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ORRORE A CALAMBRONE

Tonino, entro un mese la sentenza

In aula a pochi metri dall’imputato il padre della bimba uccisa a botte: «È stata una giornata difficile

  PISA. Stefano Castagnino incrocia fuori dall'aula un agente della penitenziaria. Si avvicina, quasi scusandosi: «Ma dentro ci sarà anche lui?» "Lui" è Tonino Krstic, il serbo 31enne arrestato la notte tra il 27 e il 28 aprile 2016 con l'accusa di aver provocato a suon di botte la morte della piccola Samantha, uno scricciolo di 3 anni che ha salutato il mondo degli adulti in un tugurio a Calambrone. Per la prima volta il padre naturale della vittima si è ritrovato a pochi metri dal patrigno della piccina, imputato di maltrattamenti in famiglia aggravati dall'aver provocato la morte della bimba. I segni sul corpo e quelli lasciati sul cranio, ripetuti nel tempo, furono rimarcati nella consulenza del medico legale.

Castagnino è rimasto in silenzio in un dolore composto. Il suo legale, Nadia Solari: «È stata una giornata difficile, non ci sentiamo di rilasciare dichiarazioni». Krstic, fisico da culturista, vestito di nero, ha lo sguardo di chi si sente imputato fino in fondo. Ieri è stato il giorno della prima udienza in Corte d'Assise (presidente Murano, a latere Poggi con sei giudici popolari) del processo che dovrà giudicare Krstic. Neanche mezz'ora di lavori con il presidente della Corte che fissa un calendario breve (27 marzo, 3 e 10 aprile, giorno della probabile sentenza) per dare ritmo e sostanza a un dibattimento in cui sfileranno inquirenti, medici legali e testimoni. E al centro delle deposizioni (pm Giancarlo Dominijanni) ci sarà sempre lei, quel fagottino di 3 anni che aveva seguito la mamma Juana Francisca De Olmo, 30anni, dominicana lasciando il papà, Stefano Castagnino, pizzaiolo di Rapallo e un fratello adolescente.

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Se il papà biologico si è costituito parte civile, la mamma, assente in aula, è in procinto di essere giudicata con rito abbreviato. I reati sono gli stessi contestati a Tonino, (difeso dall'avvocato Francesco Mori) nella variante dell'omissione prevista dal codice penale. In pratica è accusata di non essersi opposta alla violenza omicida del compagno. Aveva l'obbligo, anche giuridico oltre che di madre, di difendere la figlia. Pure lei, però, è stata vittima, per la Procura, delle angherie di Krstic, un balordo con precedenti per lesioni che viveva di espedienti tra Pontedera e Pisa. Si erano conosciuti in chat. Lei aveva lasciato il marito ed era andata a vivere nella baracca di Calambrone. Dalla storia con Tonino è nato anche un figlio (nell'aprile 2016 Francisca era incinta, poi il bimbo è stato dato in adozione) e quando la piccola fu trovata morta la mamma venne ricoverata a Cisanello per le botte prese nel corso di quel pomeriggio di tragedia. Ci aveva provato a fuggire da quell'uomo. E ogni volta era ritornata nel tugurio di Calambrone. Un inferno in terra in cui a pagare il conto è stata l'unica vera innocente.

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