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Stalking, la Procura ricorre in appello contro Buscemi

Nuovo processo per l’attore e regista assolto un anno fa La prescrizione si avvicina, resta l’eventuale risarcimento danni

PISA. Il duello si ripete. Cambiano scenario e giudici, ma non i protagonisti pronti a sfidarsi di nuovo. Andrea Buscemi sarà processato in Corte d’Appello per effetto dell’impugnazione da parte della Procura della sentenza di assoluzione emessa l’8 gennaio 2016 dal giudice Paola Giovannelli.

Il pm Aldo Mantovani voleva una condanna a un anno per l’attore, regista e presidente della Fondazione del Teatro di Cascina. Per l’accusa l’artista con i suoi comportamenti aveva scritto «un manuale dello stalking».

Opposto il giudizio del Tribunale. Di qui l’assoluzione che fece indignare le responsabili della Casa della donna, facendo dichiarare all’assolto: «Sono felice, è stata fatta giustizia».

La ex, Patrizia Pagliarone, la grande accusatrice, delusa per un verdetto che non si aspettava, nello sfogo momentaneo disse alle amiche che, con il senno di poi, non lo avrebbe denunciato.

Ora si riparte. Un’altra porzione di vita privata offerta al ventilatore del processo pubblico che diffonde senza selezionare. Una parte di sé che diventa di tutti, o di chi la vuole ascoltare, per stabilire un principio e affermare eventuali responsabilità.

Colpevole o innocente dopo aver messo in fila frasi e situazioni che per l’accusa alla fine danno vita a un reato e che per il Tribunale di Pisa no.

La Procura ha fatto ricorso, così come la parte civile (ma per legge può farlo solo per le statuizioni civili) e anche lo stesso Buscemi, la cui difesa vuole un’assoluzione più ampia con l’ammissione di testi esclusi in primo grado e le centinaia di sms non ammessi in dibattimento.

Appuntamento a Firenze fissato ad aprile.

È probabile che basti una sola udienza per chiudere con una sentenza un caso che ha diviso e portato in piazza, nella metafora dell’aula di un Tribunale, picchi di romanticismo e sgradevolezze da dimenticare in un rapporto vissuto tra alti e bassi. Con un epilogo trasformato in querela per stalking accompagnato da una richiesta danni di mezzo milione di euro.

Se per il pm Buscemi si era mosso interpretando una dopo l’altra scene degne di un testo sullo stalking, il giudice Giovannelli aveva sottolineato nelle motivazioni «l’assenza (nella persona offesa, ndr) di un turbamento psichico e morale stante la continua ripresa positiva della storia da parte della persona offesa».

E ancora «la persona offesa non ha mai posto fine alla relazione sentimentale, riproponendosi, invece, all'imputato in qualità di valletta (per una tv locale, ndr) amante, donna bisognosa di aiuto economico, anche per la ristrutturazione della casa».

Gli stessi atti del giudizio di primo grado vengono ora offerti all’esame della Corte d’Appello. Per chiudere - la prescrizione è ormai imminente - una pagina privata diventata un processo simbolo.

Pietro Barghigiani

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