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SANITà IN TRIBUNALE

Tolto rene sano, quattro medici sott'accusa

I chirurghi si difendono: nessun errore, l'organo era comunque malato

PISA. Lui, il paziente, non lo ha saputo subito. Loro, i medici, sì. E per questo, secondo l'accusa, dopo aver capito di aver sbagliato hanno cercato di modificare la cartella clinica per non restare con il cerino in mano. Alla fine quel maneggio ha avuto l'effetto di collezionare un secondo reato: oltre alle lesioni colpose gravissime c'è anche il falso materiale. Sono quattro i chirurghi, tra cui il primario dell'unità operativa, per i quali il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di aver tolto un rene sano a un paziente della provincia di Avellino arrivato a Pisa per curarsi. I tre medici che operarono l'uomo sono accusati di falso e i lesioni colpose gravissime, mentre il primario solo di falso per aver firmato la cartella senza conoscerne il contenuto. Una responsabilità oggettiva quella del dirigente dell'Azienda ospedaliera, nonché docente universitario, sulla quale sono in corso riscontri da parte della Procura per capire se qualcun altro possa aver messo la firma al posto del primario in una sorta di prassi interna irregolare, ma dettata dalla consuetudine.

"Il rene asportato non era del tutto sano. Era compromesso da patologie pregresse e, comunque, toglierlo era necessario a causa dell'estensione della massa tumorale che aveva aggredito le ghiandole surrenali, quelle sì da rimuovere". È la difesa dei tre medici accusati di lesioni colpose gravissime. Un procedimento penale innescato dalla querela presentata da un pensionato di Avellino operato nel 2012 dal team di chirurgia del professor Paolo Miccoli dell'Azienda ospedaliera. Ai tre chirurghi - il professor Gabriele Materazzi, il dottor Massimo Conte e all'epoca lo specializzando Alexander Aghababyan, armeno, tutti difesi dall'avvocato Anna Francini - la Procura contesta anche il falso per aver modificato la cartella clinica del paziente, tutelato dall'avvocato Giuliano Giambartolomei. Stesso e unico reato imputato a Miccoli, la cui posizione risulta laterale rispetto al presunto errore sanitario in sala operatoria. Il docente, difeso dal professor Tullio Padovani e dall'avvocato Francesco Marenghi, ha disconosciuto la sua firma sulla cartella clinica sostenendo di essere stato all'oscuro di tutto. Qualcun altro, da individuare, avrebbe quindi scritto il suo nome sul documento poi cambiato a posteriori. Per la difesa più che "corretti" per nascondere l'errore, gli atti sarebbero stati integrati con l'esito delle analisi sugli organi asportati. Dopo una prima udienza davanti al gip Giuseppe Laghezza durante la quale sono stati sentiti due imputati con Conte che ha sottolineato l'utilità dell'asportazione del rene sano, ma "aggredito" dal surrene colpito da tumore, il giudice ha rinviato a un'altra data la discussione sul rinvio a giudizio. In sala operatoria erano presenti Materazzi e Conte con lo specializzando Aghababyan nel ruolo di "osservatore". Il paziente era entrato per farsi togliere le ghiandole surrenali del rene destro. È uscito senza l'organo

con la giustificazione formalizzata di fronte al gip dal dottor Conte che l'asportazione del rene si sarebbe rivelata migliorativa per la salute del paziente. In parallelo al fronte penale è quasi in chiusura la causa civile avviata dal pensionato campano contro l'Azienda ospedaliera.

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