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la protesta

Università, 300 prof sulle barricate

Boicottano le valutazioni del Miur contro il blocco degli stipendi

PISA. Non ha funzionato lo spettro di sanzioni personali, dei finanziamenti sottratti a chi avesse aderito alla protesta. E per ora non hanno funzionato neppure gli appelli e i distinguo. Perché la contestazione è montata e adesso rischia di mettere in crisi le casse dell’ateneo. «Finché il governo non ci paga gli scatti di anzianità non ci facciamo valutare dal ministero, anche a prezzo di farne pagare le spese all’università e ai nostri dipartimenti». Finora ricercatori, professori associati e ordinari delle università italiane erano scesi in piazza, avevano perfino fermato la didattica pur di ottenere lo sblocco degli stipendi congelati dall’era Tremonti.

Da settembre le mailing list si sono riempite di messaggi che invitano a una nuova forma di mobilitazione. Decine e decine di prof sono pronte a «boicottare» la Vqr, la Valutazione della qualità della ricerca, il grande processo di monitoraggio con cui il ministero dell’Istruzione - attraverso l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca - dà le pagelle agli atenei e poi distribuisce i finanziamenti. Quella degli universitari è l’unica categoria di statali a cui si applichi ancora il blocco degli stipendi. Dopo la battaglia andata in scena ad ottobre con il rettore Massimo Augello, molti docenti dell’Università di Pisa stanno tornando alla carica. Augello, che definì «legittima la mobilitazione ma autolesionista», portò in senato accademico un delibera che avrebbe penalizzato direttamente i docenti che si fossero astenuti dalla Vqr, ma poi non è mai stata resa operativa e ratificata dal Cda. Scadevano oggi però i termini fissati dall’ateneo per completare l’ultimo passaggio della procedura di accreditamento. Ogni prof avrebbe dovuto caricare sul portale ministeriale una selezione di due dei propri migliori lavori (studi e pubblicazioni) da sottoporre alla commissione dell’Anvur. Secondo i calcoli dei promotori pisani della protesta, sono almeno 250-300 i docenti ad aver boicottato la Vqr. Anche se i tempi in realtà non sono ancora scaduti: il Miur ha fissato la dead line al 29 febbraio. Nel frattempo anche la Crui (la Conferenza italiana dei rettori) ha mostrato di voler fare un passo verso le rivendicazioni dei docenti chiedendo al Miur una proroga. Non solo. La mobilitazione è diventata un tema per la campagna elettorale dei candidati rettore. I prof pisani hanno chiesto loro di prendere posizione. Giuseppe Iannaccone ha dichiarato la sua piena adesione. «Una questione di rispetto», ha detto i l prof di Ingegneria dell’Informazione, uno dei migliori dipartimenti italiani, che eppure è riuscito a coagulare sul boicottaggio 67 dei 79 docenti. Per il sì anche Mauro Tulli di Filologia, letteratura e linguistica,

dove i firmatari sono una cinquantina. E un documento di solidarietà è arrivato da Ingegneria Civile, diretto da Donato Aquaro, ultimo candidato sceso in campo. Condivide «appieno» le motivazioni l’informatico Paolo Mancarella, ma invita a «non strumentalizzare».

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