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Acqua, per i pisani è la più salata d’Italia

Federconsumatori: bolletta alta e la rete è un colabrodo. L'authority toscana: "Qui si investe il doppio delle altre regioni, ma scontiamo i ritardi e gli sprechi dei Comuni" 

PISA. La più cara della Toscana. Anzi d’Italia. Davvero un oro blu: quasi 442 euro annui per una famiglia con tre persone e un consumo medio di 150 metri cubi. La bolletta più alta fra tutte le città capoluogo di provincia, il doppio (o quasi) di Verona (215), Roma (231), Brescia (229) e comunque ben più consistente di zone in cui tradizionalmente i servizi pubblici garantiscono livelli simili come Perugia (294), Ferrara (374), Milano (106,24), quella che detiene il record positivo. Insomma, nessuno ha l’acqua più salata di noi. Nonostante l’Arno e il Serchio siano fonti di approvvigionamento a due passi, nonostante Acque spa sia una delle prime società nate sotto la spinta della legge Galli del 1994 con cui lo Stato avviò il processo di modernizzazione del servizio idrico con lo scopo di renderlo più efficiente.

È il dato che emerge dall’ultima indagine nazionale del Creef di Federconsumatori. Secondo la ricerca, a Pisa e in tutta l’area gestita da Acque spa l’aumento medio, però, si è attestato sul 7%, poco lontano dal + 6,4% di rialzo medio italiano. Ma in media gli italiani pagano molto meno, 276 euro annui. Un segnale preciso: da noi l’acqua è cara e lo è da molto tempo. «La Toscana è una delle regioni ad aver operato per prima la riforma del proprio servizio idrico - dice Mauro Zanini, vicepresidente di Federconsumatori e responsabile del centro ricerche economiche - ma questo non significa che le privatizzazioni significhino automaticamente tariffe più salate. L’applicazione della legge Galli mirava ad una gestione integrata ed imponeva che i costi del servizio fossero coperti dalla tariffa». In pratica, da molto più tempo che in altre regioni le aziende dell’acqua si reggono sulle proprie gambe senza confidare nelle iniezioni di liquidità dei Comuni.

«Da noi tutti i gestori - spiega Alessandro Mazzei, direttore dell’Autorità idrica toscana - investono il 40 per cento dei propri fatturati per realizzare opere e fare manutenzione. Per Acque spa si arriva addirittura al 50%, mentre in media in Italia si aggira intorno al 20%».

Così in Toscana si spendono in lavori per gli acquedotti 38 euro ad abitante, mentre la media in Italia è di soli 27 euro. Così, se è vero che l’acqua non costa molto a Milano, è anche vero che i milanesi dovranno pagare una sanzione milionaria per il mancato adeguamento delle fognature e della depurazione imposto dalle norme Ue. Acque spa su questo fronte invece riverserà buona parte dei 40 milioni di euro preventivati per il 2016.

«Ma se è così - chiede Zanini - perché resta comunque una regione con una delle reti idriche colabrodo, con un tasso di dispersione del 38%, pari alla media nazionale, mentre Emilia e Lombardia sono ad appena il 28% di perdite?».

Per Mazzei non ci sono dubbi. «La Toscana è virtuosa ma purtroppo da poco - dice il direttore dell’Ait - La legge Galli da noi è stata attuata dal 2002 in poi, prima di quella data i Comuni toscani, e in particolare dall’87, hanno smesso di investire in manutenzione e rinnovamento degli acquedotti, versando appena 9 euro ad abitante. Così adesso fatichiamo a recuperare terreno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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