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Entra in ospedale per curare una malattia e resta invalida, risarcimento milionario

Operata a Viareggio e curata a Cisanello: danni permanenti per una paziente. L’accordo riguarda marito, figlie e nipotina

PISA. Entrare in ospedale per curare una malattia. Uscire con un’invalidità permanente dopo un calvario che dalla speranza diventa disperazione.

La fiducia verso i camici bianchi si trasforma in rabbia per un corpo menomato in modo irreversibile per tutta la vita. E allora si chiedono i danni. Quelli che, in quote diverse, l’Asl Toscana Nord Ovest e l’Azienda ospedaliera di Pisa, hanno riconosciuto a una pensionata della Versilia e ai suoi familiari. Persino a una nipotina, come danno riflesso al apri di marito e figlie.

Un conto che è frutto di una mediazione tra le parti. Niente Tribunali. Non ci sono sentenze a stabilire il quantum. È la ragionevole certezza per le due istituzioni ospedaliere di rischiare molto di più andando in giudizio. E allora alla signora, al marito, alle due figlie e alla nipotina, è stato staccato un assegno complessivo a sette cifre: 1.115.000 euro.

La vicenda è delicata e i dettagli aggiungono poco oltre a quello che a livello civile è un passaggio necessario in caso di errori medici: quantificare il danno provocato da errore medico. La prima richiesta di risarcimento è dell’aprile 2011 all’allora Asl 12 della Versilia. Il motivo è che l’intervento chirurgico che aveva causato l’invalidità permanente della donna fu eseguito all’Ospedale Versilia.

Si arriva al dicembre 2014 e anche l’ospedale di Cisanello viene tirato in ballo perché è qui che la pensionata - che per questo calvario ha ottenuto una pensione di invalidità dell’Inps - era stata curata dopo il trasferimento dal Versilia. E anche in questa seconda fase secondo i familiari ci sono state delle responsabilità da mettere nel conto al momento di chiedere i danni.

Se al Versilia l’errore è avvenuto in sala operatoria, a Cisanello, è l’ipotesi da cui muove la paziente, le cure non sono state adeguate. Una sorta di “concorso di colpa” che in sede di accordo stragiudiziale ha caricato dell’80 per cento la quota addebitata all’Asl Nord Ovest e del 20 per cento quello di competenza Aoup. I medici legali delle due aziende si confrontano e arrivano alla conclusione che è meglio trovare un accordo perché in un eventuale giudizio penale o civile i costi sarebbero parecchi alti.

Di sicuro più di quelli tradotti in cifre nel bonifico inviato nei giorni scorsi. Alla signora, nel corso degli anni diventata anche nonna, va gran parte del “risarcimento” riconosciuto in misura minore anche al marito, alle figlie e a una nipotina. A sei anni dalla prima richiesta, la “riparazione” del danno si conclude con un accordo senza

rivolgersi al Tribunale.

Una pietra sopra e la paziente rinuncia a qualsiasi rivalsa penale e civile. Così come Asl Nord Ovest e Aoup pur pagando sottolineano di non considerarsi responsabili. Una brutta storia chiusa senza clamori. E con un assegno milionario.

 

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