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Cannabis contro il dolore, tra speranze e polemiche

Bonuccelli (Aoup): «Non esistono prove scientifiche certe sull’efficacia per la Sla» Poli (Sirca): le leggi sono appropriate, ma ora occorrono studi più mirati

PISA. Dopo le speranze e le recenti polemiche, si riapre il dibattito sulla cannabis. No alla Sla, sì al dolore. Ubaldo Bonuccelli e Paolo Poli fanno il punto della situazione. È necessaria una sperimentazione con altri Paesi.

Per ora non esistono prove scientifiche certe che la cura con la cannabis possa dare effetti efficaci sulla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Ubaldo Bonuccelli, direttore dell’unità operativa di Neurologia all’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, mette fine almeno per il momento alle notizie recenti che parlavano di risultati confortanti sugli animali da laboratorio, circa il rallentamento del decorso clinico. Lo stesso dicasi per alcune forme d’epilessia e malattie infiammatorie. Sicuramente valida nel dolore nelle sue varie forme e nella spasticità con o senza dolore. Altre indicazioni abbastanza provate sono la nausea-vomito da chemioterapia, la stimolazione dell’appetito, il glaucoma e i tic nella sindrome di Gilles de la Tourette.

«Il confine fra uso terapeutico ed uso ricreazionale – precisa ancora Bonuccelli – deve essere ben chiaro e l’impiego in patologie per cui non esistono prove di efficacia deve essere scoraggiato. Il caso di questi giorni avvenuto in Francia con un decesso e gravi lesioni in altri soggetti riguarda peraltro un farmaco sperimentale in fase 1 capace di interagire con gli endocannabinoidi: se venisse confermato che non c’è stata contaminazione del preparato sperimentale, questo evento dovrebbe richiamare ad un uso prudente della cannabis riservato a quelle indicazioni per cui esiste prova di efficacia e di sicurezza per il paziente».

Dunque, sì alla cura del dolore. Ma anche qui è polemica, in quanto associazioni di malati ne criticano lo scarso impiego.

Così risponde Paolo Poli, presidente Sirca (Società Italiana Ricerca Cannabis) e docente di Terapia del Dolore all’Università di Pisa.

«È vero che l'uso della cannabis è ancora molto limitato, perché non ci sono ancora evidenze scientifiche tali da spingere e convincere i medici a prescriverla. In maniera del tutto inappropriata le associazioni riportano casistica di studi eseguiti con cannabis generiche, ma sappiamo bene che ne esistono oltre 350 specie diverse con percentuali di principi attivi differenti ed addirittura sconosciuti. Pertanto questi studi non hanno validità scientifica. È quindi anche comprensibile che molti medici non si assumano la responsabilità di prescrivere la cannabis off label, ossia al di fuori delle poche indicazioni certe e certificate. Personalmente il mio studio osservazionale sta procedendo molto bene e sta rafforzando le indicazioni generalmente conosciute, ma dobbiamo passare ad uno studio a doppio cieco per avere validità scientifica. È l'ora di finirla con gli spot pubblicitari. È mandatorio studiare e sperimentare, anche in accordo con medici di altre

nazioni, per dimostrare la validità della terapia con cannabinoidi (riconosciuti ) nelle varie patologie. Poi smettiamo di lamentarci. Del resto, l'Italia con l’Olanda e il Canada hanno la migliore legislazione al mondo in fatto di cannabis».

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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