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Arriveranno 15 profughi nell’ex casa cantoniera 

Va avanti il progetto di riuso degli immobili abbandonati per ospitare i migranti a Pisa. Noi Adesso Pisa protesta: «Il Demanio disse no a ipotesi di recupero per il quartiere»

PISA. «Realizzare iniziative a scopi sociali diventa impossibile, quando invece si parla di accoglienza di profughi diventa tutto più facile». L’ultimo rifiuto risale al novembre 2015. Quando il Demanio ha risposto negativamente alla richiesta di Palazzo Gambacorti di trasferire al Comune la proprietà dell’ex casa cantoniera dell’Anas di via Ippica. Trasformata, dopo decenni di abbandono, in un riparo di fortuna per senzatetto e malintenzionati. Fino allo scorso marzo, quando il prefetto Attilio Visconti ha deciso di requisire l’immobile che sorge sul lato nord del Ponte dell'Aurelia e affidarlo alla Croce Rossa per trasformarlo in un centro di accoglienza dei migranti.
Circa 15 quelli che tra poche settimane entreranno nella struttura abbandonata negli anni Novanta, sottoposta ad un importante intervento di riqualificazione che terminerà tra qualche settimana e che non è passato inosservato agli attivisti di Noi Adesso Pis@. Per loro, la trasformazione dell’ex casa cantoniera in una struttura destinata all’accoglienza suona quasi come una beffa. La forza politica di opposizione, anni fa ha, infatti, chiesto al Comune di intraprendere un percorso, attraverso il federalismo demaniale, per entrare in possesso dell’immobile. Con una proposta che avrebbe dovuto trasformare l’ex struttura dell’Anas in un centro di aggregazione e socializzazione. A servizio del quartiere del Cep e, con la realizzazione di spazi di ritrovo e di svago, anche del centro storico.

«L’obiettivo era triplice - ricorda Diego Petrucci, ex consigliere comunale di Noi adesso Pis@ -: riqualificare la struttura, a più riprese occupata abusivamente, e l’area circostante fortemente degradata; trasformare l’immobile in uno spazio sociale e, in parte, destinarlo a palestra per la Magistratura dei Satiri e a rimessaggio della barca celeste e, insieme al limitrofo argine dell’Arno, utilizzarlo per attività di svago anche per cercare di delocalizzare in parte la movida dal centro cittadino».

Per concretizzare il progetto non sono bastate le richieste e un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale nel 2013. «Questa è l’ennesima prova che a Pisa ci sono altri interessi per i quali si riescono sempre a trovare risorse e metodi per realizzarli», aggiunge Petrucci denunciando l’assenza nell’area

del cantiere dei necessari cartelli informativi, cancelli e altre misure previste dalle norme. «Realizzare un progetto sociale sembra quasi impossibile - conclude Leonardo Sbrana, esponente di Noi adesso Pis@ -; quando si parla di accoglienza di profughi tutto diventa più facile».

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