Quotidiani locali

errori in sala operatoria

Garza dimenticata in pancia per 24 anni

Il rotolo di cotone lasciato nel 1978 e rimosso nel 2002. Il paziente risarcito: «Una negligenza che ho pagato duramente»

PISA. Un "inquilino" capace di occupare in modo abusivo un corpo umano. Lo ha fatto per 24 anni. Quando si è fatto sentire, chi lo ospitava è dovuto correre in ospedale per farsi operare. Poi, al quinto intervento, c'è stato un chirurgo che ha sfrattato con il bisturi quell'ospite indesiderato. L'inquilino in realtà va declinato al femminile. È una garza dimenticata nell'addome di un bimbo che all'epoca dell'errore in sala operatoria aveva 7 anni. Quel rotolo di cotone nel corso degli anni si è spostato nel ventre del bambino poi diventato adolescente e adulto sempre accompagnato dalla presenza di un corpo estraneo dalla convivenza inconsapevole. Alla fine solo nel 2002 c'è stato un medico in grado di vedere e rimediare alla negligenza dei colleghi.

Una storia esemplare di malasanità non solo nei comportamenti, ma anche nei tempi. A subirne le conseguenze è stato un noto esponente politico, Alberto Bozzi, 45 anni, già consigliere comunale del PdCI dal 2003 al 2008 e poi responsabile cittadino di Sel. Se si potesse raccontare per immagini un calvario, la biografia di Bozzi sarebbe una sintesi perfetta. La dimenticanza nel 1978, l'operazione riparatrice nel 2002. E poi la causa legale che, dopo 14 anni, arriva ora alla sentenza di primo grado. Il dolore che diventa materia per consulenti tecnici. Le responsabilità da accertare, il danno da calcolare che si traduce in sentenza. È quella pronunciata dal giudice Milena Balsamo del Tribunale Civile che riconosce a Bozzi un risarcimento di 159mila euro (16 per cento di invalidità permanente) con l'aggiunta degli interessi legali da calcolare a partire dal 1978. A essere condannata è la gestione liquidatoria dell'ex Asl 12 che all'epoca dei fatti aveva in carico la responsabilità dell'ospedale Santa Chiara.

Bozzi ha voluto condividere l'esito della causa civile su Facebook. In centinaia gli hanno mostrato una vicinanza sincera, di quelle che nascono dall'amicizia nei confronti di chi combatte per vedersi riconosciuto il diritto a una giustizia giusta. Per il giudice è evidente «la responsabilità professionale sanitaria discendente da un comportamento negligente anche grave da parte dell'équipe chirurgica» e che «il mancato rinvenimento della garza integra una condotta altrettanto negligente e idonea a imputare il danno subito anche agli interventi successivi fino all'ultimo del 2002».

Alberto Bozzi mette in fila gli ingressi in sala operatoria come tappe di una personale Via Crucis fatta di ricoveri, anestesie, bisturi e dolori addominali da piegarsi in due. «Tutto nasce da un'appendicite - spiega -. Era il 1978. Mi operano al Santa Chiara. Dopo una quarantina di giorni mi sento male di nuovo. Secondo intervento. È in quell'occasione che la garza viene dimenticata. Mi tolgono 50 cm di intestino e per sistemarmi vengono sottoposto a un intervento di anastomosi». E siamo a tre operazioni. Bozzi cresce e la garza resta al suo posto. Quel batuffolo di cotone, all'apparenza innocuo ma che in un corpo può provocare infezioni, in silenzio fa i suoi danni. «Non stavo bene e nessuno riusciva a capirne il motivo - prosegue -. Mi operano ancora nel 1993 e poi nel 2002. Sempre dopo ricoveri d'urgenza. Poi ho scoperto che anche quando facevano le radiografie la garza non veniva vista perché era priva del filo radiopaco. Era invisibile ai raggi X». Quando nell'ultima tappa del calvario, siamo al 2002, l'ennesimo malore spinge Bozzi a presentarsi in ospedale, il chirurgo apre l'addome e trova nella fossa iliaca un granuloma impastato alla garza.

«Aveva un diametro di 5 cm e per me, e anche il giudice, si era formato a causa del rotolo di cotone dimenticato» chiosa l'ex consigliere comunale. «Dopo 14 anni di causa e a 38 anni dall'errore che mi ha cambiato l'esistenza, non posso che avvertire un profondo senso di sollievo: il mio dovere nei confronti di quel bambino che ero e che da allora non fu più lo stesso l'ho compiuto - aggiunge -. Ho tentato di fare del mio meglio senza risparmiarmi: adesso può smettere di torturare i miei sonni e i miei giorni». La sentenza è un punto fermo nella battaglia di Alberto contro un destino in cui la mano distratta dell'uomo ha influito senza possibilità di appello. «Ora sto bene - conclude - anche se le privazioni sono state tante. E mi dispiace per quanto hanno sofferto i miei genitori. Di sicuro ora me la passo meglio di come ho passato tutti questi anni. Questa storia mi ha tolto tanto, ma soprattutto la spensieratezza.

Posso dire di non essere mai stato giovane. Durante i frequenti ricoveri tanti miei vicini di letto sono morti. Quando a 7 anni ti capita una cosa del genere maturi un rapporto con la morte a un'età in cui dovresti pensare ad altro». Per questa "lesione" dell'anima non ci sono risarcimenti.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Pisa Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics