi e dai caffè fatti a quei due o tre operai che lavorano al cantiere». Peccato che ci vadano sempre più di rado, visto che l’ateneo consente loro di andare alla mensa universitaria. E allora? I due coniugi sono miti, una mitezza che tracima in rassegnazione. «Dobbiamo chiamare gli avvocati? Imbarcarci in una guerra tra una pulce e un branco di elefanti?», dice pragmaticamente Martinelli che di soldi ne ha già investiti tanti e che vive assieme alla moglie con la pensione. «Ecco la cucina - ci mostra il gestore -, abbiamo l’abbattitore, la macchina per impastare, frigoriferi professionali. E tutti i giorni facciamo la spesa. Per chi? Forse solo per noi. Questo locale lo sentiamo la nostra vita. E non siamo stufi. Abbiamo idee, potremmo iniziare tutto daccapo se Comune ed Università ci dicessero di preciso cosa verrà fatto e quando finiranno i lavori».

I gestori in pratica vorrebbero sapere se continueranno ad esserci le aule e la biblioteca oppure se la Sapienza verrà usata solo per la discussione delle tesi. «Bene, noi ci organizziamo e trasformiamo il bar in ristorante. Oppure ci attiviamo per gestire pranzi e cene di laurea». Anche a 72 anni la mitezza non fa rima con arrendevolezza. «Qui sotto c’è la sala da pranzo che continuiamo a pulire nonostante sia deserta. Lo facciamo per dignità». La moglie tutte le mattine è costretta a pulire le recinzioni del cantiere contigue al bar. «Siringhe, bottiglie, escrementi. Qui la notte è terra di nessuno». Ciò che più disturba i due coniugi è l’assoluto silenzio dei soggetti coinvolti nella “epica” di questo cantiere. «Non sappiamo nulla. Non ci sono date certe. A volte non si vede nessuno a lavorare per giornate intere. Che cosa rimarrà delle funzioni svolte dalla vecchia Sapienza?». Saper della Sapienza per programmare la propria esistenza, in fondo i due commercianti non chiedono così tanto.

Per questo domani, venerdì 28 (alle 10), “Caffè Tirreno” si sposterà al “Pick a Flower”. Sarà un “Caffè della Solidarietà”. Vi invitiamo a partecipare numerosi: i residenti della zona, ma anche gli studenti di oggi ed i tantissimi di ieri che hanno frequentato a lungo il bar.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Pisa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro