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Market etnici e kebab, le regole in Toscana per salvare l'identità dei centri storici

Non solo Firenze. Il regolamento voluto dal sindaco Dario Nardella sarebbe invocato anche a Pisa, dove però l'area Unesco coincide solo con piazza dei Miracoli. Lucca si era mossa già nel 2009. A Pistoia, vincoli su piazza della Sala. Ma non tutte le nostre città sono coinvolte dal tema

FIRENZE. Sono oltre duecento i negozi del centro storico di Firenze che finiscono "fuori legge" dopo l'approvazione in Consiglio comunale del cosiddetto "regolamento Unesco" che impone regole molto più stringenti a minimarket etnici e kebabbari, locali che vendono soprattutto alcolici anche a notte fonda. Attività  che il sindaco Dario Nardella definisce "di bassa qualità". L'obiettivo, certamente, è la difesa dell'aspetto storico del centro ma anche la lotta all'alcol selvaggio. Il regolamento non si applica solo alle nuove attività ma anche a quelle che già esistono e che dovranno adeguarsi entro tre anni dall'entrata in vigore.

Le regole che valgono all'interno dell'area Unesco (dentro i viali):

NORME ANTI ALCOL

  • Tutti i minimarket devono avere almeno 40 metri quadrati più un bagno per disabili. Deroghe per le attività storiche.
  • Divieto di vendita di alcol da asporto dalle 21 alle 6.
  • Pub e ristoranti dovranno cessare la somministrazione di alcolici alle 2 alle 6.
  • Vietato promuovere la vendita e il consumo di alcolici con promozioni o esposizione in vetrina.

NORME PER IL DECORO

  • Entro tre mesi devono essere rimosse le insegne a led e neon. Restano solo le insegne autorizzate.
  • Per le attività che vendono alcolici, viene istituito l'obbligo di commerciare almeno cinque delle seguenti tipologie di merci: prodotti da forno, frutta, verdura, gastronomia, latte e derivati, carne e pesce.
  • Vietate nuove aperture di money change, phone center, internet point, money transfer e compro oro.
  • Vietati slot machine e video poker all’interno delle nuove attività.
  • Divieti speciali sulle nuove attività sul Ponte Vecchio e in via Tornabuoni.
  • Tutelati gli esercizi riconosciuti come storici. No ai locali di solo pizza, fast food e self service.
  • Dehor chiusi dopo le 23.
  • I locali dovranno farsi carico della pulizia esterna e del rispetto della quiete pubblica.

SANZIONI

  • Chi viola le norme sarà punito con multe da 500 a 5mila euro.
  • In caso di recidiva, scatta la sospensione dell'attività da 5 a 20 giorni.


COSI NELLE ALTRE CITTA' TOSCANE

Piazza delle Vettovaglie, Pisa
Piazza delle Vettovaglie, Pisa

REGOLAMENTO MIRAGGIO A PISA: L'AREA UNESCO COPRE SOLO PIAZZA DEI MIRACOLI
Minimarket e kebab sono considerati i “benzinai” della movida pisana, e si concentrano perlopiù sull’asse turistico che dalla stazione conduce fino a Piazza dei Cavalieri. Si stima che nell’area del centro storico siano almeno una sessantina. Ce ne sono almeno una decina nello spazio di poche centinaia di metri fra il lungarno Mediceo e Piazza delle Vettovaglie. Tutti con le stesse caratteristiche: di “market” non hanno quasi niente. I locali, di pochissimi metri quadrati, sono invasi di bottiglie di vino, birra e alcolici e vengono presi d’assalto dai giovani nelle notti, soprattutto nel week end. L’amministrazione di Marco Filippeschi, con un ordinanza ad hoc, impone ormai da quasi tre anni lo stop alla nascita di nuovi esercizi commerciali nel centro storico. Ma anche se volesse, Pisa in questo momento difficilmente potrebbe attuare un piano come quello varato a Firenze da Dario Nardella. Il sindaco renziano lo ha innestato sulla salvaguardia dell’area Unesco. «Il divieto di apertura (valido anche per chi è già in attività) per minimarket, kebab, compro-oro, money transfer e negozi di bassa qualità – dice l’assessore fiorentino Giovanni Bettarini - è stato introdotto facendo leva sull’articolo 9 della Costituzione e sulla base di un’interpretazione del Codice dei beni culturali, e proprio la classificazione di patrimonio dell’umanità è un elemento chiave per avvalorare la necessità della tutela dei caratteri storici e culturali della città».

