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I robot come educatori 400 docenti interessati

La “robotica educativa" messa a punto dai Laboratori della Scuola San’Anna sta per invadere le classi dei nostri figli: arriverà in 150 scuole toscane

PISA. La scuola superiore Sant’Anna porta i robot nelle scuole toscane grazie all’accordo tra il suo Istituto di BioRobotica, l’Università di Firenze, la Regione e del Miur. I robot diventano così materia di studio e strumenti d’apprendimento in 150 scuole sparse in Toscana. Il 30% delle scuole del territorio, dalle elementari alle superiori, sarà “robotizzata”.

«Abbiamo già sperimentato il robot alle scuole materne negli anni passati – ha detto il professor Paolo Dario direttore dell’Istituto di BioRobotica del sant’Anna – e la Stella Maris ha fatto valutazioni neuro scientifiche sull’impatto dell’uso dei robot a scopi didattici con i bambini». Alle scuole materne è stato utilizzato il Bee-Bot, un robot a forma di ape che i piccoli potevano comandare attraverso una tastiera posta sulla schiena. In questa fase del progetto di introduzione della robotica nelle scuole, università e Regione hanno deciso invece di puntare sugli studenti più grandi, a cui verranno affidati l’automobilina Robot e il Lego Mindstorms.

«Il Lego Mindstorms – ha spiegato Pericle Salvini del Sant’Anna – ha sensori, motori, schede di programmazione e un ambiente di programmazione grafico con cui i ragazzi possono cimentarsi. Gli studenti delle medie – ha aggiunto il ricercatore – sono già in grado di programmare, con il linguaggio informatico appropriato, un robot. Gli alunni delle scuole potranno interagire con i robot e insegnare ad esempio all’automobile, impostando loro stessi il programma necessario, a evitare gli ostacoli che potrà trovare sulla sua strada».

Mentre le nuove generazioni sono sempre più tecnologiche e per i genitori che hanno frequentato le scuole “tradizionali” diventa sempre più complicato poterli aiutare a fare i compiti, anche i docenti sono chiamati ad aggiornarsi per poter guidare i propri alunni nel mondo della robotica e ciò è necessario «Oggi che, ad esempio, i droni sono talmente diffusi da poter essere acquistati per una trentina di euro al supermercato» ha detto Dario.

Così al Sant’Anna in questi giorni si stanno formando, con un corso di 32 ore a loro dedicato, i 400 docenti delle scuole toscane che hanno deciso di usare i robot. Anche i ricercatori del gruppo del professor Antonio Calvani del Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze formano i docenti, concentrandosi però sugli ambiti pedagogici per aiutare i ricercatori del sant’Anna a “misurarae i criteri di qualità da introdurre nelle metodologie didattiche coinvolte dalla robotica educativa e validare il metodo di insegnamento delle materie tradizionali con la robotica educativa. Durante l’anno i professori saranno affiancati dagli esperti, volontari, del sant’Anna con un periodo di tutoraggio prima di lavorare in totale autonomia.

«La robotica educativa – ha detto ancora il professor Dario – non si applica solo per le materie scientifiche ma può trovare applicazione in tutte le discipline, comprese letteratura e lingue. Già alla fine del mese i professori potranno rendersi conto dell’utilità e dell’ampiezza di applicazioni della robotica in classe. I robot – secondo il professor Dario – danno manualità all’informatica, la completano dandole dinamicità». Monica Barni assessore regionale alla Ricerca e Università e Claudio Bracaloni vice direttore dell’Ufficio scolastico regionale che hanno partecipato

all’inaugurazione del corso di robotica educativa per gli insegnanti al Sant’Anna, considerano l’iniziativa dell’uso dei robot a scuola, come parte della creazione di un ponte, un modo per avvicinare le scuole con i centri di ricerca, le università e le aziende.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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