E mentre il sito Unesco fiorentino si allarga fino alla cerchia dei viali, quello pisano è circoscritto alla Piazza dei Miracoli. Proprio per chiederne l’estensione, a gennaio scorso l’amministrazione di Marco Filippeschi aveva annunciato una revisione del piano di gestione del piano di gestione del sito protetto, ma finora non se ne è avuto notizia. Fuori da quel perimetro, le liberalizzazioni di Bersani e Monti rischierebbero di diventare puntelli normativi insuperabili di fronte ad un eventuale ricorso al Tar. Altra questione, invece, per le ordinanze anti alcol, che impedivano la vendita da asporto dopo le 22. Pisa ne attende il rinnovo da quest’estate.

Lucca, piazza Anfiteatro
Lucca, piazza Anfiteatro

LUCCA SI ERA MOSSA PER TEMPO: L'ORDINANZA GIA' NEL 2009
Nel dare lo stop al proliferare di kebab e altri esercizi etnici di somministrazione di cibi e bevande nel centro storico, Lucca ha stabilito un suo primato. Era il 2009 quando l’allora amministrazione comunale inserì nel regolamento degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande un articolo (il numero 9) in cui praticamente rendeva impossibile l’apertura di un esercizio di somministrazione etnico nel salotto buono della città, il centro storico inteso non solo come il “quadrilatero romano” ma come l’estensione della città vecchia delimitata dalle Mura urbane. Articolo sempre in vigore: infatti i kebab erano quattro nel 2009 e tanti rimangono a tutt’oggi.

Lo spirito era (ed è) chiaro: preservare la tipicità del centro storico e favorire anche gli esercizi di ristorazione di estrazione locale. Nel 2010 però l’articolo 9 del regolamento lucchese fu contestato dall’Unione Europea, che lo giudicò discriminatorio. Fu così che il Comune partorì una versione “attenuata” dell’articolo, quella ancora in vigore, ovvero: "Nel centro storico cittadino non possono essere avviate attività incompatibili con l’esigenza di tutelarne le tradizionali caratteristiche culturali e ambientali". In realtà, a parte i quattro kebab, nel centro storico non esistono minimarket etnici o esercizi similari.

Montecatini: la zona del Kursaal in...
Montecatini: la zona del Kursaal in una foto d'archivio

A MONTECATINI IL KEBAB È DI CASA
Montecatini è una città turistica e con alta densità di residenti stranieri (quasi il 20%) oltre che di antica immigrazione (almeno dagli anni ’80). Si tratta sostanzialmente di negozi gestiti da stranieri che vendono  - oltre ad acqua, bibite e birre - soprattutto prodotti alimentari etnici destinati al consumo di centro americani, africani e asiatici (ma anche di molti italiani). Ci sono però anche esercizi gestiti da italiani (soprattutto rosticcerie) che si sono specializzati appunto nella vendita di questo tipo di prodotti.

Negli ultimi anni sono stati aperti anche negozi specializzati nella vendita di specialità gastronomiche dell’Est Europa (soprattutto della Romania, Russia e Ucraina). I minimarket sono aperti sia nelle strade a ridosso del centro che nella cosiddetta Zona Sud, quartiere preferito dai residenti di origine straniera. Non risultano invece negozi simili a Montecatini Alto, per il fatto che la zona è essenzialmente turistica e non densamente popolata.

PRATO: KEBAB VIETATI SULL'AREA PEDONALE
Le zone dove ci sono attualmente i minimarket sono: via Tintori, Canto alle Tre Gore, Santa Margherita, via Pier Cironi e San Giorgio. Esiste già un regolamento varato dalla giunta Cenni che vieta nell'area pedonale l'apertura di "attività artigianali di cottura alimenti quali kebab" in nome del decoro.

Pistoia, piazza della Sala
Pistoia, piazza della Sala

NIENTE MINIMARKET (E DIVIETI) A PISTOIA E A EMPOLI
A Empoli e a Pistoia il fenomeno dei minimarket è praticamente inesistente e anche i kebabbari dentro le mura sono assai pochi. A Pistoia esistono però regole per tutelare l'identità storica di piazza della Sala.

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